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Aumentano i giovani che vivono in strada

Fondazione Abbé Pierre e Feantsa (Federazione europea degli organismi che lavorano con persone senza dimora) lanciano l’allarme: se l’Unione europea e gli stati Ue non introdurranno rapidamente politiche di prevenzione mirate, molti giovani indigenti si ritroveranno presto senza dimora.

di Paolo Riva

Wafa è una giovane mamma e vive con la figlia neonata Nour in un centro d’accoglienza di Bruxelles. È qui da nove mesi e dice che vedere crescere sua figlia così «non è affatto facile». Alla Rtbf, la tv pubblica belga, non spiega perché si è ritrovata senza casa, ma la sua esperienza, che arriva dalla capitale d’Europa, la vivono anche tanti altri giovani in molte parti del continente. E il coronavirus potrebbe far peggiorare ulteriormente la situazione. A lanciare l’allarme lo scorso maggio è stato il rapporto annuale sull’esclusione abitativa di Fondazione Abbé Pierre e Feantsa (Federazione europea degli organismi che lavorano con persone senza dimora). Secondo i due enti, “se l’Unione europea e gli stati Ue non introdurranno rapidamente politiche di prevenzione mirate, molti giovani indigenti si ritroveranno senza dimora”. Il punto è che, già prima della pandemia, i giovani europei erano “particolarmente colpiti dalla povertà e dalla disfunzionalità strutturale dei mercati immobiliari”. Nel 2019, il 23 per cento dei 15-29enni viveva in condizioni di sovraffollamento e, in alcune grandi città, l’affitto medio di un bilocale è più alto del reddito medio di una persona tra i 18 e i 24 anni: Londra, Lisbona, Parigi, Amsterdam, Barcellona ed Helsinki. Le conseguenze del Covid-19, quindi, hanno acuito problemi già esistenti. In Francia, dall’inizio della pandemia, il 20 per cento dei giovani tra i 18 e i 24 anni ha dovuto ricorrere all’aiuto alimentare mentre nel Regno Unito un giovane dipendente su tre ha perso il lavoro. E l’Italia? Nel nostro Paese, secondo l’ultimo rapporto Caritas, lo scorso anno è aumentata la quota di giovani (18-34 anni) tra coloro che si sono rivolti ai centri d’ascolto per chiedere aiuto, passando dal 20 al 23 per cento del totale. Un dato negativo, ma meno eclatante di quelli di altri Paesi. Tutto bene, quindi? Non proprio.


Italiani a casa con i genitori

Italiani a casa con i genitori «L’Italia è il Paese in Europa col più alto numero di giovani che vivono con i genitori. E poi, quando questi giovani escono di casa, faticano ad acquistare un’abitazione o a trovare soluzioni in affitto», spiega Sarah Coupechoux, autrice del rapporto per la Fondazione Abbé Pierre. Nel 2019, il 95 per cento dei giovani italiani tra i 18 e i 24 anni era ancora a casa con mamma e papà. Il dato medio continentale era dell’ottanta per cento, mentre quello danese, il più basso, del 36. Anche sul fronte povertà le cifre sono preoccupanti. Secondo le stime preliminari Istat, le persone a rischio povertà nella fascia 18-34 anni sono cresciute, toccando nel 2020 l’undici per cento. Messe in questo quadro, storie come quella di Marco diventano meno sorprendenti. Questo venticinquenne, il cui nome è inventato ma l’esperienza vera, vive in auto, solo, sotto un ponte di una cittadina della provincia di Milano. Lavorava come operaio specializzato, ma la chiusura dell’azienda e dei problemi famigliari l’hanno spinto in queste condizioni, senza casa, da oltre un anno. E ora, a seguirlo, rimangono la Caritas di zona e alcuni amici. «Già l’indagine Istat del 2015 sulle persone senza dimora ci diceva che circa un quarto dei 50 mila homeless censiti in Italia aveva tra i 18 e i 34 anni», racconta Caterina Cortese, dell’Osservatorio fio.PSD, la Federazione italiana organismi per le persone senza dimora. «Oggi, considerando i riscontri dei nostri soci, possiamo stimare un aumento del 10 per cento dei giovani che chiedono aiuti materiali o accoglienza. Si tratta di giovani Lgbt, giovani con percorsi di affido non positivi, minori stranieri non accompagnati o neomaggiorenni in difficoltà, giovani con problemi di dipendenze…”, aggiunge Cortese. Il dato è confermato dall’esperienza diretta, sul campo. Peppe Monetti, responsabile dell’area Accoglienza della Casa della Carità di Milano, dice di aver visto crescere il numero di giovani che vivono per strada. «Da un lato, ho notato più ragazzi italiani, senza genitori, con rapporti difficili o famiglie che non riescono più ad aiutarli. Dall’altro, molti stranieri irregolari che, prima della pandemia, avevano lavori sommersi, soprattutto nella ristorazione».


Più sussidi per la casa

Per evitare che casi come quelli di Ibrahim si ripetano, Fondazione Abbé Pierre e Feansta raccomandano alle istituzioni di controllare gli affitti, creare strumenti universali di garanzia che facilitino l’accesso al mercato immobiliare, fornire sussidi per la casa e garantire un’offerta sufficiente di alloggi sociali o a prezzi accessibili. I programmi di ripresa sostenuti dall’Unione Europea che tutti i Governi europei stanno predisponendo, saranno cruciali. In quello italiano, da oltre 200 miliardi, ne vengono stanziati nove alla voce “Rigenerazione urbana e housing sociale”. Inoltre, il Governo guidato da Mario Draghi ha annunciato una misura per permettere agli under 35 di aprire un mutuo in un istituto bancario senza alcun anticipo, perché a fare da garante ci penserà lo Stato. Basterà?

 
 

 

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