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Briciole: apre la gastronomia di quartiere

La campagna di crowdfunding ha avuto un grande successo: in poco più di un mese e mezzo sono stati raccolti 3.605 euro. Elena poi, in quanto donna percettrice di reddito di cittadinanza, ha potuto accedere al fondo per l’imprenditorialità stanziato da Invitalia, che equivale a 50 mila euro a tasso zero ed è garantito dallo Stato.

di Aldo Benassi

Dal ristorante stellato al negozio di prossimità a Centocelle. Elena Fotia ed Emanuel Casati hanno poco più di trent’anni e si sono specializzati alla scuola del Gambero Rosso, lei come pasticciera e lui come cuoco. Tra il 2014 e il 2019 hanno avuto diverse esperienze lavorative in Italia e all’estero – come nel ristorante stellato Open Colonna di Roma – prima di rientrare definitivamente nella Capitale a pochi mesi dall’inizio dell’emergenza sanitaria. Lei era stata assunta con un contratto precario in un hotel del centro storico; lui lavorava alla Locanda dei Girasoli – nel quartiere Quadraro – un progetto di inclusione professionale per persone con sindrome di Down. Con l’entrata in vigore delle restrizioni, rimanere disoccupati è stato inevitabile. Tuttavia, l’impatto del Covid–19 su uno dei settori più floridi dell’economia italiana non riguarda solo l’occupazione, ma anche il modo di consumare un pasto preparato da altri. Elena ed Emanuel ne sono convinti, così oltre ad essere coniugi hanno deciso di diventare pure soci: a marzo hanno lanciato una campagna di crowdfunding sulla piattaforma GoFoundme per finanziare una parte di Briciole, un micro-forno e piccola gastronomia che aprirà nel rione di Centocelle entro la fine di settembre. Una delle abitudini che erediteremo da questa crisi, potrebbe essere quella di mangiare più spesso a casa un piatto che usualmente gusteremmo al ristorante. Per intercettare questa nuova domanda, i titolari di Briciole vogliono proporre del «Comfort food evitando contaminazioni gourmet. Un ritorno alla tradizione senza fronzoli», dice Elena. Per ora, i loro prodotti, pane, dolci e piatti salati come le polpette ar sugo, sono esposti nella vetrina virtuale della pagina Facebook Briciole – Microbakery e gastronomia di quartiere, frequentata da circa 500 clienti.


Quartiere che si rinnova

La scelta di Centocelle ha le sue ottime ragioni: «È una zona in cui sono in corso importanti trasformazioni che riguardano il contesto generazionale, socio-culturale e micro-urbanistico. Io ed Emanuel lo abbiamo reputato pronto a recepire soluzioni imprenditoriali non banali e intimamente innovative in un settore come il nostro». Il manifesto gastronomico di Briciole ha pochi punti e tutti molto chiari: «Noi sceglieremo sempre con la massima attenzione fornitori di materie prime che condividano la nostra etica, cercando di valorizzare le eccellenze locali –afferma Elena–. Puntiamo a diventare un punto di riferimento del quartiere mettendo al centro del nostro progetto, la parola “sociale”. Questo perché quando avremo la possibilità, non assumeremo professionisti come finti apprendisti, ma selezioneremo persone a cui trasmettere competenza e passione». La campagna di crowdfunding ha avuto un grande successo: in poco più di un mese e mezzo sono stati raccolti 3.605 euro dei 7.800 richiesti, che serviranno a versare il primo mese di affitto dei locali, un deposito cauzionale pari a tre mensilità e la quota spettante all’agenzia immobiliare. «Tutti i contributori entreranno a far parte del Briciole Fan Club e riceveranno una tessera nominativa che attribuirà vari benefici – spiega Elena –. Inoltre, il giorno dell’inaugurazione saranno invitati all’evento di apertura per ritirare un nostro regalo personalizzato». Ma la somma raccolta attraverso la rete non è l’unica forma di finanziamento utilizzata per avviare l’attività: «In quanto donna percettrice di reddito di cittadinanza, ho potuto accedere al fondo per l’autoimprenditorialità stanziato da Invitalia, che equivale a 50 mila euro a tasso zero ed è garantito dallo Stato». L’Agenzia nazionale per lo sviluppo riporta che il fondo, istituito nel 2000, ha finanziato 2.020 progetti attivando 2.6 miliardi di investimenti e creando 32.727 posti di lavoro. Iniziative come questa – in cui i giovani sono parte attiva di un processo e non categoria retorica – fanno ben sperare nelle capacità di ripresa del nostro Paese. Elena ed Emanuel hanno colto un’opportunità offerta dallo Stato e, allo stesso tempo, hanno saputo utilizzare i social e il crowdfunding per costruire fin da subito un rapporto di fiducia con la loro clientela. Tutto questo, coniugato con la sostenibilità e la cultura del buon cibo, ci parla di un’attività già proiettata nel futuro, ma ancorata alla genuinità delle tradizioni.

 
 

 

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