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Il racket dei passatori

I profughi siriani arrivano a Milano sapendo di poter trovare chi li può accompagnare a pagamento oltre frontiera

di Francesco Chiavarini

Dal 18 ottobre 2013 sono stati accolti a Milano 15 mila profughi siriani. In 11 mesi il flusso è stato continuo, con alcuni picchi, in corrispondenza degli sbarchi sulle coste del sud Italia. E non si prevede che finirà. Dopo pochi giorni dall’arrivo sui moli di Siracusa, Crotone, Reggio Calabria, Taranto, una folla di uomini in genere con donne e bambini al seguito occupa i gradoni di marmo della stazione centrale di Milano, costringendo il comune a cercare sempre nuovi posti per dare loro un’accoglienza dignitosa: sono già 10 le strutture attivate, affidate a enti non profit e finanziate grazie da una convenzione sottoscritta dalla Prefettura. Un’operazione costata fino ad ora allo Stato 2 milioni e 538 mila euro. I profughi non si fanno identificare dalle autorità, perché intendono proseguire il viaggio. Secondo i dati del Comune aggiornati al 9 luglio dei 13.178 siriani passati per i centri di accoglienza milanesie, solo 35 hanno deciso di chiedere asilo in Italia. Tutti gli altri se ne sono andati, in media dopo appena una settimana. Direzione Germania e paesi Scandinavi, dove contano di ritrovare parenti e amici e di approfittare dei generosi sussidi offerti da quei paesi ai rifugiati politici. I dati dimostrano dunque che Milano non è la destinazione dei migranti siriani in fuga dalla guerra, ma solo una tappa. Ma perché Milano e non un’altra città del Nord? Che cosa ha trasformato il capoluogo lombardo nel retro-porto delle città del Mezzogiorno? La posizione geografica centra. Ma fino ad un certo punto. Nel 2011, alla vigilia delle Primavere Arabe, prima dei libici arrivarono i tunisini. In quel caso la rotta era la Francia. Ed infatti i profughi si affollarono a Ventimiglia. Fino a quando però il presidente Sarkozy decise di ripristinare i controlli alle frontiera e cominciò a respingere quelli che cercavano di passare. Qualcosa di simile, a bene guardare, è accaduto anche questa volta. Nei primi mesi della cosiddetta Emergenza siriana, per un certo periodo di tempo, nell’occhio del ciclone non ci fu soltanto Milano, ma anche Bolzano. Poi le autorità austriache rafforzarono i controlli e la situazione si normalizzò.

A Milano tanti “passatori”
«La verità è che a Milano in questi mesi, approfittando dell’incapacità della politica nazionale ed europea di offrire un canale regolare a questi flussi migratori, ha potuto crescere e svilupparsi una rete di passatori, capaci di organizzare viaggi clandestini, attraverso l’Europa, e portare a destinazione le famiglie siriane che intendono ricongiungersi a parenti e amici in Germania, Svezia e Finlandia – spiega Oliviero Forti, responsabile migrazioni di Caritas Italiana». Sono i passatori la calamita che attira i siriani in fuga a Milano e che ha trasformato la città nell’ultima stazione di transito italiana, prima dell’ingresso nella ricca ed opulenta Europa. Dalle testimonianze confidenziali fatte dai profughi agli operatori dei centri di accoglienza si è anche riuscito a ricostruire il listino prezzi dei viaggi clandestini. Per una banale legge di mercato, poiché la domanda supera sempre l’offerta, i costi sono in continua ascesa. Oggi si può arrivare a pagare anche 1.500 euro solo per essere accompagnati in auto al di là della frontiera. Una volta passato il Brennero o il Sempione (in genere i valichi più frequentati), il gioco è fatto. Si può proseguire il viaggio anche in treno senza più accompagnatore. Se si viene fermati dalla polizia ferroviaria, poiché fino a quel momento non si è stati identificati, nessuno può rispedirti indietro e a quel punto si può chiedere asilo. I viaggi in genere hanno successo come dimostra l’aumento significativo delle richieste di asilo da parte dei siriani nei paesi di destinazione e il numero esiguo delle persone respinte che tornano in Italia. Quindi, benché i passaggi illegali siano costosi, c’è sempre chi è disposto a pagare. Non è chiaro, invece, se i passatori agiscano da soli o vi sia qualcuno che li gestisce; ma è facile immaginare che poiché l’affare è profittevole e la clientela non manca, le organizzazioni criminali ci abbiamo fatto più di un pensiero.

 

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