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Sale della comunità: non solo cinema

Una volta erano i cinema parrocchiali, vecchie sale dove la domenica pomeriggio si proiettavano film per ragazzi. Oggi sono le sale della comunità, 800 in tutta Italia, spesso unica occasione di cultura per intere province.

di Generoso Simeone

«È uno di quei casi in cui il percepito è molto differente dalla realtà. È luogo comune, infatti, ritenere che i cinema parrocchiali non esistano più e che, quelli rimasti, siano pochi e messi male. Niente di più sbagliato. Oggi i cinema parrocchiali si chiamano sale della comunità, ce ne sono più di 800 in tutta Italia e, ogni anno, ne riaprono mediamente dai 10 ai 15. «Viviamo una stagione florida – conferma don Adriano Bianchi, presidente dell’Associazione cattolica esercenti cinema (Acec) nazionale – perché, nonostante le difficoltà del mercato cinematografico, siamo presenti sul territorio e portiamo avanti la nostra mission culturale e pastorale. Questo successo è determinato dal legame con le comunità, un legame che ci permette di resistere e andare avanti». L’Acec è stata costituita nel 1949 raccogliendo l’eredità delle sale ricreative cattoliche nate agli inizi del Novecento. La storia di queste sale ha seguito la parabola del settore cinematografico. «Negli anni Sessanta – ricorda don Bianchi –le sale cattoliche erano 6 mila, su un totale di 12 mila sale cinematografiche. Da allora non è cambiato solo il mondo del cinema, ma tutta la società e il suo rapporto con la fruizione della cultura». Secondo il presidente di Acec sono tre i punti di forza che permettono alle sale della comunità di competere con i grandi multisala.


Un servizio al territorio

«Innanzitutto –spiega –il rapporto col territorio. Molti dei nostri cinema sono presenti lontano dai grandi centri abitati, in Comuni con meno di 10 mila abitanti. Spesso funzionano perché sono l’unico presidio culturale disponibile. Nelle grandi città, invece, le nostre sale sono collocate in periferia dove è più forte il bisogno di coesione e dove la nostra presenza genera aggregazione». Altro punto di forza sono i volontari. «Moltissime sale – prosegue don Adriano Bianchi –sono gestite da un folto gruppo di persone, anche 60 o 70. Gente che, con ruoli diversi, si impegna e dà valore all’esperienza delle sale della comunità. Dai più esperti, che hanno competenza di gestione, sino a chi stacca i biglietti o fa le pulizie, tutti si sentono coinvolti e protagonisti». Il terzo punto di forza riguarda l’offerta culturale. «La nostra proposta è molto legata alle famiglie, ai bambini, alle scuole, ai giovani. Ci rivolgiamo inoltre a un pubblico che ama l’approfondimento e spesso affianchiamo alle proiezioni anche conferenze e dibattiti non per riproporre un retaggio da cineforum anni Settanta, ma per offrire spunti di confronto e dibattito». Un tempo nei cinema parrocchiali vigeva la censura e si perseguivano finalità morali. «Oggi la censura non ha senso – commenta il presidente Acec – piuttosto lavoriamo per sviluppare una dimensione educativa e critica. La sala non è il luogo del filtro, ma del dialogo e della provocazione. La sfida è trovare prodotti culturali che aiutino a riflettere, argomentare, capire. Lo scorso anno abbiamo sviluppato il tema dell’Amoris laetitia, scegliendo film non solo cattolici, ma anche problematici perché la realtà è complessa. L’obiettivo era lavorare sulle domande e non sulle risposte, sviluppare capacità critica, innestare riflessioni che potessero magari sfociare in un percorso di fede».


Offerta diversificata

Le sale della comunità devono il loro rinnovato successo anche alla capacità di diversificare il prodotto offerto. «Siamo stati capaci di conservare la nostra tradizione e, al tempo stesso, di trasformarci e aggiornarci. Nel nostro circuito proponiamo anche molto teatro sia con spettacoli di qualità sia dando spazio a compagnie locali o parrocchiali. Laddove è possibile, sui nostri palchi si svolgono anche eventi musicali. E poi c’è la questione digitale: molte sale hanno investito e sono riuscite ad adeguare l’offerta cinematografica agli attuali standard qualitativi. Ciò ha inoltre consentito di proporre nei cinema anche eventi live, come concerti, o speciali come gli educational relativi alle visite ai musei più importanti del mondo».

 
 

 

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