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Radio Internazionale: per gli immigrati

Quando la Radio iniziò a trasmettere c’erano ancora tanti italiani che non parlavano il fiammingo pur essendo qui da anni. Per tutti loro sentire trasmettere una radio nella loro lingua è stato come rinascere. Oggi sono programmate trasmissioni in tante altre lingue, quelle delle comunità che si sono insediate a Genk nel frattempo.

di Paolo Riva

«Dopo la nascita della nostra radio, è stato il boom: ne sono venute molte altre. Radio Sardegna, Radio Etna, Radio Mediterraneo e così via… Ma, poi, siamo rimasti solo noi». Luciano Ercole è seduto nello studio da cui vanno in onda le trasmissioni di Radio Internazionale, nata oltre trent’anni fa. È l’unica emittente della città ad essere sopravvissuta al periodo delle radio libere, regolarizzandosi, crescendo e rinnovandosi. Lui, che nel 1982 è stato uno dei due fondatori, lo rivendica con orgoglio, in un italiano venato di termini fiamminghi. A dispetto dei nomi delle concorrenti, infatti, Radio Internazionale non trasmette da qualche assolato lido del sud Italia, ma dal profondo Belgio, dalla cittadina mineraria di Genk, nelle Fiandre orientali, a un’ora di auto da Bruxelles e a pochi chilometri dal confine con l’Olanda. Qui, attirati dall’abbondanza di posti di lavoro, gli italiani sono arrivati in forze, per decenni, soprattutto nel secondo dopoguerra. Molti sono diventati operai, come ha fatto Luciano. «Son partito dalla provincia di Agrigento nel 1975 e qui sono entrato subito nella fabbrica della Ford. Ci sono rimasto fino alla pensione: alla catena di montaggio si lavorava tanto, ma eravamo pagati bene». Molti altri, soprattutto quelli giunti alcuni anni prima, sono diventati minatori. Natalio Derosas, anche lui speaker di Radio Internazionale, è uno di quelli. «Vengo da Nuoro e vivo a Genk dal 1966. Mio fratello stava già qui e l’ho raggiunto – racconta –. Sono sceso in miniera per ventitré anni. Ormai ci ero affezionato, ero abituato al pericolo: andavo fino a 980 metri di profondità». Le miniere, con il cosiddetto patto uomo-carbone firmato nel 1946 da Roma e Bruxelles per scambiare manodopera italiana con carbone belga, son state la ragione della nascita della comunità italiana. Intorno ad esse, si sono sviluppate attività economiche, sociali, religiose e anche associativo-ricreative. A Genk, ancora oggi, sono attive le Acli, l’Anpi e tante associazioni regionali, come i Marchigiani nel Limburgo, i Veronesi nel Mondo o la Federazione dei Lucani in Belgio. Si stima che circa un terzo dei 65 mila abitanti abbia origine o cittadinanza italiana. Tra questi, c’è anche il cantante Rocco Granata, emigrato qui al seguito del padre minatore e diventato celebre in tutto il mondo per la canzone Marina, “una ragazza mora ma carina”.


Si trasmetteva in italiano

È in un contesto così che è nata Radio Internazionale. «Scegliemmo la frequenza 101 perché era una di quelle libere – racconta Luciano –. Ricordo che allora c’erano ancora tanti italiani che non parlavano il fiammingo pur essendo qui da anni. Per tutti loro, sentire trasmettere una radio nella loro lingua è stato come rinascere». Luciano non lo esplicita, ma è forse pensando a quell’emozione che la radio oggi ospita trasmissioni in tante altre lingue, tutte quelle delle principali comunità che si sono insediate a Genk nel frattempo. «Accanto alle trasmissioni in italiano e a quelle regionali, ne abbiamo pian piano inserite alcune in altre lingue straniere». Il lavoro, infatti, ha attirato molti immigrati e la città nel corso degli anni è diventata un composito melting pot, sia sottoterra che in superficie. «Ai miei tempi – dice Natalio parlando degli anni Sessanta e Settanta – sul lavoro c’era amicizia, anche se eravamo di tante nazionalità diverse. Ora è tutto cambiato». L’ex minatore tocca tante questioni. La prima, la più evidente, è che miniere e fabbriche oggi sono chiuse. Le prime sono state fermate tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta. La miniera dove lavorava Natalio, a Waterschei, è oggi il complesso culturale-commerciale C-Mine. «Ci vado poco. Mi viene nostalgia», confessa. Anche la Ford non produce più auto. Oggi il grande stabilimento dell’azienda statunitense aperto negli anni ’60 è uno sterminato spazio dismesso e triste. La sua chiusura è stata annunciata nel 2012, quando ancora aveva oltre quattro mila dipendenti, ed è avvenuta poco dopo. C’è poi il tema dell’integrazione. Col venire meno dell’occupazione, la vita degli ultimi arrivati è diventata più difficile e a soffrirne sono soprattutto le nazionalità di più recente immigrazione, come quella turca.


Più di 40 volontari

Radio Internazionale, però, anche in questo nuovo contesto, continua a trasmettere. E a tener fede al suo nome. «In totale – fa i conti Luciano – siamo una quarantina di volontari. Il nocciolo duro rimane l’italiano, ma ci sono anche speaker greci, marocchini, turchi, spagnoli e messicani». Tutti insieme, cinque anni fa, hanno ristrutturato gli studi dell’emittente, ospitati nei locali della missione cattolica italiana. «È stato il momento più bello di tutta la nostra storia».

 
 

 

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