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L’associazione “Cena dell’Amicizia”

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La strada è solitudine,
la Cena è amicizia

Carlo, finito ai margini, prigioniero dell’alcol. Dall’inferno è tornato. Come tanti. Grazie all’associazione fondata da Ermanno Azzali 45 anni fa

di Sandra Tognarini

«Ero molto innamorato di mia moglie. Mi piaceva soprattutto guardarla mentre dormiva. Sarei rimasto così, a guardarla, in silenzio, per ore. Ma dopo la nascita dei nostri due figli, lei ha iniziato ad allontanarsi da me. Mi sentivo davvero solo. Ho trovato un solo amico: l’alcol. Ho perso ogni contatto con la realtà e non pagavo più l’affitto di casa». Carlo (il nome è di fantasia, per motivi di privacy) lavora nel trasporto pubblico. È ormai tornato dall’inferno, grazie all’aiuto della “Cena dell’Amicizia onlus” che incontra, accoglie e reinserisce nella società persone in condizione di grave emarginazione sociale, in particolare uomini e donne senza dimora. Il suo cuore sono i volontari: studenti, lavoratori e pensionati. L’associazione è nata nel maggio 1968, quando a Città Studi un gruppo di amici si fermò di fronte a una panchina e invitò a cena un “barbone”. Un invito che si rinnova da 45 anni.

Non solo volontariato
Oggi Cena dell’Amicizia coniuga entusiasmo e professionalità, grazie all’azione dei volontari, ma anche al lavoro di operatori professionali. Ma torniamo a Carlo che, per risolvere il problema relativo alla morosità, si rivolse a una finanziaria per avere un prestito. La crisi in cui era caduta la sua famiglia era solo all’inizio. Prima i figli furono allontanati dai genitori, perché gli assistenti sociali accertarono che in quel momento Carlo e la moglie non erano in grado di occuparsene, poi quest’ultima riuscì ad appropriarsi dei soldi avuti dalla finanziaria per saldare l’affitto arretrato e se ne andò di casa. Arrivò quindi lo sfratto.

Libero dall’alcol
«L’assistente sociale ha iniziato ad avere fiducia di me dopo che ha visto che sono riuscito a stare tre mesi senza toccare alcol. È stata dura non vedere i miei figli per molto tempo.
Non avevo amici e a volte fermavo la gente per strada per chiedere se potevo scambiare qualche parola con loro. Poi ho conosciuto i volontari della Cena dell’Amicizia ed è stato tutto diverso. Adesso sono convinto che anche se fossi nel deserto mi sentirei circondato da tante persone». Se stai bene, in effetti, è tutto più semplice. «Certo, ho avuto delle ricadute nell’alcol, anche subito dopo l’ingresso in associazione, ma poi ho smesso.
Sono dodici anni che non bevo. E ho potuto riavere una casa in affitto dal comune. Non ho nemmeno festeggiato, per evitare la possibilità di bere. Vivo giorno per giorno, senza pensare di avercela fatta definitivamente. Posso ancora migliorare, se dovessi darmi un voto beh… un sei e mezzo. Non mi posso permettere né di stare giù di morale né di essere euforico.
E vado avanti senza prendere pillole. Forse mi piacerebbe avere qualche complimento per essermi tirato su, ma troppi complimenti mi danno fastidio. Adesso vedo i figli, che sono tornati con la mia ex moglie, di tanto in tanto. E amici e parenti mi danno una mano per la casa. Essere diventato volontario di Cena dell’Amicizia mi piace molto, come anche donare il sangue. Posso confrontarmi con qualsiasi persona, con coraggio».