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D-hub: generare lavoro grazie al riciclo

D-hub è nato in Veronetta, in pieno centro, un quartiere ricco di vita. C’è l’università ed è un centro di culture e di intercultura, spesso demonizzato. Da qualche tempo gli operatori di D-hub gestiscono anche i giardini dell’ex istituto d’arte Nani, un luogo di incontro e aggregazione per chi abita nel quartiere.

di Elisa Rossignoli

Partire da un bisogno per creare uno spazio di lavoro capace di tirar fuori e valorizzare le potenzialità delle persone. Questa la scomessa che D-hub, atelier del riuso creativo, sta portando avanti dal 2013. «Siamo partite – spiega Maria Antonietta Bergamasco, cofondatrice e tutt’ora presidente di D-hub –, da un’idea che era anche un bisogno: quello di creare uno spazio di lavoro in cui al centro ci fossero le persone nel loro essere risorse e non portatrici di fatica e difficoltà. E da un’unica regola: chi iniziava a lavorare per noi doveva voler scoprire in se stesso nuove risorse e svilupparle. È nato così il laboratorio, sviluppato su quattro filoni: sartoria, bigiotteria, produzione di carta e cosmetica. Lasciata andare dopo un po’ la cosmetica, che richiedeva molta burocrazia, abbiamo consolidato gli altri ambiti». Soprattutto la sartoria è cresciuta molto, anche grazie alla collaborazione con l’associazione Common ground (http://common-ground.it). Le persone che lavorano a D-hub arrivano dalla collaborazione con i servizi sociali del Comune di Verona, in particolare con il Ria (Reddito di cittadinanza attiva), il Sil (Servizio di inserimento lavorativo dell’Ulss) e il Centro diocesano di Aiuto alla vita.


Quante persone hanno lavorato con voi in questi anni?

In tre anni sono passate da noi 27 persone (26 donne e un uomo), 13 delle quali hanno contratti di lavoro ancora in essere, due con D-hub e le altre 11 in aziende esterne. Ci sono poi 4 persone che lavorano con contratto a termine su particolari commesse e 5 microredditi, cioè situazioni in cui commercializziamo e diffondiamo manufatti di persone esterne all’atelier. Aldilà dei numeri, però, l’importante per noi è che sia valorizzata la persona in tutto il processo creativo. Quando vendiamo un oggetto ci interessa che si possa sapere che esso sostiene un processo di inclusione e la medesima storia che lo ha prodotto. Spesso chiediamo all’ autrice di un pezzo di raccontarci la sua storia, non per portare alla luce sofferenza e fatica, tutt’altro: perchè possa emergere e avere risalto la bellezza dell’oggetto e di chi lo ha fatto.


Perché proprio in Veronetta?

Da subito abbiamo intuito che questo quartiere ha una grande ricchezza. Sia io che le mie collaboratrici già ci vivevamo, e anche alcune delle donne che lavorano con noi. È un quartiere centrale, via XX settembre, che ne è l’ateria pulsante, è nota a tutti coloro che lavorano nel sociale a Verona. Per noi era importante che D-hub, proprio per la sua mission, crescesse nel centro della vita della città, non fuori, in periferia, il che alimenterebbe nelle persone già emarginate l’idea di essere destinate a restare ai margini. Veronetta è un quartiere ricco di vita: vi si trova l’università, è un centro di culture e di intercultura, spesso purtroppo demonizzato, mentre a nostro avviso va valorizzato. La ricchezza di Veronetta sono anche i suoi residenti, con i quali stiamo intensificando sempre di più i rapporti grazie alla scelta di gestire i giardini dell’ex istituto d’arte Nani affidatici dalla Circoscrizione.


Una nuova sfida…

Questo luogo speciale nel cuore del quartiere, altrimenti abbandonato, è divenuto – grazie al sostegno di Fondazione San Zeno e la collaborazione con un’altra realtà, Le Fate onlus – sia un laboratorio urbano, sede di eventi laboratoriali (Riciclattoli, Se puoi pensarlo puoi farlo e il Circo sociale) e di incontro informale fra i cittadini, sia il principale punto di riferimento della Social Street, cui i componenti di D-hub aderiscono e che cerchiamo di sostenere. Il parco, che siamo autorizzati a tenere aperto il giovedì sera, favorisce gli incontri tra i vicini, e diventa il luogo magico in cui si riscoprono e si valorizzano tutte le biografie di chi vi partecipa, dei tesori nascosti in questo quartiere dalle mille risorse.


Progetti per il futuro?

Vogliamo incrementare sempre più il lavoro della sartoria e rendere più salda la rete con le imprese perché tutte le donne che si sono formate con noi possano trovare lavoro. E poi vorremmo intensificare e favorire gli incontri e gli scambi grazie alla splendida risorsa che il parco rappresenta. Una risorsa preziosa in un quartiere che appare altrimenti sguarnito di luoghi di incontro non finalizzato, informale. E poi, dato che il nostro approccio è la presa in carico integrale delle persone che lavorano con noi, stiamo lavorando per aumentare il progetto di co-housingdiffuso, in cui le donne che accogliamo non sono soltanto fruitrici di ospitalità e formazione, ma soggetti attivi e creativi di una rete. Lo stiamo sperimentando con un appartamento, un altro è in arrivo, ma l’obiettivo è di acquisirne uno all’anno, sempre in questa zona.

 
 

 

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