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Cuneo: un Daspo per i senza dimora

L’ordinanza del sindaco è sbagliata perché non è penalizzando i poveri che si risolve il problema. Se non si vogliono avere emarginati per le strade bisogna offrire strumenti di riscatto ed emancipazione che permettano loro di uscire non dalla vista dei cittadini, ma dalla loro situazione, rimuovendo le cause della loro indigenza.

di Enrico Panero

«Indecorosa è la povertà, non i poveri». Con questa frase, scritta su La Stampa del 23 agosto scorso, lo storico Marco Revelli ha ben focalizzato una situazione creatasi a Cuneo nel corso dell’estate. Qualche giorno prima infatti, il 14 agosto, un’ordinanza del sindaco della città aveva disposto fino al 31 ottobre il divieto di occupazione del suolo pubblico “senza espressa autorizzazione da parte del Comune”, così come la permanenza con giacigli, cartoni, materassi, coperte, sacchi a pelo o simili, prevedendo per i trasgressori sanzioni fino a 900 euro e la possibilità di allontanamento amministrativo dal territorio comunale, cosiddetto Daspo urbano. A giustificazione del provvedimento, le autorità cittadine sottolineavano come nelle settimane precedenti si era registrato un incremento di “persone che vivono per strada o che mettono in atto comportamenti molesti, fenomeno che ha reso necessario adottare dei provvedimenti per evitare conseguenze a livello di sicurezza e tutelare la civile convivenza, nonché l’igiene e sanità pubblica in un contesto caratterizzato dall’emergenza Covid-19”. In realtà, le cronache cittadine riportavano da mesi il problema di decine di persone senza dimora accampate in alcune aree del centro, in particolare nello spazio denominato Movicentro che collega la stazione ferroviaria con il centro cittadino. Uomini e donne, in prevalenza immigrati stranieri, molti dei quali giunti nel Cuneese alla ricerca di lavoro stagionale agricolo, utilizzavano porticati, sottopassaggio pedonale e servizi igienici come dimora improvvisata. Varie associazioni cittadine, tra cui le Acli presenti al Movicentro con servizi al cittadino, avevano chiesto al Comune di trovare una soluzione abitativa dignitosa per queste persone, proponendo l’impiego di spazi comunali inutilizzati in collaborazione con il volontariato.


Critiche dalle associazioni

«Non vogliamo che queste persone vengano cacciate – dichiaravano i rappresentanti delle Acli –, ci sta a cuore il fatto che, essendo in condizione di povertà e di bisogno, possano trovare una situazione di vita dignitosa». Ai vari controlli e sgomberi effettuati dalle forze dell’ordine sono sempre seguite nuove occupazioni degli spazi, a dimostrazione di un problema irrisolto. In agosto, in collaborazione con la Croce Rossa, è stato riaperto il dormitorio cittadino con una cinquantina di posti letto, ma anche questa soluzione si è dimostrata insufficiente dal momento che non ha azzerato i bivacchi. «Abbiamo avviato iniziative insieme ad altri enti e associazioni per aiutare i senzatetto e offrire soluzioni dignitose: ecco perché, d’ora in avanti, chi sceglierà di non sfruttare queste possibilità non potrà più accamparsi per strada» ha poi detto il sindaco di Cuneo, Federico Borgna, spiegando la sua ordinanza di Ferragosto. Nel maggio scorso il Consiglio comunale aveva bocciato un’analoga proposta di Daspo e il sindaco aveva deciso di intervenire al Consiglio comunale chiuso per ferie, evitando così il confronto politico. Il tavolo delle associazioni del Cuneese ha duramente condannato l’iniziativa: «L’ordinanza del sindaco è sbagliata perché non è penalizzando i poveri che si può risolvere il problema. Se non si vogliono avere emarginati per le strade bisogna offrire strumenti di riscatto ed emancipazione che permettano loro di uscire non dalla vista dei cittadini, ma dalla loro situazione disagiata, rimuovendo per quanto possibile le cause della loro indigenza». Le associazioni hanno espresso preoccupazione per la «strada populista e propagandistica» imboccata dall’amministrazione comunale. All’iniziativa del sindaco si è poi aggiunto un intervento del questore contro «le persone che portano coperte e danno da mangiare, contribuendo ad aumentare l’assembramento», annunciando denunce nei confronti di «volontari che ritengono di fare del bene, ma arrecano un danno alla comunità». Il dirigente della Polizia locale ha stimato in meno del 10% la percentuale di braccianti della frutta tra le persone accampate, definendo le altre «clochard, pregiudicati, alcolizzati e irregolari».


Non è ordine pubblico

Una descrizione, quella del questore, fortemente criticata da vari gruppi cuneesi della società civile, del volontariato e politici, che hanno organizzato iniziative di protesta contro le misure repressive chiedendo invece soluzioni concrete alle istituzioni, anche regionali e nazionali. Si è denunciato il doppio fallimento delle autorità cittadine: non aver dato risposte abitative dignitose alle persone accampate e avere poi cercato di criminalizzare interi gruppi di persone, in netta prevalenza povere e vulnerabili. «L’assembramento al Movicentro deve essere evitato. Indubbio che non sia una situazione accettabile né per gli abitanti né per chi ci dorme, ma è sbagliato affrontare il tema come questione di ordine pubblico» sostiene Ugo Sturlese, consigliere comunale di Cuneo per i Beni Comuni, secondo il quale Comune, Regione e Stato devono assumere il controllo della situazione e andrebbero perseguite soluzioni abitative alternative, con moduli sparsi sul territorio. Associazioni e gruppi chiedono cioè risposte contro la povertà, di tipo strutturale e gestite in modo coordinato sul territorio, a tutela di tutta la cittadinanza, soprattutto in un periodo di difficoltà sociosanitaria come quello che stiamo vivendo.

 
 

 

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