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A Salerno si cena con 1 euro

Qui vige la regola del “pasto sospeso”, così come accade con il famoso “caffè sospeso” di Napoli, significa coprire il costo di uno o più pasti. In due mesi è stata registrata un’affluenza media di trenta persone al giorno. È arrivato chi ha perso il lavoro, chi non l’ha mai avuto, famiglie e anziani

di Stefania Marino

Si chiama Elpis ed è il primo ristorante sociale nato nella città di Salerno. Un pasto ha il costo simbolico di 1 euro. L’iniziativa è dell’associazione L’Abbraccio onlus. Elpis è stato inaugurato il 20 luglio scorso e a tagliare il nastro c’era Giuliano Poletti, ministro del Lavoro e del Welfare. «Avremo sempre bisogno di un pronto soccorso sociale. È un’iniziativa molto bella perché risponde a un bisogno e recupera uno spazio». Già, perché il ristorante sociale è nato nei locali di un’ex scuola elementare messa a disposizione dal Comune di Salerno. Matteo Marzano è il presidente de L’Abbraccio onlus. «Se la nostra iniziativa ha potuto avere inizio e svilupparsi sempre di più dobbiamo essere grati alle aziende che forniscono gratuitamente i prodotti alimentari, ai professionisti che prestano la loro opera rinunciando al compenso, agli instancabili volontari. Noi vogliamo essere un Sud che opera e che costruisce il futuro a piccoli passi ma concreti». Per comprendere la storia del ristorante sociale bisogna però fare un passo indietro esattamente al giorno in cui l’associazione L’Abbraccio dà vita al “Pronto soccorso sociale” che non è altro che un modello di intervento per fronteggiare la fase acuta del disagio sociale.


Porte aperte a tutti

Con il contributo dell’8 per mille della Chiesa Valdese il progetto del ristorante sociale inizia a tradursi in realtà. Vengono realizzate le cucine. Viene realizzata la sala mensa. I colori grigio ed arancio riempiono le pareti. Su un lato una frase tratta dal film “Un sogno per domani”. «Noi abbiamo preso il bello e il positivo che la città ci ha offerto, dalle istituzioni, agli sponsor ai volontari – spiega Marzano –. Salerno ci chiedeva un intervento sulle nuove povertà». Il ristorante sociale ha aperto le porte a maggio scorso. A luglio è stata data ufficialità al servizio. A chi è rivolto? A chi vive un momento di difficoltà. A chi ha visto cambiare la propria condizione di vita sperimentando momenti di malessere e di solitudine. Marzano ci tiene a sottolineare: «Abbiamo voluto fare un ristorante e non una mensa per i poveri». All’inaugurazione erano presenti anche il Prefetto di Salerno Salvatore Malfi, il sindaco Vincenzo Napoli, l’assessore alle politiche sociali Nino Savastano, il Presidente della Provincia Giuseppe Canfora. Elpis che rimanda al termine “speranza” nell’antica Grecia, è aperto tutti i giorni dalle 12,30 alle 15,30 e offre la possibilità di 100 pasti al giorno in due turni. Si accede tramite lo sportello di ascolto e si riceve una tessera individuale che consente di avere un pasto al costo di 1 euro per un periodo di 3 mesi. Per i minori fino a 16 anni invece il pasto è gratuito. L’accesso non avviene attraverso la presentazione di una certificazione di “indigenza”. Il ruolo di indirizzare alcune persone verso il ristorante sociale è dato alle associazioni del terzo settore, alle istituzioni, alle parrocchie. Caratteristica del ristorante sociale è il “pasto sospeso” che così come accade con il famoso “caffè sospeso” di Napoli, significa coprire il costo di uno o più pasti. In due mesi è stata registrata un’affluenza media di trenta persone al giorno. È arrivato chi ha perso il lavoro, chi non l’ha mai avuto, famiglie con bambini piccoli, pensionati. Ai fornelli tantissimi volontari e anche gli allievi dell’Istituto alberghiero Santa Caterina – Amendola calati in una straordinaria esperienza di scuola-lavoro. «Il ristorante sociale non è una forma di assistenzialismo – dice Maurizio Caporaso, vicepresidente de L’Abbraccio onlus – è un accompagnamento, una forma di corresponsabilità. L’utente è protagonista». C’è una regola importante che vige qui. Quella del consumare pasti per un periodo massimo di tre mesi. «Affermiamo il principio che facendo ognuno la propria parte si può uscire dallo stato di bisogno, senza arrendersi alle circostanze avverse della vita».