Scarp Ottobre
Matti (ancora) da slegare

Nuovo rinvio per la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari: le Regioni non hanno ancora realizzato le Rems (Residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza) strutture più piccole e regionali, alternativa agli Opg. E proprio sulle nuove strutture di accoglienza si è aperto il dibattito degli addetti ai lavori: «Se non si potenziano i servizi territoriali il rischio è quello di creare dei piccoli Opg regionali». Intanto circa mille persone continuano ad essere rinchiuse in strutture spesso fatiscenti senza la possibilità di poter accedere a cure e percorsi personalizzati. Viaggio di Scarp dentro l’ex manicomio di Mombello, la città dei matti. Le storie di chi negli Opg ha passato buona parte della propria vita spesso senza sapere neppure il motivo.

di Paolo Riva ed Ettore Sutti

Opg addio. Anzi no. I vecchi ospedali psichiatrici giudiziari, quelli definiti dal presidente della Repubblica come “luoghi dell’orrore” in seguito alle visite a sorpresa effettuate dalla commissione d’indagine presieduta da Ignazio Marino, continuano non solo a rimanere aperti ma anche ad accogliere nuovi ospiti. E così gli Opg che dovevano sparire già a marzo 2013 resteranno aperti fino ad aprile 2015 o addirittura, se la richiesta che arriva dalla Conferenza delle Regioni verrà accolta, fino al 1 aprile 2017. Una nuova proroga richiesta dalle Regioni perché non sono ancora pronte – in alcuni casi non sono nemmeno partiti i lavori – le cosiddette Rems (Residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza), cioè quelle strutture che dovranno accogliere, su base regionale, le persone che saranno via via dimesse dagli Opg. Non si chiude solo perché non ci sono nuove strutture. Una contraddizione di termini contestata dalle associazioni che lavorano a contatto con i malati. Il problema è che le nuove Rems rischiano di diventare, in tutto e per tutto, dei mini Opg: strutture più piccole e piazzate sul territorio che, però, rischiano di essere, in sedicesimo, quello che sono ora gli Opg. «Questo rischio esiste – spiega Cinzia Neglia di Caritas Italiana – anche perché il ragionamento iniziale prevedeva il ritorno delle persone accolte negli Opg nei territori passando attraverso i dipartimenti di salute mentale locali. Il problema è che nel corso degli anni molte Regioni – non tutte ma molte – hanno via via svuotato i dipartimenti di salute mentale e frammentato i servizi. In pratica siamo di fronte a una contraddizione di termini perché, laddove i servizi territoriali funzionano, le persone sono seguite 24 ore su 24 e non necessitano di essere inviate negli Opg. In quei territori dove i Dsm (dipartimenti salute mentale) funzionano solo sulla carta, invece, il magistrato si vede costretto ad inviare queste persone negli Opg oggi e nelle Rems in futuro».

Territori spesso sguarniti
Uno scenario non proprio confortante considerando che, nonostante la chiusura sia ormai prossima, negli Opg le persone continuano ad entrare. «Uno dei problemi maggiori è che diventa inutile spendere tantissimi soldi sulle strutture se poi non abbiamo un servizio in grado di lavorare dentro e attorno a quelle strutture con progetti personalizzati. Non a caso alcune regioni stanno lavorando espressamente sulla territorialità della cura dimenticandosi delle Rems. Ma, ancora una volta, questo accade dove i dipartimenti funzionano. Quindi il rischio è che sia la territorialità a determinare se una persona possa essere curata in maniera proficua. Non conta la malattia ma il luogo in cui questa malattia si è manifestata». In verità qualcosa sta cambiando: la nuova legge (la 81 del 2014) ha finalmente messo dei paletti all’applicazione delle misure di sicurezza rendendo di fatto impossibile il verificarsi di nuovi “ergastoli bianchi”, cioè le proroghe di misure di sicurezza detentive anche a carico di autori di reati minori. Di fatto una persona sola e senza alcun tipo di sostegno che entrava negli Opg rischiava di rimanerci a vita senza nemmeno sapere perché. Ora La permanenza negli Opg oggi e nelle Rems poi dovrà essere equivalente alla pena massima per quel reato. Questo non vuol dire che poi la sua presenza non venga riconfermata dentro una struttura ma, almeno, si avrà una revisione del suo stato e una valutazione di merito.

 

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