Scarp Novembre
Un mondo di belle notizie

I cosiddetti giornali dei poveri lo scorso anno hanno venduto complessivamente 19 milioni e mezzo di copie. Che hanno fatturato globalmente 27 milioni di euro nel 2018 e dal 1989 a oggi hanno dato lavoro ad almeno 300 mila senza dimora o emarginati.

di Marta Zanella

Immaginate un giornale che possa raggiungere quattro milioni e mezzo di lettori in tutto il mondo, che parlano 25 lingue diverse. Impossibile? In effetti non si tratta di un solo magazine, ma di una rete di giornali che in 35 Paesi del mondo lavorano con gli stessi obiettivi: fare informazione sociale su temi delicati e spesso scomodi, e dare lavoro a senza dimora e persone in difficoltà. È Insp, che sta per International Network of Street Paper, la rete internazionale dei giornali di strada. Nata 25 anni fa, raccoglie oggi oltre 100 testate nei cinque continenti: dal Canada all’Argentina, dalla Corea all’Australia, dal Sudafrica alla Danimarca, passando ovviamente anche per l’Italia. Scarp de’ tenis ne fa parte ufficialmente dal 2015, insieme a un altro giornale italiano, Zebra, magazine bilingue (scritto in italiano e tedesco) e edito in Alto Adige. Il cuore nevralgico dell’organizzazione batte in Scozia, nel centro di Glasgow, dove ha sede ufficialmente Insp e dove lavora il team operativo, ma la dirigenza è formata da rappresentanti di diversi giornali del mondo. Ogni anno, a turno, un giornale della rete ospita i colleghi per un meeting internazionale di incontro, formazione e scambio di esperienze (nel 2019 è toccato ad Asphalt, lo streetmagazine di Hannover in Germania, nel 2020 saremo noi di Scarp a ospitarlo a Milano). Non solo nessuna concorrenza, ma le buone prassi e i progetti che “funzionano” vengono presentati agli altri perché ciascuno possa copiarne, adattandolo alla propria realtà sociale, che è sicuramente diversa di città in città, e di Paese in Paese. Succede, anche, che in questa rete i giornali si scambino le notizie, i reportage, persino gli scoop: se una notizia di The Big Issue Japan è interessante anche per i lettori di Chicago, StreetWise può decidere di tradurla sulle proprie pagine, o se Biss, il giornale di Monaco di Baviera, pubblica un reportage di impatto nazionale, gli altri venti colleghi tedeschi possono decidere di rilanciarla. È in quest’ottica che Insp può raggiungere quei famosi quattro milioni e mezzo di lettori in tutto il mondo. È successo, ad esempio, con l’intervista esclusiva che Scarp ha realizzato nel 2017 a Papa Francesco, quando moltissime testate della rete Insp hanno scelto di ripubblicare integralmente o in parte la nostra intervista, facendo da eco straordinaria in tutto il mondo: il risultato è stato che, dal Giappone alla Svezia fino agli Stati Uniti, le parole che il Papa ci ha rivolto sono rimbalzate anche sui media mainstream – quelli tradizionali – arrivando fino al New York Times e alla CNN.


L’unione fa la forza

È solo un esempio del potenziale che hanno i cosiddetti giornali “dei poveri”. Che, per tornare ai numeri, lo scorso anno hanno venduto complessivamente 19 milioni e mezzo di copie. Che hanno fatturato globalmente 27 milioni di euro nel 2018. Che, infine, per tornare alle persone, dal 1989 a oggi hanno dato lavoro ad almeno 300 mila senza dimora o emarginati (oltre 20 mila solo lo scorso anno hanno avuto un’esperienza da venditori), e di cui quasi 9 mila sono oggi in attività nelle strade del mondo. Insp è stata anche promotrice di alcuni progetti sociali con lo stesso obiettivo di promuovere l’inclusione sociale di homeless e persone in difficoltà: è da una loro idea che è nata nel 2001 la Homeless World Cup, i mondiali di calcio per persone senza dimora, che nel 2009 si sono giocati in Italia, a Milano. E ancora, ogni anno in febbraio dedica una settimana ai suoi venditori: chi sono, come funziona il loro lavoro, quali sono le loro storie… è la Vendor Week, che ha lo scopo di sensibilizzare e informare il pubblico su questo particolare mestiere, che non è fare elemosina, ma un vero e proprio lavoro, con un reddito e una dignità. «Noi siamo un barometro dei cambiamenti sociali e di ciò che accade nei Paesi in cui siamo presenti, che sono molto diversi l’uno dall’altro – ha spiegato la presidente di Insp Fay Selvan, proprio in occasione del venticinquesimo compleanno –. Ma noi siamo la costante, come una rete di sicurezza. Il nostro lavoro è unico al mondo».


Un modello che funziona

Un lavoro unico, che celebrando il passato prosegue guardando al futuro. «Guardare indietro e vedere quanto siamo cresciuti è un monito a continuare a usare il giornalismo e i nostri strumenti di comunicazione per alleviare la povertà e combattere perché nessuno sia più senza una casa». «Negli ultimi anni abbiamo visto nuovi giornali di strada nascere e crescere (penso agli street paper di Finlandia, Grecia, Messico) – racconta Maree Aldam, amministratrice delegata di Insp – il modello dei giornali di strada funziona ancora, e ci dà molta soddisfazione sapere di aver giocato un ruolo importante in questo loro viaggio»

 
 

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

* Copy This Password *

* Type Or Paste Password Here *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>