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Parlare di Isis ai bambini. Si deve e si può

Prima di parlare, però, bisogna conoscere e comprendere bene cosa intendiamo quando parliamo di Islam. In caso contrario rischiamo di passare ai nostri figli soltanto dei pregiudizi e non li rendiamo migliori.

di Daniela Palumbo

Per parlare di Isis ai bambini, occorre prima sapere. Sapere cos’è l’Isis, lo stato islamico, cosa intendiamo quando parliamo di Islam e come nasce l’Islam e il variegato mondo che vi è contenuto. Senza la conoscenza, ciò che verrà spiegato ai bambini e ai ragazzi sarà solo frutto del pregiudizio e dell’ignoranza, che sono gli errori più pericolosi che si possano infliggere a una giovane mente che chiede di conoscere la verità e il mondo attraverso gli occhi dell’adulto di cuisi fida di più. È questo il messaggio del libro, Parlare di Isis ai bambini (Edizioni Erickson), pensato per gli adulti che prima di rispondere a un ragazzo hanno il dovere di essere informati. La complessità dell’argomento, infatti, richiede l’ascolto, prima di tutto da parte dell’adulto, che fa bene a interrogarsi su come relazionarsi alle richieste di senso dei propri figli. Figli che sono esposti a immagini dure, drammatiche, in cui l’orrore è in primo piano, spesso senza alcun tentativo di interpretazione delle immagini. Insomma, Parlare di Isis ai bambini, dà anche consigli di lettura sull’argomento, per conoscere prima che giudicare. Ne parliamo con Riccardo Mazzeo, coautore del libro insieme a Edgar Morin. Ma ci sono anche gli interventi di Alberto Pellai e Marco Montanari.


Il gioco del “Se io fossi”. Sono un genitore. Mio figlio ha 12 anni, vuole sapere semi fa paura l’Isis. Non voglio mentirgli. Ma nemmeno spaventarlo. Che dire?

Che la paura fa parte della vita e ci serve a proteggerci dai pericoli. È non solo giusto ma anche opportuno avere paura quando si attraversa una strada in cui le auto sfrecciano a grande velocità, quella paura ci serve per calcolare bene quando poter attraversare senza esserne travolti. Nel nostro mondo ci sono anche persone cattive: persone che uccidono, che fanno del male. È giusto aver paura anche di loro. Ma la paura e l’ansia, sono emozioni che devono essere utili, non dannose. Quindi, visto che è molto più probabile che a farci del male sia un incidente stradale che un terrorista dell’Isis, non dobbiamo preoccuparcene. Dobbiamo invece, magari, cercare di far spuntare un sorriso sul volto di altri bambini meno fortunati che sono venuti in Italia per sfuggire a quelle persone.


Viviamo in un mondo sempre connesso: le immagini più cruente le vedranno inevitabilmente anche i bambini. E allora, qual è il modo migliore di spiegare l’Isis a un giovanissimo?

I bambini, e a maggior ragione gli adolescenti, sono consapevoli dell’esistenza del male: le fiabe servono ai più piccoli a esorcizzarlo, a renderlo compatibile con la propria vita, mostrando che pur se non lo si può cancellare, lo si può vincere. Oggi ci sono ragazzi giovanissimi che sono costretti dall’Isis a incarnare il male, a uccidere. Ma ciò avviene anche a Napoli, dove la camorra manda sicari sempre più giovani a regolare conti. E allora a un adolescente va detto che esistono questi orrori. La verità è un vaccino in grado di aiutarli a convivere con l’esistenza del male, l’importante è imparare a riconoscerlo, e a sapere che si può vincere.


Quando il compagno di banco arabo può diventareilnemico? E la differenza è un problema? Morin parla nel libro di conoscenza della conoscenza…

Qui entra in gioco la funzione determinante dell’insegnante: conoscenza della conoscenza significa riflettere sulle informazioni che sembrano scontate e non lo sono, sulle opinioni correnti che potrebbero essere manipolate. Il bravo insegnante instaura una relazione con i ragazzi che va oltre il programma, alimenta il piacere della relazione e del dialogo: solo questa relazione può far nascere lo spirito critico.


Paesi come la Francia hanno parlato di modifiche alla Costituzione. Come spiegare la pericolosa deriva dello stato di sicurezza in risposta al pericolo Isis a un giovanissimo?

Con chiarezza. Un giovanissimo deve sapere che i governanti spesso manipolano le paure per aumentare il proprio consenso elettorale. Hollande prima degli attentati parigini di novembre era il presidente francese meno apprezzato dal 1945 a oggi, ma gli è bastato esibire i muscoli, ergersi a difensore dei francesi, per veder schizzare il suo livello di popolarità dal 28 al 50 per cento da novembre a dicembre.