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One Vibe Africa, una musica può fare

Quando sono andata a vedere la scuola mi è piaciuto il modo concreto di aiutare i ragazzi. Nel giro di pochissimo tempo sono riusciti ad aprire un piccolo studio di registrazione dove incidere le canzoni. Il ricavato della vendita dei cd serve a finanziare la scuola.

di Carlotta Peviani

Metti una serie di coincidenze perfette e in men che non si dica ti ritrovi volontario-artista in Africa.Èl’incredibile storia accaduta a due ragazzidi Lecco, Micol ed Emanuele, che grazie a una naturale predisposizione ad aprirsi agli altri si sono ritrovati a operare in una realtà difficile come quella di Kisumu, città kenyota affacciata sul Lago Vittoria. Ma andiamo con ordine. Estate del 2014, Micolde Brabant è una studentessa universitaria iscritta al corso di antropologia e proprio per una ricerca che sta compiendo, deve recarsi in Kenya. Ed è a questo punto che entrano in gioco una serie di coincidenze. Proprio a Kisumu, dove alloggia Micol nel 2008 è nato un progetto di volontariato unico nel suo genere rivolto ai bambini e ai ragazzi di strada della città. L’idea è di Simon Javan Okelo, allora giovane dj di Kisumu, desideroso di fare qualcosa per aiutare i suoi coetanei e quelli ancor più piccoli di lui, a salvarsi dalla strada,dalla droga, dall’alcool e dalla violenza e a impiegare le loro giornate in qualcosa di costruttivo e creativo. Appoggiato dalla sua famiglia e da alcuni amici artisti, crea una piccola scuola di musica all’interno dell’orfanatrofio Young Generation Center a Manyatta, uno slum di Kisumu, aprendo le iscrizioni ai corsi musicali – gratuiti – non solo ai bambini dell’orfanatrofio, ma anche a tutti i ragazzi della città. In poco tempo la scuola amplia l’offerta dei corsi,proponendone anche dedicati alla danza e alla pittura.

Via dalla strada

Nasce così One Vibe Africa, un’organizzazione no profit, che allontana i ragazzi di Kisumu da un destino incerto – molti bambini passano le loro giornate in strada – mettendo a disposizione uno spazio dove esprimere il proprio potenziale creativo. Ritornando a quell’estate del 2014 è proprio con alcuni dei volontari-artisti della scuola che casualmente Micol entra in contatto durante il suo soggiorno in Kenya. Micol ha già avuto in Italia esperienze di volontariato e in più suona il clarinetto, ma mai si sarebbe immaginata di conoscere e vivere da vicino una realtà così. «Quando sono andata a vedere la scuola mi è piaciuto il modo concreto di aiutare i ragazzi. Nel giro di pochissimo tempo sono riusciti ad aprire un piccolo studio di registrazione dove incidere le canzoni dei ragazzi. Il ricavato delle vendita dei cd serve a sovvenzionare la scuola – dice Micol –. I bambini mi hanno subito coinvolta, erano molto curiosi da tutto ciò che veniva dall’esterno. Avevano bisogno di un aiuto, non solo di tipo economico, ma anche di persone che aiutassero i loro insegnanti a migliorare i corsi». Micol, al termine di quell’estate, torna in Italia con nel cuore ancora i volti di quei ragazzi e con il desiderio di fare qualcosa di concreto per loro e con la voglia di diffondere questo progetto. Poco dopo conosce Emanuele Panzeri, un giovane di Lecco da anni nel settore del volontariato – fa l’educatore in oratorio da vent’anni – e con il sogno nel cassetto di andare in Africa. Non solo. Emanuele, che di lavoro fa il designer, è un musicista, canta, suona molti strumenti e ha un proprio gruppo musicale: l’identikit perfetto del volontario per One Vibe Africa. Ad agosto di quest’anno Emanuele parte per Kisumu e resta anche lui affascinato da questo approccio nuovo al volontariato, dove l’arte diventa un modo concreto per aiutare.

Corsi aperti a tutti

«Javan, il fondatore di One Vibe Africa, che dal 2010 vive negli Stati Uniti continua a lavorare per il progetto, raccogliendo i fondi necessari a sostenere la scuola. In questo modo i ragazzi non devono pagare per partecipare ai corsi. Per alcuni di loro la danza si è poi trasformata in una vera professione – dice Micol –. Con Emanuele vorremmo creare una rete che coinvolga altri volontari-artisti. Creatività, spirito di adattamento, abilità artistiche e apertura verso gli altri: sono questi i requisiti di chi cerchiamo. In cambio di un’esperienza unica».