Scarp Novembre
Genova, gli angeli del fango

Insieme per Genova. Sono stati tantissimi i ragazzi, anche giovanissimi, che si sono attivati per ripulire le strade del capoluogo ligure dopo l’alluvione di inizio ottobre

di Mirco Mazzoli

Domenica 12 ottobre, tre giorni dopo la nuova alluvione di Genova. Mi avvicino a piedi al centro città, per cercare di dare una mano. I segni del passaggio dell’acqua diventano evidenti all’improvviso. Carcasse di auto, scooter carichi di melma e di ramaglie che si sono ficcate nelle carene come fiocine, saracinesche deformi, polvere di fango che si solleva dalle ruote dei mezzi di soccorso e si mescola allo sfarfallio dei lampeggianti. Ai miei occhi l’immagine più eloquente di questa sventura annunciata è un negozio scoppiato dall’interno. Se ti affacci sulla soglia, lo scenario sembra uno scherzo di prospettive: il muro di fondo è stato abbattuto dal Bisagno che corre sotto terra, ora al posto della parete vedi le campate dei binari della Stazione Brignole che poggiano sul greto del torrente e, centinaia di metri più in là, l’acqua che scorre sul suo letto. È come in un romanzo di avventure (terribili) in cui qualcuno apre la porta di un armadio e dentro c’è un mondo rovesciato. Un mondo in cui gli antichi lasciavano che il torrente Bisagno scorresse su un letto profondo ed ampio, tanto che il ponte medioevale che lo attraversava contava 28 arcate, mentre i moderni da fine Ottocento ad oggi lo hanno soffocato con nuove strade e coperture, senza più fermarsi. Un mondo dove è morta una persona e 2.500 esercizi commerciali e piccole imprese sono danneggiati in tutto o in parte

Tantissimi ragazzi al lavoro
Ovunque, mentre il cielo promette ancora pioggia, con badili, secchi, raschiatori, scope brulicano i giovani e i giovanissimi – dai 13 anni in sù – che ormai tutta Italia conosce. Sul loro conto c’è forse una cosa che non è stata detta o che io non ho letto. E l’ho sperimentata, così. Raggiungo un teatro in centro. I fondi sono allagati, stanno tirando via ed accatastando assi di legno e materiali di magazzino. Cerco di introdurmi nel lavoro di sgombero, ma mi accorgo che non è facile: i ragazzi sono disposti nell’area, raccolti in gruppi coesi, e sono così tanti che la catena di “smontaggio” non ha interruzione, semmai talvolta ha il problema contrario e va in sovraccarico. Riesco solo a passare di mano un paio di assi. Mi rendo conto di non essere utile di fronte ad una manifestazione così partecipata di aiuto. Mi sposto e mi chiedo come mai loro continuano mentre io me ne sto andando. Ora sono in via Invrea, nelle vicinanze della Stazione Brignole. I ragazzi tirano via il fango dalle cantine dai palazzi, dagli androni, dai primi piani, lo ammassano davanti ai portoni, in attesa dei camion che lo aspireranno. Cerco di introdurmi, scendo nei fondi: quelle che erano cantine sembrano catacombe, senza più luce elettrica negli stretti corridoi, con l’odore acre dell’acqua marcia. Mi sposto per far passare conche riempite di melma, chiedo se posso dare una mano, chissà, forse. Mi affaccio in una cantina, mi sposto e mi risposto, mi scanso, mi scuso, sono d’impaccio. Risalgo. Esco. E allora realizzo.

La forza del gruppo
Non serve la buona volontà dei singoli. Il fattore vincente è il gruppo – o in termini etici la comunità. Se c’è un elemento ancora da raccontare su questi ragazzi, allora, è proprio che non hanno desiderato soltanto di fare qualcosa di bene, ma di farlo insieme. Con il gruppo di amici, con l’associazione che si frequenta, con la parrocchia, i ragazzi Scouts o l’Azione Cattolica Ragazzi, con la squadra di pallavolo. Sarà banale, ma io non ci ho pensato. Ho detto: “vado e faccio”, dovevo dire: “andiamo e facciamo”. Però li guardo e penso che la mia inutilità sarà brutta a vedersi qui sul momento, ma è il miglior segnale per il domani della nostra città. Più che stupirci per una solidarietà che solo il cinismo e la memoria a breve termine del quotidiano possono vedere come straordinaria (chi c’era nel 1970, anno dell’alluvione genovese per definizione con 44 morti, racconta che anche allora i giovani si riversarono in strada ad aiutare), ci fa bene pensare che, un domani, questi giovani spalatori saranno cittadini maturi capaci di trattarsi ancora con amicizia e di attivarsi per amore della loro città.