Scarp Novembre
Cene e film per abbattere tutti i pregiudizi

Indovina chi viene a cena? cerca di rovesciare uno stereotipo: un piccolo gruppo di persone italiane partecipano a una cena a casa di una famiglia di origine straniera che non conosce. Le famiglie dei nuovi cittadini aprono la propria casa per ospitare un gruppo di persone interessate a conoscere la cultura, le tradizioni e la cucina del loro Paese di origine.

di Elisa Rossignoli

L’associazione culturale Veronetta 129 è nata nel 2013 nell’omonimo quartiere della città scaligera noto per la sua multiculturalità, con lo scopo di favorire l’incontro fra culture diverse e tra le persone, oltre il pregiudizio e gli stereotipi su chi genericamente può essere definito l’altro. Dà sostegno, spesso in rete con altre associazioni sul territorio, ad attività con questo scopo, ed organizza due iniziative che tra ottobre e novembre vedono rispet- tivamente la realizzazione e la ri-partenza. Si tratta di MediOrizzonti e Indovina chi viene a cena? «MediOrizzonti – spiega Elena Guerra, vicentina di nascita, veronese di adozione, giornalista appassionata del mondo – è una rassegna di cinema mediorientale indipendente, giunta quest’anno alla sua quarta edizione, e si è snodata lungo il mese di ottobre con film e documentari ma anche incontri poetici, arte, musica e presentazioni di libri. Si svolge in collaborazione con il festival del cinema Middle East Now di Firenze, valorizzando non soltanto il Cinema Nuovo di S. Michele (quartiere di Verona), che da sempre ci ospita, ma anche altri spazi culturali della città legati ad associazioni che collaborano con noi. Lavoriamo per offrire la possibilità di un cambio di prospettiva, di un confronto, e proponiamo visioni nuove su alcuni Paesi che si affacciano sul Mediterraneo».


Difficile reperire i film

«Non è facile reperire i film, che raramente sono distribuiti sul circuito nazionale – prosegue Ibrahim Kachab, un’altra delle anime pulsanti dell’associazione e della rassegna – ma vogliamo proporre uno sguardo libero da stereotipi e pregiudizi troppo spesso veicolati nel racconto mediatico di questa zona del mondo, di cui di solito non si parla se non in occasione di eventi tragici». Ibrahim è nato e cresciuto in Libano, è in Italia dal 1984. Gestisce un ristorante, Tabulé, che propone cucina italo-libanese, cui un anno fa si è aggiunto Elubat, la sua versione “cicchetto”, entrambi nel quartiere di Veronetta. Ha collaborato alla traduzione dei film della rassegna con i dialoghi in lingua araba per sottotitolarli in italiano. «I temi delle proiezioni sono vari – prosegue Ibrahim – e varie le provenienze: quest’anno abbiamo avuto Palestina, Turchia, Afghanistan, un documentario italiano sulla condizione dei migranti intrappolati a Melilla (enclave spagnola in Marocco), una serata sull’Andalusia, un libro su Israele, un documentario sul colonialismo italiano in Etiopia».


Una cena a sorpresa

Indovina chi viene a cena? è una situazione in cui un altro stereotipo si rovescia: un piccolo gruppo (massimo 4 persone) di persone italiane partecipano ad una cena casa di una famiglia di origine straniera che non conosce. Le cene hanno luogo un sabato al mese, tra novembre e maggio. Le famiglie dei nuovi cittadini aprono la propria casa per ospitare a cena un gruppo di persone interessate a conoscere la cultura, le tradizioni e la cucina del loro paese di origine. Indovina chi viene a cena? fa parte di un evento nato a Torino nel 2011 dalla Rete italiana di cultura popolare e ha preso piede in diverse città: Varese, Napoli, Firenze, Roma e, dal 2013, anche Verona. Finora sono state organizzate 51 cene, sono stati accolti 195 ospiti, coinvolte 30 famiglie ospitanti e rappresentate 28 nazionalità. È un appuntamento al buio, potremmo dire. Chi desidera partecipare esprime la sua adesione e prenota, il giorno precedente la cena scopre dove abita la famiglia ospitante e nient’altro. Non è possibile scegliere il Paese di provenienza della famiglia ospitante. La sera della cena ci si presenta all’indirizzo comunicato il giorno prima da parte degli organizzatori. Qui una famiglia aprirà la porta della sua casa introducendo gli ospiti nel proprio mondo. Può capitare di ascoltare il racconto del viaggio per giungere qui, di guardare le foto delle famiglie lontane ma ci si può anche ritrovare a parlare dei bambini che vanno a scuola insieme, del proprio lavoro o dei progetti per il futuro. In gioco c’è molto di più che una cena, c’è la possibilità di costruire vere politiche culturali dal basso, grazie all’incontro, all’offerta, al reciproco riconoscimento. C’è la possibilità che questo scambio entri nella normalità della vita delle persone. E può capitare che nascano anche amicizie, come nel caso di Ipek, Andrea, Chiara e Giorgio.


Accorciare le distanze

«Ero molto felice di preparare il cibo turco – ricorda Ipek – di offrirlo e di raccontarlo, di mostrare a qualcuno che la cucina turca non è fatta di solo kebab (che tra l’altro è molto diverso dalla versione rivisitata che si mangia qui). Però ero anche un po’ tesa all’idea di dover parlare italiano tutta la sera. Invece è andata benissimo. I nostri ospiti erano interessati alla mia cultura ma anche alla nostra storia, che cosa facciamo, come siamo arrivati qui». Ipek è turca, è una studiosa di diritti umani e anche per questo motivo ha dovuto lasciare il suo Paese, Andrea è abruzzese. Si sono conosciuti in Nuova Zelanda dove si trovavano entrambi per un dottorato universitario e quando si sono sposati si sono stabiliti a Quinto, frazione di Verona. «Abbiamo fatto amicizia con i nostri quattro ospiti, e ci sentiamo spesso. Prima non avevo nessun amico italiano. E poi Chiara e Giorgio, una delle due coppie, hanno ricambiato l’invito». Cosa non prevista ma che in più di un’occasione è accaduta spontaneamente. «Ho partecipato a Indovina chi viene a cena? diverse volte – racconta Chiara. Con Ipek e Andrea ci siamo trovati subito. Abbiamo apprezzato la cucina ma parlato anche di loro, della loro storia, dei nostri lavori. Abbiamo scoperto che condividevamo molti interessi. E poi ci è venuta voglia di vederci. Così li abbiamo invitati a casa nostra».

 
 

 

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