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Caterina e i ratti eroi dello sminamento

Si arriva in luoghi dove tutti i percorsi sono segnati, la gente vive nell’incubo che qualcuno salti per aria e i bambini sono tenuti dentro i pollai perché non vadano a giocare nei terreni minati. Quando la bonifica è finita, si può dire a chi abita in quel villaggio che, magari dopo vent’anni, può correre e seminare dove vuole.

di Stefano Ferrio

Nome d’arte Hero RATs, ovvero topi veri meglio di qualsiasi Superman a fumetti nel salvare con il loro fiuto uomini, donne e bambini dallo scoppio di una mina o dal bacillo della tubercolosi. Così disarmo della Terra e diritto alla salute aggiornano l’intuizione avuta dallo scrittore americano John Steinbeck, che nel 1937 ci donava con Uomini e topi uno dei suoi romanzi più amati. Tutto ciò risuona nella storia di Apopo, organizzazione belga no profit, così come ci viene raccontata da Caterina Saccardo, vicentina di 39 anni che lavora come operatrice della comunicazione, a Morogoro, in Tanzania. Che tutto serva, è una vecchia e mai scaduta storia. Vale per il dolore che forma, per il temporale da cui germoglieranno spighe di grano, per l’incidente utile a scoprire come evitare guai peggiori. Ma che, lungo questa china, a migliorare la nostra vita servano pure i ratti, proprio i topi grossi da inseguire con la scopa, non risulta così immediato da pensare. Peraltro, se ne parli con un abitante del Mozambico o del Senegal, ammetterà che, nei luoghi in cui vive, un cricetomys gambianus, roditore che, ancora più corpulento del ratto nostrano, arriva ai due chili di peso e ai novanta centimetri di lunghezza, serve eccome all’ora di pranzo, essendo la carne di topo una delle migliori riserve di proteine a disposizione di famiglie costrette a campare con meno di un pugno di dollari al dì. Ma è nel momento in cui rilanci, spiegando come non sia il caso di farli tutti allo spiedo, perché questi ratti concorrono a salvare migliaia di persone, impedendo loro di saltare in aria o di morire di tisi, che rischi come minimo di farti sghignazzare dietro. «Ed è quanto ci succede abitualmente – spiega Caterina Saccardo, da tre anni in Africa dopo un lungo iter professionale in Europa come istruttrice cinofila –. Mi riferisco alle risate incredule di persone abituate a considerare i ratti come i peggiori nemici della propria vita domestica, dove questi roditori danno l’assalto a quanto trovano nelle povere dispense di chi abita in Paesi così poveri».


Cacciatori di mine

Spetta ad Apopo, e nella fattispecie a operatori come Caterina, chiarire che, grazie a un’intuizione avuta oltre vent’anni fa dal belga Bart Weetjens, il fondatore dell’organizzazione, questi ratti, una volta addestrati a riconoscere determinati odori, diventano fiutatori infallibili. Succede con i seppur minimi effluvi emanati dall’esplosivo contenuto in una mina, o dal bacillo della tubercolosi. «Il segreto è semplice come un pezzettino di banana – rivela l’operatrice italiana – frutto di cui questi animali, che ci piace chiamare Hero RATs, sono ghiottissimi, per cui diventa il premio ideale una volta che puntano una mina, i ratti sono troppo leggeri per farla esplodere, oppure un campione infettato dal bacillo della tubercolosi». Una volta chiarito l’effetto-banana, l’opera di riabilitazione del ratto è avviata verso il lieto fine. Che non è così difficile portare a compimento nel caso delle mine anti-uomo, armi atroci nella cui produzione l’Italia ha saputo distinguersi fino alla fine del secolo scorso, quando iniziò l’iter istituzionale giunto al testo di legge anti-mine attualmente all’esame del parlamento. Sarebbe doveroso far vedere anche nel nostro Paese cosa significa la vita in un villaggio africano prima e dopo l’opera di sminamento effettuta dagli Hero RATs che, scovando tredicimila ordigni sepolti, hanno contribuito a liberare un Paese come il Mozambico.


Una vera liberazione

«Si arriva in luoghi dove tutti i percorsi sono segnati, la gente vive nell’incubo che qualcuno salti per aria e i bambini sono tenuti dentro i pollai perché non vadano a giocare nei terreni minati – racconta Caterina –. In questi posti si effettua la bonifica, dirigendo i ratti tenuti al guinzaglio dai loro addestratori finché indicano con il naso dove c’è una mina da disinnescare. Quando l’operazione è finita, si può dire a chi abita in quel villaggio che, magari dopo vent’anni, può finalmente correre e seminare dove vuole. A quel punto scoppia una festa imprevista quanto travolgente, dovuta alla liberazione da una sorta di terrore totalizzante, in grado di condizionare qualsiasi momento della vita quotidiana». La missione compiuta dagli Hero RATs in Mozambico aiuta ora a concentrare le attenzioni su un altro Paese africano, l’Angola, dove si calcola siano milioni le mine interrate durante trent’anni di guerra civile, mentre ne occorsero molti meno, alla Cambogia del dittatore Pol Pot, per essere cosparsa da un numero si presume ancora più alto di ordigni. Anche in Cambogia Apopo è presente con una propria base operativa, dove Caterina è attesa in missione entro l’anno. Ma i topastri gambiani non sono solo eroici ma anche socievoli e affettuosi, al punto che diventa divertente adottarne uno, al modico costo di sette dollari al mese. Chi decide di sostenere l’addestramento di un ratto Apopo sarà informato via mail sulle missioni compiute. Emozioni che solo gli Hero RATs sanno riservare.

 
 

 

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