Scarp Novembre
Binario giusto

Nuova vita per le stazioni dismesse: da luoghi insicuri e sfregiati da graffiti e vandalismi diventano oasi di incontro e socialità non solo per chi utilizza il treno ma per tutto il territorio. Sono ormai 400 gli spazi che Ferrovie dello Stato ha assegnato a enti o associazioni di volontariato per un totale di oltre 65 mila metri quadrati di superfici rigenerate. Dalle mense per i poveri, alle scuole di breakdance per i giovani immigrati, dalle botteghe equosolidali ai mercati second hand, dai circoli ricreativi a quelli culturali: il panorama dell’offerta nelle “stazioni sociali” è ricco e variegato. Un affare “perfetto” per tutti gli attori in campo e a guadagnarci, una volta tanto, è tutta la comunità. Ora, però, visti gli ottimi risultati ottenuti, servirebbe un nuovo cambio di passo

di Paolo Riva

All’inizio fu l’ostello per persone senza dimora della Stazione Termini a Roma, voluto dall’allora direttore della Caritas, don Luigi Di Liegro. Era il 1987 e, da allora, di spazi nelle nostre stazioni ne sono stati assegnati tanti al no profit, alle grandi realtà del terzo settore come alle piccole associazioni di volontariato, negli scali cittadini come in quelli dei piccoli paesi. «L’anno scorso i comodati d’uso attivati tra Fs ed enti no profit erano 350, quest’anno toccheremo quota 400 per circa 65 mila metri quadrati di superfici rigenerate – si inorgoglisce Fabrizio Torella, responsabile delle Attività Sociali di Ferrovie dello Stato Italiane –. «La domanda è in crescita esponenziale» – gli fa eco Giuseppe De Stefano, presidente del Centro Servizi per il Volontariato di Napoli e delegato nazionale di Csvnet per questo tema. «D’altra parte – continua Giuseppe De Stefano – si tratta davvero di un affare “perfetto”. Il terzo settore, e il volontariato in particolare, hanno una fame enorme di spazi perché devono far fronte a una domanda di servizi in crescita con budget sempre più risicati. Per contro, le Ferrovie possiedono un grande patrimonio immobiliare che rischia, con l’aumento delle stazioni non presidiate di essere lasciato nel completo degrado». Ad inizio anno, infatti, le stazioni impresenziate (cioè attive, ma senza personale) erano circa 1.700, un numero in crescita perché, spiega ancora Torella, «dagli anni ‘90 la trasformazione tecnologica ha fatto sì che sempre meno scali necessitino della presenza dei ferrovieri». Il risultato è spesso il degrado e così, per combatterlo e non far perdere valore al proprio patrimonio, Fs ormai da quasi due decenni fornisce gli spazi in comodato gratuito a quegli enti no profit che garantiscono la manutenzione e un presidio del territorio. I casi sono innumerevoli e vanno da realtà che si occupano di ambiente e turismo a quelle impegnate nell’assistenza, da associazioni che fanno cultura e aggregazione alla protezione civile.

Entra il grande associazionismo
«La novità dell’ultimo biennio – prosegue Torella – è l’aver dedicato delle corsie preferenziali al grande associazionismo». Nel marzo 2013, la scelta ha portato Fs a firmare quattro protocolli con Legambiente, Associazione italiana turismo responsabile, Legacoopsociali e Csvnet, il Coordinamento nazionale dei centri di servizio per il volontariato. Un’intesa, quest’ultima, che è stata messa a frutto, tra i primi, proprio da De Stefano. «A dicembre inaugureremo i nuovi uffici del Csv locale all’interno della stazione impresenziata di Napoli Gianturco. Si tratta di un edificio di 700 metri quadri che ospiterà corsi di formazione, una biblioteca, aree espositive, un internet point, un centro per persone in difficoltà. Ci sarà anche il nuovo bar dello scalo, con prodotti del commercio equo solidale e inserimenti lavorativi protetti. Nel progetto sono stati coinvolti anche Comune e Regione, attraverso cui abbiamo ottenuto dei fondi europei. Sono convinto che questo luogo ha le potenzialità per diventare il cuore pulsante del quartiere. E, soprattutto, mi auguro che venga preso ad esempio, che diventi un modello replicabile anche altrove». Le Ferrovie, infatti, sembrano intenzionate a proseguire sul binario percorso in questi anni. «Progetti come questo – conclude Torella – hanno ricadute positive non solo sulle associazioni o sui soggetti che questi enti raggiungono ma su tutta la cittadinanza. Per noi, il terzo settore, soprattutto in un momento di crisi per il mercato immobiliare come quello che stiamo vivendo, è una risorsa assolutamente affidabile, spesso anche dal punto di vista commerciale». E Ferrovie dello Stato, invece, che compagno di viaggio è per il no profit italiano? Assolutamente sorprendente, secondo De Stefano, molto lontano dagli stereotipi di lentezza e burocrazia che spesso accompagnano pezzi di enti pubblici. «Sta facendo grossi sforzi per venirci incontro – conclude il presidente di Csv di Napoli – e, fino ad ora, non abbiamo avuto a che fare con quell’ottusa burocrazia contro cui spesso ci scontriamo in altri ambiti».