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Alzheimer: Il paese ritrovato

Sarà certamente un luogo di cura ma anche di incontro in cui residenti, familiari, volontari e operatori potranno stare insieme, parlare, fare la spesa, bere un caffè, andare in chiesa così come accade nella vita di tutti i giorni. Così si garantirà una qualità della vita adeguata.

di Ettore Sutti

Immaginate un quartiere realizzato interamente a misura di malato di Alzheimer. Un luogo in cui le persone non si sentano rinchiuse o costrette ma in cui possano muoversi liberamente. In cui siano presenti negozi, un bar, un piccolo supermercato, una cappella, un cinema e finanche un’agenzia viaggi. E in cui chi lavora in tali attività sia personale qualificato in grado di “capire” le diverse situazioni e uniformarsi alle esigenze di ogni paziente. Un sogno che presto diventerà realtà. Si chiama Il paese ritrovato il progetto su cui sta lavorando la cooperativa La Meridiana di Monza, realtà che da oltre 40 anni lavora nell’assistenza degli anziani. «Il sistema di cura degli anziani con demenza – spiega Roberto Mauri, direttore de La Meridiana –, non riesce a garantire una qualità della vita decente in quella fase che va da quando la gestione domiciliare del malato non è più sostenibile (impossibile sostenere a lungo un supporto 24 ore su 24 sette gioni su sette da parte di un parente o di un caregiver) a quando l’anziano viene preso in carico da un reparto Alzhaimer di una Rsa. Sebbene ormai molte strutture utilizzino strumenti per favorire la miglior convivenza possibile, quando una persona che si considera sana entra in contatto con questa realtà, in cui non si riconosce, aumenta il suo livello distress e le sue reazioni costringono la struttura a utilizzare interventi di tipo farmacologico e di costrizione obbligandola a una vita certamente poco degna».


Risposte concrete

Il paese ritrovato vuole essere la risposta a questo bisogno. «Siamo una cooperativa sociale nata da un gruppo di volontari di una parrocchia attivi in una Rsa – continua Roberto Mauri –. Oggi abbiamo 330 operatori in diverse strutture che vanno dai centri diurni alle Rsa agli hospice. Il nostro obiettivo è quello di stare accanto allepersone per farle stare bene. Per questo abbiamo lanciato l’idea di realizzare questo progetto e, non avendo fondi a disposizione, abbiamo coinvolto persone e aziende che credessero in questo tipo di proposta. Incredibilmente i soldi sono arrivati: abbiamoraccolto 6 dei circa 8 milioni e mezzo di euro necessari per la realizzazione della struttura che prevede otto appartamenti da otto persone, per un totale di 64 ospiti». Un luogo chiuso ma permeabile, capace cioè di prendere stimoli anche all’esterno. «Quello a cui noi abbiamo pensato è certamente un luogo di cura – spiega ancora Mauri – ma anche di incontro in cui residenti, familiari, volontari e operatori possano incontrarsi, parlare, fare la spesa andare in chiesa, così come accade nella vita di tutti i giorni».


Struttura all’avanguardia

Ma non solo. La nuova struttura sarà utilizzata anche per sperimentare buone pratiche che saranno poi messe a disposizione ad altre strutture simili, pubbliche e private. «Abbiamo coinvolto università, centri di ricerca e aziende per rendere questo centro unpunto di riferimento dal punto di vista costruttivo e tecnologico. Come compagni di viaggio avremo il Politecnico di Milano, il Cnr, la Liucc di Castellanza. Previste soluzioni innovative come stanze e armadi che si aprono solo alla presenza del legittimo proprietario, per evitare che la convivenza diventi ingestibile, o strumenti di monitoraggio non invasivi non solo della posizione del paziente ma anche del tono dell’umore, per permettere agli operatori di approcciarsi nella giusta maniera e con proposte congrue. Ma anche zone illuminate e profumate in maniera particolare, per stimolare rilassamento o dare punti di riferimento importanti. E il bello è che siamo riusciti a coinvolgere in questo progetto tantissimi professionisti che si sono messi a nostra disposizione in maniera gratuita. Compagni di viaggio fantastici come i light designer delle Olimpiadi a Pechino o una profumiera di Grasse, città della Provenza, che studierà per noi essenze ed aromi più adatte alle nostre esigenze». Il cantiere de Il paese ritrovato partirà a giorni e nel 2018 si dovrebbe andare a regime. «Contiamo di raccogliere i fondi che mancano per completare tutte le opere – conclude Mauri –. Con un solo obiettivo: fare stare bene le persone. Noi non puntiamo a fare fatturato ma vogliamo assistere le persone al meglio. Sempre con un sorriso».