Scarp Marzo
Vaccino: prima gli ultimi

Vaccinare prima i ricchi o prima i poveri? Le aziende farmaceutiche alla fine hanno trovato il modo per frenare la pandemia ma non sono in grado di produrre il vaccino nelle quantità necessarie per immunizzare tutti. Quindi che fare? Gino Strada di Emergency: «Per ottenere l’immunità di gregge bisogna vaccinare almeno tra il 70 e l’80 per cento della popolazione mondiale. In un mondo dove gli spostamenti avvengono in maniera così veloce, se non globalizziamo anche la cura, non ne usciremo». Partire dagli ultimi, per salvare anche i primi, dunque. E il sistema per farlo esiste, lo dice il regolamento dell’Organizzazione Mondiale del Commercio: qualora un’azienda non sia in grado di produrre in quantità sufficiente o a prezzi abbordabili il farmaco di cui detiene i diritti si può liberalizzare il brevetto.

di Francesco Chiavarini

Vaccinare prima i ricchi o i poveri? Le aziende farmaceutiche hanno alla fine trovato il siero che può immunizzarci dal Covid-19. Ma non sono in grado di produrne in quantità sufficienti per tutti. Stabilire allora una lista di priorità è diventato necessario. Si è scelto, generalmente, di difendere i più esposti al contagio: prima i medici, il personale sanitario, gli insegnanti e così via. Ma anche le disuguaglianze sociali contano non poco nella probabilità di contrarre il virus. E così di fronte alla scarsità di risorse, come sempre accade, l’urticante dilemma è infine giunto a mordere le nostre coscienze. Partire dai primi o dagli ultimi? Preoccupata per i ritardi della campagna vaccinale, la neo assessora alla sanità della Lombardia, Letizia Moratti, ha proposto (salvo poi smentire) di ripartire l’antidoto al Sars-Cov- 2 tra le Regioni in base alla capacità dei propri abitanti di contribuire al Pil. Dando l’impressione, diciamo così, di voler privilegiare i ricchi, seppure per pragmatiche ragioni. In Vaticano hanno scelto una strada diversa. Per volere di Papa Francesco, nei primi giorni di febbraio, hanno ricevuto la prima dose di vaccino Pfizer 25 homeless ospitati a Palazzo Migliori, una delle strutture di accoglienza dell’Elemosineria Apostolica della Santa Sede. Prima i poveri, dunque. Con questo gesto il Pontefice ha voluto ribadire la sua scelta di campo, la centralità del Vangelo, come rifermento costante della sua predicazione. Ma privilegiare i più poveri nella campagna vaccinale può avere motivazioni non esclusivamente umanitarie. Lo ha spiegato molto bene Zahid Chauhan, medico di base, responsabile per le politiche sanitarie del Comune di Oldham, nella contea inglese di Great Manchester.


Questione di sanità pubblica

«Prendersi cura delle persone più vulnerabili della società è anche una questione di sanità pubblica», ha detto alla stampa locale incuriosita dalla sua decisione di somministrare il vaccino agli ospiti dell’ostello per senza tetto della città, dopo avere chiesto inutilmente al governo di Boris Johnson di inserire gli homeless tra le categorie delle persone vulnerabili da immunizzare prima degli altri cittadini. Chi vive in strada più difficilmente può difendersi dal Covid, perché spesso non può lavarsi, non ha a disposizione mascherine o gel igienizzanti. Quando si ammala accede più difficilmente alle cure e, poiché, spesso, ha anche altre patologie dovute alle precarie condizioni di vita, può sviluppare più facilmente i sintomi più gravi della malattia. Inoltre nelle strutture di accoglienza rischia di infettare ospiti e personale e, quindi, di diventare, suo malgrado, un veicolo di infezione. Ha destato scalpore la diffusione del virus tra i senza tetto di Parigi. Secondo una ricerca dell’Istituto Pasteur e Medici senza frontiere in alcuni ostelli per clochard della capitale francese, dove non erano state prese sufficienti precauzioni, la percentuale di contagio è arrivata fino al 94 per cento. Partire dagli ultimi, tuttavia, non è il principio che sta guidando le campagne vaccinali nel mondo. In Europa il solo Stato (Vaticano a parte) che ha deciso di farlo sistematicamente è la Danimarca. Il governo di Copenaghen ha deciso di collocare al quinto posto (su 12) gli homeless: 6.500 persone secondo il ministero degli Affari Sociali del Paese.


Italia ferma al palo

Ci sono però diverse iniziative di portata locale. In alcune città americane, dove il problema è convincere i più emarginati a sottoporsi al vaccino, si sono inventati degli incentivi per estendere anche ai più poveri la campagna di prevenzione. Per esempio a Detroit gli operatori hanno consegnato una card in occasione della somministrazione della prima dose che dà diritto a riscuotere un dono se ci si presenta anche per il richiamo. Una strategia simile è stata adottata in Canada. E in Italia? Alle prese con una campagna vaccinale che stenta a decollare, nessuno ha trovato il coraggio di porre la questione. Una delle rare voci che si è levata esplicitamente per sostenere la necessità di vaccinare i senza tetto è quella del movimento Dipende da noi che ha chiesto alla Regione Marche di includere tra le categorie prioritarie nella campagna anti-Covid gli homeless. «In questa parte della popolazione il rischio di contagio risulta elevato, proprio per le peculiari caratteristiche della vita che conducono. Se non lo vogliamo fare, come sarebbe giusto, in nome dei principi solidaristici ed universali della Costituzione, facciamolo almeno per rispondere all’interesse generale, quello di arginare efficacemente la pandemia», ragiona Roberto Mancini, professore di filosofia teoretica dell’università di Macerata, che guida l’associazione marchigiana.

 
 

 

Un commento a Scarp Marzo
Vaccino: prima gli ultimi

  1. Simonetta Pirazzini scrive:

    all’attenzione di Francesco Chiavarini e del direttore di Scarp de’ tenia, Stefano Lampertico, che questa settimana conduce Prima Pagina a Rai Radio 3.
    Con preghiera di sollevare ancora questo tema e di diffondere. Per il bene di tutti.
    Invio questo link per un articolo assai ben documentato

    https://www.saluteinternazionale.info/2021/03/gli-invisibili-e-il-diritto-al-vaccino/

    Grazie per l’attenzione

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