Scarp Marzo
Serena e il suo teatro camper

Quando lo spettatore entra nel camper, lo vediamo guardarsi intorno, scorgere gli oggetti o reperti del percorso. Poi gli facciamo scegliere un titolo. A quel punto si sente il rumore della portiera che si chiude… E il viaggio può avere inizio.

di Daniela Palumbo

Serena Di Blasio si è diplomata all’Accademia d’arte drammatica Nico Pepe, a Udine, dove vive. Ha cominciato subito a lavorare nel teatro di narrazione e di figura con testi di drammaturgia contemporanea, soprattutto, recitando a fianco di registi importanti. Lavora anche in compagnie indipendenti come l’Accademia de Gli Sventati o il Teatro della Sete, a Udine, così come per teatri stabili come il Teatro comunale, Crt, di Gorizia. Serena è anche regista e autrice di testi per l’infanzia. Da anni conduce laboratori teatrali nelle scuole e per adulti. Insomma, una carriera da professionista. Ma nel corso degli anni l’attrice ha sentito la necessità di misurarsi anche con modalità meno convenzionali. «Ho iniziato a ricercare una poetica personale, e ho cominciato a curare anche la scrittura dei testi. Gli spettacoli e i progetti creativi mi hanno portato un po’ in tutta Italia».


Spettacolo itinerante

Poi, poco più di un anno fa, è arrivato Caravan Stories, uno spettacolo itinerante per spettatore singolo che si compone di tredici racconti, scritti durante un viaggio solitario di Serena. Partendo dal nord est italiano, l’artista si è diretta verso l’entroterra del sud Italia, ha attraversato il confine dell’Adriatico, è giunta sulla costa balcanica per poi tornare al punto di partenza. Attraverso proiezioni, musiche, teatro di figura, allestite all’interno di un furgone, Serena racconta le storie che ha incontrato e che parlano di confini, intesi come frontiera fisica, ma anche come contenitore di universi emotivi. Gli ultimi Caravan Stories, Serena li ha portati a Milano. Poi è ricominciato il lockdown e i teatri sono stati chiusi. Anche il suo spettacolo itinerante – nonostante lo spettatore sia solo uno – è diventato impossibile da realizzare. Ma appena sarà consentito, Serena riprenderà il suo teatro viaggiante.


Schegge emotive

«Questo è sicuro, anche perché Caravan Stories nasce da un viaggio e da un desiderio molto importante per me: ritrovare delle cose che mi ero persa per strada. Alla fine di un matrimonio. Il viaggio è sempre un allontanarsi da una realtà troppo vicina e troppo costante. Da lontano a volte le cose si vedono meglio. Mi sono messa in viaggio con un mezzo lento, che mi permettesse di cogliere i dettagli. Ho fatto camperizzare un furgoncino Volkswagen e sono partita. Un mezzo nuovo, in una fase nuova della mia vita. Io, il mio cane, una pupazza. Più di 3.600 km, 33 giorni di viaggio, su strade secondarie e con una cartina geografica, di quelle che si usavano un tempo e ora non più. Dall’esperienza al racconto teatrale il processo è lungo. È durato un anno, durante il quale Serena ha riletto i diari di viaggio, ha provato a rielaborare l’ esperienza che genera sempre schegge emotive che sedimentano nella memoria. «Sono nati i testi teatrali, un video e un sonoro. Ho cercato una persona che potesse collaborare con me, nella ricerca di immagini che completassero la scrittura. Ho trovato una grande professionista e artista a tutto tondo, Luigina Tusini. Abbiamo elaborato 13 episodi, della durata di 10 minuti. Abbiamo pensato che la cosa migliore per raccontare l’esperienza della strada allo spettatore fosse di portarlo con me, in viaggio. Innanzitutto, facendogli provare il piacere di essere il solo a godere di un racconto, e in un luogo che è già un viaggio: quando lo spettatore/viaggiatore entra nel camper, lo vediamo guardarsi intorno, scorgere gli oggetti o reperti del percorso. Poi gli facciamo scegliere un titolo che racchiude un’esperienza e una tappa del viaggio. A quel punto sente il rumore della portiera che si chiude… e il viaggio ha inizio». Oggi tutto questo è fermo. «In questo momento non c’è modo di metter in scena spettacoli. Si possono fare video, ma lo trovo un surrogato molto insoddisfacente dello spettacolo dal vivo. Credo che dovremmo forse inventare forme di fruizioni nuove, non arrenderci nel cercare di tenere acceso il fuoco del teatro nelle nostre comunità».

 
 

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

* Copy This Password *

* Type Or Paste Password Here *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>