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Perchè la schiavitù esiste

Kailash Satyarthi è nato a Vidisha, in India, nel gennaio 1964. Nel 2014 è stato insignito del Premio Nobel per la Pace insieme alla pakistana Malala Yousafzay. Da molti anni lavora instancabilmente per liberare bambini e adulti da varie forme di schiavitù, lottando contro il lavoro minorile, lo sfruttamento e la sopraffazione dei più piccoli.

intervista di Stefano Lampertico

Sorridente. Elegante nel suo abito bianco e nero. Incontriamo Kailash Satyarthi nella sede di Mani Tese, l’ong nata più di cinquant’anni fa per combattere la fame e gli squilibri tra Nord e Sud del mondo. Ha un linguaggio diretto questo ingegnere indiano, premiato con il Nobel per la pace nel 2014 insieme alla pakistana Malala Yousafzai per le loro lotte “contro la sopraffazione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all’istruzione”.

Kailash, le nostre interviste iniziano sempre con una domanda. Cosa ricorda della strada e del quartiere in cui è cresciuto? Che immagini le vengono in mente pensando alle strade della sua infanzia?
Sono cresciuto in una casa che si trovava in una piccola via, una strada non asfaltata, con la terra battuta. Quella strada era per noi il nostro campo di calcio. Mettevamo una piccola porta fatta con qualche pietra o del legno. Non ero un bravo calciatore. Purtroppo quando arrivava qualcuno, un pedone o una bicicletta, dovevamo smettere. Giocare a calcio in una strada molto stretta era divertente ma molto impegnativo perché dovevamo fermarci di continuoe a volte eravamo anche in procinto di segnare un goal! Spesso spariva anche la palla. Abbiamo fatto di tutto in quella strada, che si riempiva di fango quando pioveva. Si cadeva spesso. Ho queste immagini tra i miei ricordi.

Bambini, sfruttamento dei minori, tratta di esseri umani. Qual è la fotografia della realtà? Quali le sfide ancora da raccogliere
Nel mondo 168 milioni di bambini sono lavoratori a tempo pieno e i senza lavoro sono200 milioni. Cinque milioni e mezzo di bambini sono ridotti in schiavitù e questo numero non diminuisce anzi è in aumento. E nuove forme di schiavitù arrivano anche in Europa attraverso i bambini spariti. In Europa mancano all’appello migliaia di bambini. Europol sospetta che possano essere caduti nelle mani di trafficanti di esseri umani per scopi diversi: abuso sessuale, schiavitù, accattonaggio. Un traffico di persone che vale 150 miliardi di dollari. Stiamo parlando di nuove forme di schiavitù, di reati attuati da gruppi di criminali che non possono essere ignorati. Ci sono Paesi come Siria, Iraq, Afghanistan, dove ibambini, anche molto piccoli, vengono rapiti, tenuti in ostaggioe venduti a scopo di prostituzione. Questa è la nuova sfida che dobbiamo raccogliere.

Come eliminare allora queste nuove forme di schiavitù?
Le persone devono avere consapevolezza che la schiavitù esiste ancora, nonè stata abolita. E imedia e i social media hanno un ruolo cruciale nel divulgare questa presa di coscienza. Nel recente passato, fino a vent’anni fa, in Europa e in tutto il mondo, i governi erano i principali attori nel processo di risoluzione delle questioni che riguardavano da vicino i diritti umani. Negli ultimi tempi lo scenario è cambiato. Protagonisti sono diventati gli attori economici insieme alla società civile. Quindi ora abbiamo tre importanti soggetti in questo processo: Stato, imprese e società civile. Ma sfortunatamente nella relazione tra questi soggetti ci sono molte lacune. La relazione di fiducia tra gli uomini d’affari e la società civile si ferma alla beneficenza. E in egual modo il rapporto tra i Governi e la società civile, in tutto il mondo, va migliorato. Il problema della schiavitù si risolve se questi tre attori si muovono in un rapporto di fiducia.

Quale ruolo ha giocato la globalizzazione?
La globalizzazione da un lato ha portato crescita economica e apertura, ma dall’altro ha creato la domanda di forza lavoro a basso costo nei paesi in via di sviluppo. Per questo motivo nel processo di produzione e distribuzione si possono trovare facilmente sfruttamento e schiavitù minorile. Le grandi aziende dipendono molto dai fornitori locali. Indumenti, scarpe, borse e persino articoli elettronici, vengono prodotti da bambini ridotti in schiavitù. Occorre dunque che vi sia una forte presa di coscienza da parte dei consumatori e da parte delle aziende. Nessun bambino deve essere sfruttato per la produzione di questi beni. Spesso le grandi aziende fanno beneficenza, donano soldi. E si fermano lì. Ma occorre fare un passo in avanti sul piano della responsabilità sociale d’impresa. Occorre rendere sempre più chiaro il processo di produzione, rendere trasparenti le forniture. Questa sarà la sfida dei prossimi dieci anni, e sarà importante in questo senso lavorare insieme con le grandi aziende, perché esse non sono solo macchine per fare soldi ma anche artefici del cambiamento sociale. E come può una grande azienda essere responsabile nei confronti delle persone? Con un principio: mai distruggere l’essere umano per generare facili guadagni.

Kailash, qual è la sua idea di libertà?
La libertà è il dono più prezioso che Dio ci ha dato. E’ un dono divino. Perché tutti nasciamo liberi? Perché Dio lo ha voluto, perché vuole vederci liberi e crescere liberi. Qualsiasi azione che compromette o mette fine a questa libertà è un gesto contro Dio. Intendo ogni azione che blocca le normali scelte di crescita e le decisioni di una persona, libertà di imparare, di avere un’istruzione, di prendere decisioni, di giocare, di avere una vita felice. La libertà implica una responsabilità nei confronti della società, non è anarchia, è autodisciplina senza alcuna imposizione esterna. E la libertà cresce con la civiltà, più c’è civiltà, più siamo liberi.

Insieme a lei è stata premiata con il Nobel anche Malala. Che rapporto avete?
Malala è mia figlia.

Cosa c’è nel futuro di Kailash?
La schiavitù non è ancora finita quindi il mio scopo è ancora quello di combatterla. Abbiamo costituito una nuova fondazione la Kailash Satyarthi Children’s Foundation che lavorerà su tre obiettivi. Il primo è la costituzione di un istituto che lavorerà per la promozione del pensiero olistico. Oggi le politiche a favore dei bambini sono molto frammentate sia sul piano della salute, che in quello dell’istruzione, protezione e aiuto legale. Il secondo obiettivo è cercare di replicare modelli di buone pratiche coinvolgendo lo Stato, la società civile e le imprese. E il terzo obiettivo, e qui un ruolo importante lo potete giocare anche voi come giornali di strada di tutto il mondo, è lanciare la più ambiziosa e imponente campagna mai realizzata a difesa dei bambini. Da una parte ci sono milioni di bambini privati della loro infanzia, della loro libertà, istruzione, assistenza sanitaria, cibo, madall’altraparte ci sono milioni di giovani ricchidi ideali, con tanto entusiasmo ed energia che vorrebbero fare qualcosa di più per la società. Ma se la società nonè in grado di offrire loro alternative, rischiano di diventare egoisti, egocentrici e la frustazione rischia di trasformarsi in intolleranza e violenza. Questo è lo scopo di questa grande campagna diretta ai giovani, affinché possano sentirsi persone capaci di cambiare le cose. E il ruolo dei social media – strumenti veloci – sarà fondamentale.