Scarp Marzo
Paura di crescere

Fragili e infelici. Questa la fotografia degli adolescenti che sempre più spesso tratteggiano ricerche sociologiche e media. Una situazione che diventa tragica per chi da questa fragilità viene sopraffatto: secondo l’Oms nel 2020 il 12 per cento degli adolescenti potrebbe essere affetto da psicopatologie gravi. Sul banco degli imputati la quasi totale assenza di prevenzione e una generazione di genitori sempre più incapaci di dire no e di staccarsi dai figli. E c’è chi decide (gli hikikomori) di non uscire più dalla propria stanza.

di Daniela Palumbo

Quando hai 16 anni e l’orizzonte più lontano che riesci a guardare è il tuo presente, qualcosa non torna. La speranza, l’attesa del futuro, innanzitutto. E non è cosa da poco. Disillusi, chiusi, concentrati su loro stessi, fagocitati dal web, con in testa la fuga ma incapaci di staccarsi dalla famiglia; in una parola: fragili. In due: fragili e infelici. È la fotografia degli adolescenti emersa dalle ricerche sociologiche e dai media. Ma c’è chi dalla fragilità è sopraffatto. E allora accade che l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) lanci l’allarme sul numero di adolescenti che nel 2020 potrebbe essere affetto da psicopatologie gravi: il 12 per cento. Intanto, anche dalle grandi città arrivano segnali di allarme: il “Regina Margherita” di Torino avverte che l’8% dei ragazzi piemontesi sono presi in carico dai servizi psichiatrici, sempre nello stesso ospedale si registrano due nuovi tentati suicidi di adolescenti a settimana. Al Sant’Andrea di Roma su 250 visite agli adolescenti, effettuate in 10 mesi nel 2015, la metà ha riguardato l’ambito psichiatrico. Il numero maggiore di interventi terapeutici sono orientati su: anoressia e bulimia, abuso di alcool e droghe, dipendenza dal web, bullismo, cyberbullismo, autolesionismo. Tentato suicidio.


Chiusi in una stanza

E poi ci sono gli hikikomori. A Milano, gli psicologi del centro per l’adolescenza il Minotauro, si stanno specializzando nella cura di quello che sta diventando un problema sociale da grandi numeri: 50, forse 80 mila i ragazzi coinvolti. Una forma di disagio esistenziale, denominato ritiro sociale, che da dieci anni, circa, ha fatto la sua comparsa in Italia. In Giappone (qui nasce nella seconda metà degli anni Ottanta) è conosciuto, appunto, come sindrome hikikomori, ovvero: stare in disparte. Anche in Francia, Spagna, Corea eStati Uniti il fenomeno hikikomori sta crescendo velocemente. «Per ritiro sociale – ci spiega Antonio Piotti, psicoterapeuta del Minotauro – si intende quel comportamento con il quale gli adolescenti, quasi tutti maschi, rifiutano ogni relazione sociale. I genitori che arrivano da noi hanno già visto il figlio chiudersi in camera da almeno sei mesi, i ragazzi non vogliono vedere nessuno, né coetanei né parenti. A volte anche i genitori sono rifiutati, li tollerano solo per nutrirsi. A un certo punto non si lavano neppure più. Tutti hanno smesso di andare a scuola. Dormono fino al pomeriggio e cominciano a chattare e a giocare sul web fino all’alba». Tante le differenze con gli hikikomori giapponesi sia per quanto riguarda le cause della patologia, ma anche rispetto all’insorgere dei sintomi: in Giappone il ritiro comincia a manifestarsi a 18 anni e può andare avanti fino ai 40. Da noi inizia alla fine della terza media e può durare fino ai 18/20 anni. «All’inizio – racconta il dottor Piotti – pensavamo che gli hikikomori fossero fagocitati dalla rete, dal virtuale,ma questa non è la causa, è solo la conseguenza del loro ritiro. Poi abbiamo ipotizzato che la causa fosse il legame con le madri italiane: una dipendenza che può esasperare l’ansia da separazione. Ma le madri degli hikikomori non erano particolarmente protettive. Infine, la vera causa, è di natura antropologica: il ritiro sociale adolescenziale è la conseguenza della società contemporanea di tipo narcisistica in cui c’è un bisogno ossessivo di esibire il corpo e, dunque, la necessità di un corpo adeguato. Se non si sentono pronti gli adolescenti cominciano a isolarsi. Perché c’è una distanza enorme fra come si percepiscono – brutti e goffi – e il loro ideale di sé, che mira, invece, alla perfezione. Cominciano col provare vergogna quando sono insieme agli altri. Sentono di essere inadeguati rispetto alle richieste della nostra società e ciò rende impossibile la costruzione del sé che, invece, consentirebbe il passaggio all’età adulta».


Far crescere l’autostima

Il 90% degli hikikomori è maschio. «Questo perché – prosegue il dottor Piotti – nelle ragazze il senso di inadeguatezza rispetto al proprio corpo si manifesta con i disturbi alimentari, l’anoressia o la bulimia sono patologie più femminili, il ritiro sociale, più maschile». Al Minotauro i terapisti puntano su diversi aspetti. I genitori e la rete sono i più importanti. Il web è una cartina di tornasole degli interessi del ragazzo, anche per capire i canali attraverso cui è possibile creare un contatto. «Ai ragazzi che ancora hanno un minimo di relazione con l’esterno – conclude Piotti – proponiamo laboratori dove esprimere la propria creatività e far crescere autostima: dal cinema, al teatro, ai video, alla rete. E poi lavoriamo moltissimo sui genitori: in modo che sappiano come gestire la reclusione senza scatenare l’aggressività del figlio e fornendo loro le modalità di comportamento per ricominciare a tessere una relazione con l’adolescente».