Scarp Marzo
Nuova vita a vecchi abiti

Un progetto, quindi, che diventa un’occasione di riscatto e di rinascita, e che ha richiesto grandi energie per riuscire a organizzare gli impegni delle mamme con la collaborazione dei volontari che hanno deciso di partecipare, a partire da Simone Badioli, amministratore delegato di Aeffe Group, azienda che ha donato i tessuti.

di Stefano Rossini

«Devo parlare? Posso parlare?». Si sistema la mascherina Nunzia, una delle sette ragazze ospitate nelle comunità Suor Caterina Giovannini di San Martino Montelabbate e Amiris di Roncofreddo, che partecipano al progetto Fantasie di perle. Nunzia è la più esuberante, ha voglia di raccontare un lavoro che la rende felice e soddisfatta, circondata dalle compagne e ora anche colleghe che la interrompono per aggiungere particolari, e le passano i vestiti che hanno creato e che vogliono mostrarci. Tutte sono accomunate dalla voglia di rinascita offerta da questo lavoro e dall’essere state vittime di violenza. Nessuna scende nei particolari delle proprie vicende personali. Solo qualche accenno ogni tanto a una “storia passata importante”, frase che nasconde tutta una vita. Siamo in una grande stanza, nel sottotetto di un casolare sulle prime colline di Rimini, a San Martino Montelabbate. Nel centro c’è un grande tavolo da ping pong ingombro di stoffe e modelli, e più in là, vicino alla finestra, due scrivanie con sopra alcune macchine da cucire. Le ragazze lavorano a testa bassa: chi disegna un modello di abito su un foglio, chi taglia la stoffa ricalcando la forma dal modello, chi cuce. Alle loro spalle su tre relle sono appese le fatiche del loro lavoro: tante felpe grigie con cappuccio, ma anche gonne, pantaloni e altri abiti che le ragazze hanno disegnato e realizzato con l’aiuto dello stilista Mirco Giovannini e la modellista Maria Goretta Clementi.


Laboratorio artigianale

Sembra, e anzi, è un laboratorio artigianale. Come quei sottoscala e quei garage in cui, dal nulla, sono nate le grandi imprese che poi hanno conquistato il mercato. Chissà se questo sarà anche il destino di Fantasie di perle. Sicuramente le ragazze ce la stanno mettendo tutta. E non solo loro. «Fantasie di perle è stato progettato insieme alla dottoressa Marcella Bondoni e presentato all’ufficio Pari Opportunità della Provincia di Rimini. L’intento è duplice – spiega suor Mirella Ricci, delle Maestre Pie dell’Addolorata –: da un lato fornire alle ragazze una serie di competenze utili per acquisire una nuova e creativa professionalità e dall’altro promuovere il riuso di abiti in buone condizioni, pratica questa che si coniuga con i principi di sostenibilità ambientale». Un progetto, quindi, che proprio a partire dalla dignità del lavoro diventa per le donne ospitate nella comunità un’occasione di riscatto e di rinascita, e che ha richiesto grandi energie per riuscire a organizzare gli impegni delle mamme insieme alla collaborazione delle tante persone e dei volontari, a partire da Simone Badioli, amministratore delegato di Aeffe Group, azienda che subito si è resa disponibile donando tessuti «ma anche – afferma Badioli – il knowhow dei nostri collaboratori per permettere alle ragazze di realizzare e completare i capi di abbigliamento disegnati. Appena le Maestre Pie ci hanno cercato abbiamo subito accettato la sfida perché si tratta di un progetto di sostegno a tante donne che hanno subito condizioni di vita difficili. La nostra azienda è particolarmente attenta al mondo femminile e da sempre siamo impegnati sul tema sociale». Il lavoro si svolge nella struttura di San Martino Montelabbate, dove le donne vengono due volte a settimana. «Non è facile conciliare tutti gli impegni delle ragazze con il lavoro – precisa Maria Letizia Ravaioli, referente della comunità Suor Caterina Giovannini – come tutte le mamme hanno tanto da fare, devono stare dietro ai figli. C’è chi ne ha uno, due, chi ne ha cinque, e poi lo sport, gli altri impegni, non è facile. Per cui due giorni vengono qui insieme ai professionisti, ma poi continuano anche da casa. È un modo per riorganizzarsi, per ripartire con quell’ordine che finora è mancato nella loro vita».


Capi di alto valore

Nel frattempo le ragazze si concentrano nella creazione e nel confezionamento dei capi d’abbigliamento: felpe, maglie e gonne che raccontano non solo la voglia di essere belle e alla moda, ma anche la storia di chi ci ha lavorato, delle vicissitudini passate prima di approdare alla comunità. A guardarle ridere e lavorare assieme non si direbbe che un passato violento e doloroso grava sulle loro spalle, e forse questo è il principale risultato del progetto, riuscire a spostare lo sguardo dal passato al futuro. Un futuro ricco di possibilità. «I nomi che diamo a queste maglie sono nomi importanti – conclude Nunzia –. Sono i nomi dei nostri figli, che ci hanno aiutato in questo periodo, e che ci aiuteranno anche a confezionare i pacchi che poi spediremo». Come dire: una felpa non è soltanto una felpa.

 
 

 

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