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Meracinque: 5 sorelle, riso e tecnologia

Ogni metro quadrato dei nostri terreni è analizzato da una sonda Gps, che passa sul campo e crea una mappa grazie alla quale capiamo le aree più o meno fertili, quelle in cui dovremo seminare di più, quelle che richiedono un certo tipo di concime: in questo modo possiamo personalizzare la produzione e avere una raccolta omogenea.

di Alberto Rizzardi

Chi è della generazione Ottanta e Novanta si ricorderà, forse, il cartoon Una per tutte, tutte per una, che raccontava il passaggio dall’adolescenza all’età adulta delle sorelle March; per gli altri vale Piccole donne, romanzo da cui l’anime giapponese era tratto. Dalla Pennsylvania di fine Ottocento al Veneto dei giorni nostri: anche qui, nelle campagne tra Verona e Mantova, c’è un gruppo di giovani sorelle, cinque per la precisione, che sono tutte per una e una per tutte. Meracinque è il nome del progetto avviato poco più di un anno fa dalle sorelle Tovo, che si sono messe in testa di realizzare un sogno, far qualcosa insieme, e di dar vita al miglior riso Carnaroli di sempre, rivoluzionando i metodi di produzione e facendolo diventare risorsa per il territorio. A trasmettere la passione per l’agroalimentare papà Paolo, che nella sua azienda agricola alleva bovini e produce cereali: «Quando gli abbiamo annunciato la cosa credo sia rimasto abbastanza scioccato – sorride Benedetta Tovo –. Con cinque figlie femmine, tutte con studi e percorsi lavorativi diversi, aveva un po’ perso la speranza che qualcuna andasse avanti nell’attività di famiglia. Coltiviamo riso da anni, ma non l’avevamo mai venduto prima d’ora con un nostro marchio: abbiamo pensato che potesse essere un buon punto di partenza perché è un cereale senza glutine, in linea con le tendenze del momento». Ognuno in famiglia ha un compito preciso: c’è Benedetta, la secondogenita, che, lasciata una carriera in ambito moda, fa la spola tra Londra e Villafranca per coordinare il tutto; c’è la sorella maggiore Margherita, anche lei a Londra, che dopo una laurea in Giurisprudenza, è nel settore enologico ed è l’anima creativa (e la cuoca) delle cinque. Ci sono poi Silvia, 28 anni, che vive a Milano e si occupa della parte commerciale; Anna, quasi commercialista, che cura la parte amministrativa, e la più giovane, Maria Vittoria, studente di economia e marketing internazionale e jolly del gruppo. Ci sono, ovviamente, anche papà Paolo, con i suoi preziosi consigli, e mamma Rita, che dà una mano in amministrazione e logistica.


Una squadra affiatata

Una squadra a tutti gli effetti: «Non è sempre facile – sorride Benedetta – perché siamo tante donne e, per di più, sorelle, tutte con caratteri ben definiti. Non ci risparmiamo nulla, ma abbiamo raggiunto un buon equilibrio: ognuna ha le sue peculiarità e questo è un valore aggiunto». Neanche la frammentazione geografica è un grosso problema, anzi: «La ricchezza deriva proprio dall’essere in luoghi diversi, dall’apertura al mondo, pur mantenendo un legame saldo con la nostra famiglia e la nostra terra». Tecnologia, sostenibilità e qualità della materia prima gli architravi del progetto: «Crediamo fortemente nell’impatto che ogni business, anche piccolo, può avere sull’ambiente e sulla salute delle persone, perciò abbiamo investito e investiamo molto in ricerca e nelle nuove tecniche dell’agricoltura 4.0, che ci consentono di avere un controllo totale delle coltivazioni, senza l’uso di pesticidi o processi di sintesi. È più complesso e costoso, ma alla fine paga». Qui sta il valore aggiunto di Meracinque: in un momento in cui in Italia la superficie a riso è diminuita per il crollo dei prezzi, sperimentare diventa la chiave per affrontare in modo vincente presente e futuro. «Lanciarsi nel riso in questo momento è un po’ un azzardo – ammette Benedetta –: l’unico modo per riuscire a venderlo e dargli valore è raccontare la sua storia e praticare un’agricoltura diversa». Sul fronte dell’agricoltura 4.0 l’Italia c’è, ma la strada è ancora lunga: stando ai dati dell’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e del laboratorio Rise dell’Università di Brescia, il nostro Paese è al top in fatto di soluzioni innovative per gli imprenditori agricoli che vogliono praticare un’agricoltura più redditizia e meno impattante sull’ambiente, ma quest’offerta non si trasferisce in modo corposo sul campo, con appena l’1% della superficie agricola gestito con sistemi avanzati. «Ogni metro quadrato dei nostri terreni è analizzato da una sonda Gps, che passa sul campo e crea una mappa grazie alla quale capiamo le aree più o meno fertili, quelle in cui dovremo seminare di più, quelle che richiedono un certo tipo di concime: possiamo così personalizzare la produzione e avere una raccolta omogenea. Facciamo, poi, una semina a dose variabile – continua Benedetta – e sui primi germogli spruzziamo microorganismi effettivi, in arrivo dal Giappone, che rinforzano le difese immunitarie della pianta. È una sorta di vaccino naturale: le piante tendono al 95% a non ammalarsi di patologie fungine». Si ottiene così un chicco sano, consistente e robusto capace di mantenere la cottura. La differenza tra un riso normale e uno eccellente passa anche da qui: non è un caso che in breve tempo Meracinque si sia fatto conoscere e apprezzare da addetti ai lavori e non. «Abbiamo avuto ottimi riscontri dal canale Horeca, siamo state scelte da chef, ristoranti stellati e hotel. Sta prendendo piede anche la vendita online e siamo entrate in una serie di piccole gastronomie di quartiere a Milano e Verona attente alla qualità».

 
 

 

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