Scarp Marzo
L’Urania Basket continua a stupire.

Abbiamo 500 abbonati, niente male visto che l’anno scorso giocavamo in un palazzetto da 350 posti. La nostra tifoseria è giovane ed è fatta di amici, di famiglie, di fratelli e di parenti. Ci conosciamo quasi tutti perché ci sentiamo parte di un’unica grande famiglia. E in una famiglia quando c’è la stima reciproca si vince sempre.

di Luca Cereda

È una squadra che mette il noi sempre prima dell’io. Sia nella propria metà campo, dove difende in gruppo, che nella metà campo avversaria, perché quando attacca è come un coro. Questo accadeva sia sul campo dell’oratorio della parrocchia di Santa Maria del Suffragio a Milano dove in principio è nata, sia oggi nel suo nuovo paradiso, il Palalido, lo storico impianto meneghino che dopo l’ultimo rifacimento ha preso il nome di Allianz Cloud. La squadra di cui stiamo parlando è l’Urania Basket. Tre promozioni in nove anni, una cavalcata entusiasmante che non ha bisogno di tanti aggettivi, la si legge sul volto e nella voce di Luca Biganzoli, general manager della squadra. «Quest’anno abbiamo una formazione in tutte le categorie. Dal mini-basket all’Under 18, seguiamo oltre 400 bambini e ragazzi. Teniamo corsi nelle scuole e possiamo contare sul lavoro di ottimi allenatori». Se il Palalido è il tempio della pallacanestro meneghina, una sorta di Madison Square Garden italiano, nel palazzetto le voci dei giovani atleti e il suono del pallone rimbombano, ma più forte è l’eco del passato, legato a doppio filo con gli Stati Uniti. Il fascino del basket a stelle e strisce è infatti all’origine di questa singolare società fondata nel 1952. «Decisivo fu infatti un viaggio negli States di alcuni amici dell’oratorio milanese: dei pionieri rimasti folgorati da una squadra dei college americani vollero importarne sia i colori delle canotte, il rosso e il blu su fondo bianco, che il soprannome Wildcats». Il simbolo, il gatto selvatico, era la mascotte della squadra di Lexington, dove ha sede l’Università del Kentucky. Così i colori e quel bagaglio a stelle e strisce sbarcarono nella città dei navigli. Una nascita che sconfina nel mito, visto che anche il nome Urania è ispirato a una musa delle mitologia greca.


Dai ricordi alle cronache

Il libro delle memorie di Urania è molto ricco a cominciare dalla diatriba per il campo: nell’oratorio di Santa Maria del Suffragio il campo da basket tagliava in due quello da calcio, per cui si entrava facilmente in collisione su chi dovesse giocare. Questo non ha mai fermato l’entusiasmo delle origini, quando i ragazzi si allenavano con tutte le condizioni atmosferiche, solo la neve forse riusciva a fermarli. «Oggi i nostri giocatori sono professionisti e lo fanno come lavoro, anche se molti studiano all’università», spiega Biganzoli. Un successo di passione nata in oratorio e che ha contagiato i tifosi: «Abbiamo 500 abbonati – spiega il general manager –, niente male visto che l’anno scorso giocavamo in un palazzetto da 350 posti. L’obiettivo è portare duemila persone al Palalido E in alcune gare ci siamo andati molto vicino».


Il derby con l’Olimpia

Tanti sono già i momenti da incorniciare nella storia recente dell’Urania: «Potrei dire la vittoria l’anno scorso a Montecatini che ci ha dato la promozione in A2. O la prima vittoria in questo campionato». Niente però è paragonabile all’esordio al Palalido nell’amichevole con l’Olimpia: «L’Urania oggi è diventata la seconda squadra della città e sono in tanti a sognare i derby che negli anni ’70-’80 infiammarono la rivalità tra Pallacanestro Milano e Olimpia. Con loro abbiamo un bellissimo rapporto di collaborazione, soprattutto per le giovanili e anche il figlio del coach dell’Olimpia, Ettore Messina gioca con noi. È stato fantastico affrontarli in amichevole davanti a oltre cinquemila persone». Un’iniziativa voluta dalle scarpette rosse che «ci ha fatto enorme piacere perché ci ha dato tanta visibilità. Speriamo ce ne sia presto un’altra».


Il futuro parte dalle radici

«La più grande aspirazione e il più grande obiettivo di Urania è fare del club un posto dove si sta bene, un luogo dove i ragazzi possano avere un percorso di crescita», sottolinea Luca Biganzoli. Ciò che conta per Urania viene trasmesso, oggi come allora, ai più piccoli da subito. «I ragazzi che vengono da noi sanno che per noi prima del basket viene altro: famiglia e studio. Poi certo, nel giocare devi essere serio e allenarti bene. Se prendi un impegno devi mantenerlo, perché è così anche nella vita». I principi dello sport sono semplici, basilari, e vincere non basta: «La vittoria è importante, nessuno lo nega, ma bisogna ottenerla in un certo modo, non a tutti i costi. È quello che cerchiamo di insegnare nei campi estivi e nei progetti che portiamo avanti anche nelle scuole». Questa mentalità coinvolge tutti, non solo i nostri atleti ma anche i tifosi: «Noi non abbiamo ultrà. La nostra tifoseria è giovane ed è fatta di amici, di famiglie, di fratelli e di parenti. Ci conosciamo quasi tutti perché ci sentiamo parte di un’unica grande famiglia – conclude Biganzoli –. E in una famiglia quando c’è la stima reciproca si vince sempre».

 
 

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

* Copy This Password *

* Type Or Paste Password Here *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>