Scarp Marzo
In Trattoria, per non smettere di sognare

La prima cosa che noti quando entri da noi è che non ci sono tavoli singoli ma solo tre lunghe tavolate. Quando il locale è pieno sei costretto a sederti accanto agli altri. Devi aver voglia di metterti in gioco e accettare di cenare di fianco a degli sconosciuti e socializzare.

di Ettore Sutti

Prendete una quindicina di quarantenni, quasi tutti precari, una zona popolare ma non troppo di Milano, un locale, tre tavoloni e una cucina, la voglia di stare insieme e un pizzico di follia. Mettete a cuocere il tutto per un anno e mezzo – tanto ci è voluto per trasformare l’idea in realtà – e servite. La Trattoria popolare – Arci Traverso è pronta. Non pensate però alla solita cosa un po’ fighetta e radical chic da sinistra salottiera con le tovaglie a quadretti e i piatti destrutturati. Qui si mangia davvero a prezzo popolare a mezzogiorno e sera. Ma non solo. O meglio: non si mangia e basta. Qui si vuole fare qualcosa in più: utilizzare il cibo, lo stare insieme, per ricreare un tessuto sociale. «Veniamo tutti da esperienze aggregative divario tipo – racconta Anna, una delle socie della Trattoria popolare – anche se nessuno aveva grandi esperienze nel campo della ristorazione. Ci è piaciuta l’idea di poter mettere la gente attorno a un tavolo nontanto per far cassetto ma per cercare di far passare, anche tramite questo momento, dei valori in cui crediamo. L’idea di base è creare un luogo di incontro in cui le persone non entrano solo per mangiare ma perché si sentono parte di una comunità. Tra noi soci funziona così. Essendo in massima parte precari capita che qualcuno abbia necessità particolari – ad esempio le spese dentistiche – cui non riesce far fronte. In quel caso gli altri soci si autotassano per dare una mano. Ci piacerebbe che questo modello si allargasse ad altri soci e al quartiere».


Non solo cibo

La zona attorno a via Figino è popolare è sta reagendo bene alle provocazione. «Siamo quasi sempre pieni.Abbiamo anche sfondato nella comunità dei sudamericani che vengono da noi per le feste di compleanno. Il gancio è sempre commerciale – vengono da noi perché spendono relativamente poco – ma utilizziamo questi momenti per proporre altre iniziative». Quindi uno spazio aperto a presentazioni, momenti formativi – dalle società di mutuo soccorso ai progetti di solidarietà – ma anche capace di promuovere stili di vita alternativi rispetto al mainstream. «La prima cosa che noti qui da noi – continua Anna – è che non ci sono tavoli singoli ma solo tre lunghe tavolate. Quando è pieno sei costretto a sederti accanto agli altri. Devi aver voglia di metterti in gioco e accettare di cenare di fianco a degli sconosciuti. Non dico sia semplice, per carità, ma qui entra in gioco la capacità di chi quella sera è in sala per creare il giusto feeling tra le persone. Non si può semplicemente far sedere gli ospiti e portare il cibo. C’è voluto tempo e tanta fatica anche da parte nostra ma alla fine la formula funziona. Chi viene da noi, oggi, viene anche per quello».


Serata a offerta libera

La serata più particolare della Trattoria popolare è il giovedì a offerta. In pratica chi viene mangia e paga quanto vuole, senza vincoli né obblighi. «In verità ci sarebbe piaciuto non avere un listino prezzi ma far sempre decidere gli ospiti. In verità questo tipo di proposta è molto più complicata di quanto sembri. Complicata per chi viene da noi a cena che non si capacita del fatto che non ci sia un prezzofisso, ma anche nostra perché dobbiamo essere capaci di accettare il fatto che un piatto a cui noi teniamo particolarmente non viene apprezzato dagli avventori. Anche qui ci è voluto tempo e pazienza ma, alla fine, questa ormai è una delle serate che funziona di più. E non pensate che in queste sere si incassi meno». Incassi, appunto. Visto i prezzi più che popolari vien da chiedersi come possa stare in piedi la baracca… «Qui nessuno fa questo come primo lavoro – continua Anna –. Tranne le tre persone che sono il punto di riferimento, a cui viene garantito un rimborso spese , tutti gli altri stanno qui in maniera volontaria. Fanno questo perché gli piace farlo. Perché questo è un luogo che sentono loro e quindi non importa se devono fare qualche sacrificio. Poi noi proponiamo una cucina povera, fatta di tagli alternativi di carne, legumi e verdure di stagione. Si può comunque mangiare bene anche senza scegliere filettoo gamberoni. E siamo sempre molto attenti alle quantità. Nella ristorazione si butta molto e questo fa alzare i prezzi. Facendo la spesa tutti i giorni calcoliamo le quantità in maniera molto precisa. Non avendo scarto possiamo limare i prezzi». Il cibo è solo una scusa per ritrovarsi. L’offerta culturale e sociale è una parte fondamentale del loro lavoro. «Organizziamo almeno due momenti di spettacolo o di approfondimento a settimana – conclude Anna –. Molti di noi lavorano nel sociale e cerchiamo di portare anche qui gli stimoli con cui ci confrontiamo quotidianamente. Devo dire che funziona. Sul fronte spettacoli non paghiamo mai le persone che vengono ma facciamo raccogliere offerte a cappello al termine della serata. Spessosiportanoacasa più di quanto noi potremmo mai offrire». Tutto molto bello. Ma, alla fine, perché lo fate? «Perché ci piace. Ed avere un buon motivo per alzarsi la mattina».

 
 

 

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