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Baby-azzardo: i ragazzi della macchinetta

Giocano, illusi di mettere alla prova le loro abilità. In realtà, si introducono in un tunnel che conduce a un solo esito possibile: si perde. E magari persino ci si ammala. Centinaia di migliaia di minori italiani vengono reputati “giocatori problematici”: l’allarme, e i primi percorsi per reagire

di Stefania Culurgioni

Gli adulti giocano d’azzardo perché nel profondo cercano un riscatto. La vita è dura, ci sono difficoltà economiche, il lavoro non va bene, la situazione familiare traballa. E allora si punta sulla fortuna, «perché – pensa, o in qualche modo sente il giocatore, anche se ovviamente ciò non sta scritto da nessuna parte e non è dimostrabile in alcun modo– se tutto va male, almeno quella andrà meglio». I minori invece giocano perché fraintendono il significato di quello che stanno facendo: complice la pubblicità ingannevole con cui vengono presentati i giochi, pensano di mettere alla prova le loro abilità intellettive. Invece è solo caso, e di solito si finisce spennati. Una cosa però è certa: secondo Eurispes, qualcosa come 30 milioni di italiani giocano d’azzardo. Tra essi, 2 milioni sono a rischio e quasi 800 mila ormai patologici. Insomma, numeri da epidemia sociale. L’ultima ricerca sul gioco d’azzardo è stata realizzata dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr). Rivela che quasi il 50% della popolazione presa come campione, tra i 15 e i 64 anni, ha giocato somme di denaro almeno una volta nel corso degli ultimi dodici mesi. Andando nello specifico, e prendendo soltanto la fascia di età dei giovani tra i 15 e i 24 anni, è emerso che il 36% di loro ha fatto una giocata nell’ultimo anno: di questi, il 27% si possono considerare “giocatori sociali”, mentre il 9% “giocatori problematici”. Potrebbe sembrare una percentuale bassa, in realtà corrisponde a 500 mila persone.

In verità si perde sempre
Si pone, quindi, un problema nuovo: le ludopatie giovanili. Sebbene giochino meno in generale, i giovani presentano più frequentemente, rispetto agli adulti, situazioni di gioco problematico. «Il problema è la manipolazione semantica che ci sta dietro – spiega Maurizio Fiasco, sociologo e consulente per diverse associazioni anti-usura italiane –, cioè lo scambio di significati, la loro alterazione. Il gioco d’azzardo è un gioco totalmente aleatorio, casuale, e invece viene fatto passare ai minori come qualcosa che dipende dalle loro abilità. Per i ragazzi, in pratica, diventa un’esperienza che può attribuire loro un’identità, uno statuto». La legge in realtà parla chiaro: il gioco d’azzardo ai minori è vietato, ma le forme di controllo sono pressoché inesistenti, o comunque troppo difficili da mettere in atto, soprattutto perché ormai la maggio parte del gioco d’azzardo si è spostata in rete. «In Italia ci sono 450 mila slot machine – continua Maurizio Fiasco – e 14 mila sono le sale dedicate al gioco. Poi ci sono i pubblici esercizi, che sono 70 mila, anch’essi con macchinette da gioco, e poi c’è l’online. I controlli, se ci sono, certamente non sono sufficienti; anzi, quello che sta esplodendo, è proprio il fenomeno del gioco in internet, per il quale i giovani non si propongono più da soli, ma si associano in gruppo, si organizzano». Ad essere più esposta, secondo lo studio del Cnr, è la popolazione maschile, sia giovani sia adulti. In generale, il 10% dei giovani maschi giocatori rischia di sviluppare dipendenza da gioco d’azzardo, cioè cinque volte di più rispetto alle coetanee, anche se la popolazione femminile ha probabilità doppia di cadere nel gioco problematico rispetto agli uomini nella fascia tra i 25 e i 64 anni (di recente, per esempio, la pubblicità ha puntato molto sulle donne, spingendo su giochi come bingo, gratta e vinci, lotto, superenalotto).

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