Scarp Maggio
I violini mi hanno salvato la vita

Il violino a cui tengo di più è il primo che ho fatto perché è quello che mi ha cambiato la vita. Ed è quello che ho regalato a mia figlia. Mi viene spesso a trovare, trascorriamo del tempo insieme e lei è orgogliosa di me. Questo è ciò che mi rende in assoluto più felice.

di Generoso Simeone

Fabrizio dice che adesso è un uomo felice. «La sera vado a dormire tranquillo, soddisfatto del mio lavoro e pensando già a quello che dovrò fare il giorno dopo. È una sensazione bellissima». Forse era questa stessa ricerca della serenità che lo spinse a imboccare strade sbagliate, quelle ti sembrano più veloci e facili. Furti e rapine come scorciatoie per il benessere e per placare l’inquietudine dell’anima, ma che ti portano solo a perdere la libertà. «Sono stato in carcere undici anni, di cui cinque in Spagna. Sono venuti a prendermi alle Canarie e nel 2008 mi hanno trasferito in Italia, a Opera». Opera non è un penitenziario come glialtri. Oltre a essere il più grande delle 225 carceriitaliane con circa 1.400 detenuti di cui 1.300 con condanne definitive, è anche quello che ospita i maggiori esponenti del crimine italiano, da Totò Riina in giù. Per Fabrizio Fornara, 49 anni, originario della provincia di Novara e con un passato da cuoco, Opera è stato un luogo di redenzione. Perché se il fine della pena è restituirealla società una persona cambiata, nel caso di Fabrizio l’obiettivo è stato raggiunto. Oggi è un affermato liutaio, vive a Cremona e non sono pochi quelli lo chiamano “Maestro”.


Passione nata in carcere

«Ho iniziato a costruire violini nel laboratorio di liuteria di Opera. Era il 2009 e ho cominciato per curiosità, non sapevo nemmeno cosa volesse dire la parola liutaio». A Fabrizio hanno commissionato violini dalla Svizzera e dalla Repubblica Ceca. I suoi strumenti sono stati in Corea e in Germania. «Devo ringraziare il mio maestro, Edgar Russ, che porta in giro i miei lavori e li fa conoscere. Lui mi stima molto e questo per me è motivo di grande soddisfazione». La bottega di Edgar Russ, un austriaco che da giovane è giunto a Cremona col sogno di costruire chitarre e che in tre decenni è diventato uno dei più importanti e prestigiosi liutai della città, è una boutique gioiello che strabilia e dove il fare artigiano si tramuta in arte raffinata. Fabrizio qui è di casa, viene spesso a chiedere consigli, a confrontarsi, a imparare. «Vivo a Cremona dall’ottobre 2014 e qui sto benissimo, è una bella città, la capitaledeiviolini. Ho conosciuto un po’ tutti i liutai esi sentono un po’ di rivalità e gelosie. Negli ultimi anni dicono ci sia il problema degli strumenti costruiti a basso costo dai cinesi. Io vado avanti per la mia strada anche perché per me fare un violino è prima di tutto un’emozione. Così come la prima volta che ho sentito suonare uno strumento fatto da me. Mi sono messo a piangere dalla contentezza». Fabrizio è tutto casa e bottega, appartamento al primo piano e laboratorio al piano terra. «Passo qui tanto tempo, inizio la mattina alle otto e non mi rendo conto più delle ore che passano. Rimango spesso fino alle dieci di sera evengo anche nei fine settimana».


Un lavoro di precisione

I violini che costruiva in carcere sono molto diversi da quelli che fa adesso. «Dentro ho iniziato e imparato tanto. Sono molto gratoal laboratorio di liuteria perché se non ci fosse stato ora non sarei qui. Ma non c’è paragone con quanto faccio oggi. Fuori si devono seguire delle regole ferree, gli standard di qualità richiesti sono molto più alti, bisogna stare attenti a tutti i dettagli. È un lavoro di assoluta precisione e di estrema concentrazione». Fabrizio tornerà presto a Opera in veste di insegnante per il laboratorio della Casa di reclusione. «Cercherò di trasmettere quello che ho imparato. Penso che fare qualcosa in carcere aiuti tantissimo. Però non dovrebbe essere una semplice mansione. Io, ad esempio, ero tra i cuochi di Opera perché quello era sempre stato il mio lavoro. Ma era una routine, lo facevo solo per mantenermi. Invece i violini sono stati da subito una passione. È questo che fa la differenza». Fabrizio ha un rapporto speciale con gli strumenti che costruisce. «Il primo violino l’ho fatto in tre anni, adesso ci impiego tre settimane, ma ogni pezzo è come il primo. In questo lavoro si deve cercare la perfezione e io provo continuamente a migliorarmi. Anche se ho preso la mano e acquisito un po’ di mestiere non c’è mai un violino uguale all’altro. Dal tipo di legno, alla lavorazione fatta di misure millesimali, fino alla vernice, che preparo io stesso, tutto influisce sul suono. I violinisti sono sempre alla ricerca dello strumento che suoni meglio di quello che hanno e tu glielo devi dare». Il laboratorio di liuteria del carcere di Opera è un progetto della Fondazione Casa dello spirito e delle arti di Milano. Ad aprile una delegazione della Fondazione è stata ricevuta in Vaticano e un violino fatto da Fabrizio è finito nelle mani di Papa Francesco. «Fa un certo effetto sapere che un mio violino ce l’abbia il Papa. Ma il violino cui tengo di più è il primo che ho fatto perché è quello che mi ha cambiato la vita.Ed è quello che ho regalato a mia figlia. Mi viene spesso a trovare, trascorriamo del tempo insieme e lei è orgogliosa di me. Questo è ciò che mi rende in assoluto più felice».