Scarp Maggio
Cena dell’Amicizia, 50 anni con gli ultimi

Per celebrare al meglio i 50 anni dell’associazione abbiamo inaugurato la Casa di Alessia. La struttura, che si trova in via Spadini a Milano ed è dedicata ad Alessia Petitti, una giovane volontaria venuta a mancare all’età di 37 anni, 15 dei quali spesi in favore di Cena, è composta da un appartamento condiviso che può ospitare fino a sei persone.

di Ettore Sutti

L’idea di partenza è stata semplice quanto geniale. Pensato per le persone in difficoltà, gli ultimi degli ultimi, quelli che dormono per strada. Son quelli lì, i senza dimora, che spesso parlano da soli perché nessuno li ascolta. Un invito a cena. Ma con tutti crismi, sia chiaro. Non una semplice distribuzione di cibo a chi ha bisogno. Ma un mettersi tutti insieme a tavola per condividere sì il cibo, ma anche tempo, attenzione. E dignità. Questo, in estrema sintesi, è il segreto che ha permesso all’associazione Cena dell’Amicizia di tagliare in ottima salute il traguardo dei 50 anni di attività. Tutto nasce nel maggio 1968, un periodo di grandi cambiamenti. Ermanno Azzali, il fondatore, insieme a un gruppo di amici decide di fare la sua rivoluzione. A piazza Piola si ferma di fronte a una panchina e invita a cena un barbone, che per quei ragazzi è soltanto e soprattutto una “persona”, anche se senza dimora. L’idea era quella di offrire a tutti uno spazio di dignità per far riaccendere, dove possibile, la voglia di riscatto e garantire una seconda possibilità. E la forza di volontà del suo fondatore, che aveva perso le gambe e un occhio giovanissimo, continua nel lavoro di chi oggi porta avanti l’associazione. Associazione che negli anni è cresciuta ed ha cambiato più volte modalità di intervento per meglio rispondere alle necessità delle persone. Ecco allora il centro diurno, quelli di accoglienza notturna maschile e femminile, una serie di appartamenti protetti da riservare alle persone impegnate in un processo di reinserimento, fino a uno spazio espositivo in cui mostrare e vendere quanto realizzato nei laboratori.


La Casa di Alessia

«Per celebrare al meglio i 50 anni dell’associazione – spiega la presidente Carla Gussoni – abbiamo inaugurato ufficialmente la nuova Casa di Alessia. La struttura, che si trova in via Spadini a Milano ed è dedicata ad Alessia Petitti, una giovane volontaria venuta a mancare all’età di 37 anni, 15 dei quali spesi in favore di Cena, è composta da un appartamento condiviso che può ospitare fino a sei persone (sia donne che uomini) e che permette agli ospiti di avviare un reale percorso di autonomia con l’obiettivo di acquisire la completa indipendenza. Quella stessa struttura ha ospitato, per oltre 15 anni il nostro centro femminile notturno, struttura che, dunque, non veniva sfruttata nel corso della giornata. Proprio nell’ottica di offrire le migliori opportunità di relazione e riscatto alle persone, abbiamo deciso di trasformare il centro in un appartamento condiviso». Tantissime le persone passate in questi anni da la Cena. Ognuna con una propria storia. Come quella di Beatrice, entrata al centro notturno femminile da adolescente “arrabbiata”, brava solo a sfidare gli educatori ma incapace di mantenere un impegno scolastico o di lavoro. Grazie al lavoro di operatori e volontari, però, qualcosa in Beatrice cambia e inizia relazionarsi con gli educatori. Con l’aiuto dei servizi sociali e della cooperativa Cerchi d’acqua – che si occupa di donne maltrattate e abusate – ricostruisce i momenti oscuri della sua vita che hanno contribuito a renderla così “arrabbiata”. Beatrice ha frequentato brillantemente un corso professionale, portandolo a termine e ha cominciato a riallacciare i rapporti con membri della propria famiglia d’origine. Cena dell’Amicizia ha anche aiutato Beatrice a trovare un lavoro e ad affrontare un passaggio impegnativo: l’ingresso in un appartamento protetto. La storia di Beatrice, ma anche quelle di Antonio, un senza dimora che grazie a Cena è diventato il responsabile della redazione di strada di Scarp de’ tenis e che da poco è andato in pensione è tipica del lavoro di rete e sinergia che l’associazione ha messo in pratica in questi anni. «I nostri numeri sono importanti ma non altissimi – conclude il coordinatore dei centri di accoglienza, Andrea Gazziero –, proprio perché pensiamo che sia importante offrire un percorso di assistenza e relazione il più personalizzato possibile. Perché solo trovando le motivazioni giuste per quelle persone (lavoro, abitazione, relazione) si può sperare di farle cambiare prospettiva».

 
 

 

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