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Varoufakis: i giornali di strada sono un dono

Yanis Varoufakis (Atene, 24 marzo 1961) è un economista e politico greco. È professore di teoria economica all’università di Atene. Dopo la laurea in Statistica Matematica consegue il dottorato in Economia all’Università dell’Essex. Alle elezioni greche del 2015 si è candidato con Syriza. Eletto al parlamento ellenico è stato Ministro delle Finanze nel primo governo Tsipras, dimettendosi dopo il referendum del 5 luglio 2015 in Grecia, per favorire il dialogo del suo governo con l’Eurogruppo.

di Laura Kelly – foto di Dimitri Koutsomytis

La recessione e la grave crisi economica che ha colpito la Grecia negli ultimi anni ha trasformato l’assetto politico del paese ellenico. Syriza, il partito politico di sinistra, salito al potere nel 2015 ha governato, e sta governando, con un programma anti-austerity che l’ha portato in conflitto con la Commissione europea, ilFondo monetario internazionale e la Banca centrale europea. Yanis Varoufakis, nel primo governo di Syriza, era il Ministro delle Finanze. Paladino di una politica antiausterità, capace di lasciare il suo incarico –prestigioso – in segno di protesta per l’accordo di salvataggio accettato dal Primo ministro greco Alexis Tsipras. Nonostante abbia lasciato il governo lo scorso luglio, Varoufakis non ha lasciato la politica attiva, promuovendo in tutta Europa un nuovo movimento politico, il Diem (Democracy in Europe Movement 2025). Yanis Varoufakis, a giugno, ad Atene, ha incontrato i delegati dei giornali di strada appartenenti alla rete mondiale di Insp (International network of street papers).


Varoufakis, cosa ne pensa di questo Summit che vede qui ad Atene i rappresentanti dei giornali di strada di tutto il mondo?

Il dialogo, lo scambio di informazioni e l’atmosfera generale sono eccellenti. Credo che vi sia un paradosso incredibile in giornali come The Big Issue o Shedia, o in una qualsiasi di queste pubblicazioni. Se riesci ad affrontare il problema delle numerose persone che vivono per la strada, di fatto nel tempo il tuo lavoro diventerebbe inutile. Mi sentivo esattamente così quando sono stato per un breve periodo Ministro delle Finanze. Il mio lavoro era quello di apportare cambiamenti e renderli efficaci, così da non essere più, nel tempo, “necessario”. Per questo penso che i giornali di strada siano importanti. L’acquisto di una copia non è esattamente un atto di filantropia, non è un regalo, bensì ottieni qualcosa. E dopo aver letto diverse copie di questi giornali, posso tranquillamente dire che sono pubblicazioni di ottima qualità.


Oltre ad occuparsi dei senza dimora, il Summit di Insp è anche un raduno di media indipendenti. Cosa ne pensa?

Penso che possono iniettare un po’ di linfa vitale nella società, perché i media non indipendenti a volte succhiano il sangue dalla stessa democrazia. Specialmente qui in Grecia. È lampante. Ci sono banche fallite che possiedono media falliti a loro volta. L’unico modo che hanno per andare avanti è ottenere finanziamenti o prestiti che non saranno mai in grado di ripagare. Prestiti ottenuti dalle banche in fallimento le quali si affidano alla Troika per mantenersi in vita. Una catena di comando che va dai creditori a ciò che ci dicono i media. Questa è la fine della democrazia.


Lei si è opposto alle condizioni per la rinegoziazione del debito per la Grecia, in termini piuttosto drastici. Per esempio ha accusato i creditori greci di waterboarding fiscale. Sono possibili dei cambiamenti?

Diciamolo chiaramente. A Mykonos nessuno paga le tasse. Su di un’isola dove circola così tanto denaro contante, ogni volta che l’ispettore fiscale arriva tutti lo sanno e sanno anche chi è. Ovunque egli vada vengono emesse ricevute e poi, quando se ne va, nessuno le fa più. L’unico modo per risolvere la questione è quello di controllare che il cliente abbia una ricevuta fiscale. Sono stato diffamato per averlo suggerito. Ovviamente penso che questa sia la strada da percorrere e che dovremmo fare qualcosa.


Sta sostenendo la campagna per il referendum nel Regno Unito. Pensa che sia la scelta giusta?

Ho sostenuto e sto sostenendo la campagna per restare nell’Ue. I peggiori nemici della campagna sono persone come David Cameron e Tony Blair. Anche se non credo che Brexit significhi qualcosa di tremendo. Le mie ragioni per cui la Gran Bretagna dovrebbe rimanere in Europa non sono le ragioni di Cameron. Tuttavia credo che la Brexit racchiuda un’ottima argomentazione per quanto riguarda la sovranità democratica che è stata ceduta in gran parte a una cricca di burocrati e istituzioni non-democratiche, anzi, antidemocratiche. Sono contro la Brexit per due ragioni. La prima: anche se si vota per l’uscita dalla Ue, di fatto sarà difficile uscirne. Si è bloccati nel mercato unico che non è solo una zona di libero scambio, è molto più di questo. Vi sono standard comuni, ogni servizio deve essere controllato secondo le norme imposte da Bruxelles; standard di protezione ambientale, di legalità del mercato, tutte varate da Bruxelles. Ci sarebbero anche difficoltà quando si tratterà di scrivere il “libro delle regole” per le attività economiche e sociali. La seconda ragione è che Brexit accelererà il processo politico di disintegrazione dell’Europa. E questo, naturalmente, peggiorerà la crisi economica in Europa etravolgerà la Gran Bretagna in una nuova recessione.


Nonostante la sua avversione peralcune delle istituzioni di Bruxelles, in fondo si sente europeo?

Non condurrei la campagna contro Brexit e Grexit se non lo fossi. Sono un europeista convinto. Cosa avrebbe fatto un buon europeista negli anni ’20 e ’30? Credo che si sarebbe opposto ai poteri forti in Europa. Perché un europeista è anche un umanista e vuole che l’Europa non si laceri. Se sei un vero europeista, devi “combattere” contro Bruxelles, contro Francoforte, contro i poteri forti. Ma non si può farlo accelerando la disgregazione dell’unione che già abbiamo.


Fino ad ora abbiamo affrontato temi importanti, ma cosa fa Yanis Varoufakis nel tempo libero?

Vado in palestra, nuoto, ascolto musica …


Che musica vorrebbe sentire se accendesse lo stereo adesso?

Vorrei ritornare agli anni della mia gioventù per ascoltare ancora gli album degli Stones di metà anni sessanta.

Courtesy of the INSP News Service, insp.ngo