Scarp Luglio
Se l’Europa dichiara guerra ai senza dimora.

In Italia dobbiamo fare i conti con le ordinanze di alcuni sindaci e il Daspo urbano, voluto dal governo Gentiloni e ampliato dal decreto sicurezza dell’attuale esecutivo. Quest’ultimo consente ai sindaci di limitare l’accesso al territorio comunale ad alcune persone considerate pericolose ed è stato applicato anche contro alcuni mendicanti.

di Paolo Riva

Les pics d’or è un premio per i dispositivi architettonici che rendono la vita difficile agli homeless. No, alla Fondazione Abbé Pierre non sono impazziti. La storica organizzazione che aiuta le persone senza dimora in Francia ha semplicemente deciso di usare ironia e sarcasmo per affrontare un problema crescente. Nelle città francesi, ma non solo, aumenta il numero di elementi architettonici pensati per allontanare chi vive per strada. Spuntoni, sbarre, panchine su cui non è possibile sdraiarsi, pensiline degli autobus senza posti a sedere e, persino, fioriere che occupano quegli spazi dove chi è senza casa potrebbe passare la notte. La premiazione è avvenuta a febbraio ed è stata preceduta da una campagna che chiedeva ai cittadini di postare sui social media le foto di questi oggetti, presenti in tutto il Paese. «Le conseguenze di questi dispositivi sono brutali e portano gli homeless a diventare invisibili – spiega la Fondazione –. Con questo premio vogliamo far riflettere su come le nostre città rifiutino le persone più fragili. La nostra è una lotta che si inserisce in un allarmante contesto internazionale di criminalizzazione della povertà, come sta avvenendo in Ungheria». Nel Paese centroeuropeo l’ostilità nei confronti degli homeless non è solo architettonica: dall’ottobre dello scorso anno, dormire per strada è diventato un reato. A deciderlo è stato il controverso governo del sovranista Viktor Orbán, che esercita una forte influenza anche sul sistema giudiziario e sui media. Con il nuovo provvedimento, la polizia può ordinare agli homeless di spostarsi nei dormitori e, qualora dovessero rifiutarsi per tre volte in novanta giorni, può distruggere i loro effetti personali e arrestarli. L’esecutivo, che ha stanziato dei fondi aggiuntivi per l’accoglienza, sostiene che il provvedimento è un modo per garantire condizioni di vita migliori ai senza dimora. Le organizzazioni locali e internazionali, invece, denunciano come i posti letto siano insufficienti e la nuova legge abbia il solo scopo di spaventare gli homeless per farli fuggire dalle strade.


Si sposta solo il problema

Nonostante le proteste della società civile però, a giugno la Corte costituzionale ungherese ha confermato il provvedimento che, per Freek Spinnewijn «serve solo a spostare il problema lontano dallo sguardo dell’opinione pubblica». Secondo il direttore di Feantsa, la Federazione europea degli organismi per i senza dimora, «questo è il più grave tentativo di criminalizzare chi vive per strada tra i diversi che in Europa si sono registrati nell’ultimo decennio». L’Ungheria è, quindi, il caso più eclatante e preoccupante, ma non l’unico. In Grecia e Romania esistono leggi che puniscono chi fa l’elemosina mentre nel Regno Unito a complicare la vita dei senza dimora è un atto giuridico vecchio quasi due secoli. Si tratta del Vagrancy act del 1824, che sanziona chi dorme o chiede soldi per strada, con pene che vanno da una multa fino a sei mesi di prigione (questi ultimi, raramente applicati). Tra il 2014 e il 2017, in Inghilterra e Galles, le persone condannate sono state 6.518. Il dato, secondo la BBC, sarebbe in calo, ma questo non ha impedito la nascita della campagna Labour Homelessness, promossa dal partito Laburista per superare la legge e chiedere un approccio diverso alla questione. C’è poi il caso danese, denunciato dai colleghi del giornale di strada Hus Forbi. Lo scorso ottobre, a Copenaghen, due suoi venditori sono stati multati dalla polizia per circa 130 euro perché, dormendo per strada, avrebbero creato “un accampamento che genera insicurezza”. Non solo. A causa di una nuova legge, è stato vietato loro di vagare o sostare senza motivo sul territorio della capitale danese per un periodo di tre mesi. Il provvedimento, approvato a larga maggioranza durante la cosiddetta crisi dei rifugiati nel 2017, era pensato per scoraggiare gli insediamenti di migranti arrivati da poco o in transito. Eppure, spiega la giurista Maja Løvbjerg Hansen dell’associazione Gadejuristen, «ha colpito più duramente quegli homeless già presenti in città, con legami e relazioni consolidati».


In Italia c’è il Daspo urbano

La situazione ricorda, in Italia, le ordinanze di alcuni sindaci e il Daspo urbano, voluto dal governo Gentiloni e ampliato dal decreto sicurezza dell’attuale esecutivo. Quest’ultimo consente ai sindaci di limitare l’accesso al territorio comunale ad alcune persone considerate pericolose ed è stato applicato anche contro alcuni mendicanti. Che fare, quindi, di fronte a un problema europeo che riguarda anche il nostro Paese? Una risposta ha provato a darla proprio la Fondazione Abbé Pierre che, accanto a Les pics d’or, ha presentato la Dichiarazione dei diritti delle persone senza dimora. Il documento vuole informare gli homeless, sensibilizzare l’opinione pubblica e, soprattutto, spingere le istituzioni ad agire in maniera positiva. Quattordici articoli in tutto, tra i quali spicca il sesto: “Ogni persona senza dimora ha il diritto di utilizzare lo spazio pubblico liberamente e riposare senza ostacoli o limiti di tempo”.

 
 

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

* Copy This Password *

* Type Or Paste Password Here *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>