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Ragazze che odiano ragazze

I casi si verificano in centro come in periferia, in metropoli come in provincia. L’aggressività è una caratteristica che attraversa orizzontalmente gli strati sociali. L’unica tendenza che abbiamo riscontrato è che gli episodi di bullismo accadono più negli istituti tecnici o professionali che non nei licei

di Generoso Simeone

«La bulla femmina è tendenzialmente una ragazza carina, intelligente, che va bene a scuola e che non avrebbe nessun motivo di dimostrare la propria popolarità. Ma il desiderio di essere considerata una sorta di ape regina e di essere sempre più temuta e rispettata dalle altre la fa diventare aggressiva nei confronti di una vittima specifica, che viene accuratamente individuata e colpita».
A tracciare questo identikit molto preciso è Luca Bernardo, direttore del dipartimento Materno-infantile dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano e autore del libro “Il Bullismo Femminile. Ragazze che odiano ragazze. Percorsi nel disagio adolescenziale” (Editore Cult, 2009).

Professor Bernardo, quali sono le caratteristiche del bullismo femminile?
Le ragazze, a differenza dei maschi, antepongono gli attacchi psicologici a quelli fisici. Mentre un ragazzo attacca direttamente e con ferocia, le femmine prima di alzare le mani fanno di tutto per creare una specie di cintura di insicurezza intorno alle vittime. Un’altra caratteristica riguarda la scelta di chi colpire. Viene infatti individuato quel soggetto che manifesta già una qualche forma di debolezza: la compagna goffa in palestra, quella che non veste alla moda o, addirittura, la ragazzina con disabilità.

Come si manifestano gli attacchi alle vittime?
La bulla si avvale di un gruppo di cui è leader. Tutte insieme diffondono maldicenze, pettegolezzi e cattiverie sul conto della ragazza presa di mira. Poi cominciano a comportarsi male con lei. Una settimana la invitano a uscire e si dimostrano loro amiche, la settimana successiva la isolano e la deridono. Ma il peggio arriva quando iniziano a essere coinvolti i professori.

Gli insegnanti non riescono a intercettare le dinamiche in atto?
No, ma non per colpa loro. Succede questo: di solito la bulla manda la compagna più brava della classe a sparlare della vittima con i professori. “Lei non sa come si comporta male” è il ritornello accusatorio. Questo passaggio di informazioni negative arrivate da una fonte considerata autorevole finisce per condizionare gli insegnanti, che cominciano a guardare con occhio diverso la ragazza denigrata. Quando quest’ultima chiede aiuto alle autorità scolastiche i professori la ascoltano e le danno ragione, ma è come se non credessero fino in fondo alla sua versione. Nel gruppo dei docenti si parla della vittima con più di un dubbio.

E poi cosa succede?
A questo punto la vittima è isolata e può essere aggredita. In questa fase le ragazze diventano feroci come i maschi. Ci sono perfino quelle che vanno a imparare le arti marziali per essere sicure di colpire con più cattiveria. La bulla, normalmente, si stanca di tormentare la vittima solo quando ne ha trovata un’altra.

C’è una tipologia di ragazze che caratterizza il bullismo al femminile, per estrazione sociale ad esempio, oppure è un fenomeno trasversale?
A differenza di altri fenomeni di devianza giovanile non ci sono fattori sociali che determinano la propensione a diventare bulle. I casi si verificano in centro come in periferia, in metropoli come in provincia. L’aggressività non è legata a un particolare ambiente, ma è una caratteristica che attraversa praticamente tutti gli strati sociali. L’unica tendenza che abbiamo riscontrato è che gli episodi di bullismo accadono più negli istituti tecnici o professionali che non nei licei.

Dove e quando avvengono gli attacchi?
Certamente a scuola, a partire dalla terza classe elementare a crescere fino alle medie e al secondo anno delle superiori. Ma altre situazioni di vessazione sono il bar della piazza, la festa organizzata, la palestra e, generalmente, i luoghi dove si fa dello sport. Gli spogliatoi, ad esempio, sono tra i luoghi preferiti dalla bulle per compiere i loro soprusi.

Cosa bisogna fare per aiutare le vittime?
Innanzitutto occorre accorgersi del problema riconoscendo i segnali di allarme. La ragazza presa di mira non vuole più uscire di casa, cambia abitudini, stile di vita e perfino l’igiene personale. Tende a frequentare persone più grandi d’età ed evita i luoghi dove rischia di incontrare coetanei. A questo punto bisogna rivolgersi a centri specializzati dove si è seguiti da équipe di professionisti.

Come si recupera una vittima?
Gli interventi da attuare devono andare nella direzione di spiegare alle ragazze che non c’è nulla che avrebbero potuto fare per difendersi. Non devono cioè vergognarsi di non aver saputo reagire. Poi bisogna spiegare loro che ognuno è portatore di un talento e si tratta di scoprire qual è il proprio. Nel nostro centro del Fatebenefratelli facciamo anche degli incontri in palestra per aiutare le ragazze a recuperare l’autostima e a difendersi qualora si dovesse rendere necessario.

Si può intervenire sulle bulle?
Esistono appositi centri. Il lavoro da fare con loro è provare a incanalare la rabbia che vivono in qualcosa di positivo. Perché si tratta comunque di adolescenti che si comportano così perché partono da un substrato di fragilità fatto di noia, mancanza di certezze sul futuro e di una negatività persistente che tramutano in rabbia e che le accompagna nel loro percorso di vita.