Scarp Luglio
Paesi salvati dal coraggio

L’Italia è il Paese dei Comuni, delle piccole città e dei tanti borghi. Ma proprio quest’Italia, quella dell’interno o delle aree montane, a Nord come a Sud, si sta svuotando. Nel 2005 ben 5.539 Comuni contavano meno di 5 mila abitanti. Di questi, 2.381 erano già in avanzato stato di abbandono e i rimanenti già completamente spopolati. Ma non tutti si arrendono, e c’è chi ci crede così tanto che prova a invertire la rotta. Come a Sant’Anna di Valdieri in Piemonte, dove otto donne hanno ripreso in mano l’accoglienza in paese o Ollolai dove il Comune vende case a 1 euro chiedendo in cambio di sistemarle e abitarle . O Sutera, in Sicilia, dove l’accoglienza offerta a dei rifugiati dopo il tragico naufragio avvenuto nel 2013 a Lampedusa ha aiutato a far ripartire l’economia locale. «L’accoglienza non è una soluzione ideale – spiega il paesologo Franco Arminio –, perché le soluzioni ideali non esistono, ma coraggiosa. Non si tratta di essere buoni, qui è in gioco la volontà di sperimentare una nuova visione di sviluppo e avviare un nuovo umanesimo». Ci vuole coraggio. E un briciolo di incoscienza. Scarp vi racconta le storie di chi ci sta tentando.

di Marta Zanella

A Sant’Anna di Valdieri, piccolo borgo delle montagne cuneesi in Valle Gesso, vicino al confine con la Francia, campeggia ancora la scritta “W la Regina” sul muro di quello che oggi è un bed and breakfast. Il riferimento è alla regina Elena del Montenegro, moglie di Vittorio Emanuele III, che qui passava lunghi periodi. Fu lei, ad esempio, a volere la scuola del paese, e l’economia della valle a lungo ha beneficiato della presenza dei Savoia, che davano impiego a molti, dai guardiacaccia alle dame di compagnia. Ma negli ultimi decenni le cose sono cambiate. L’ultima classe della scuola ha chiuso nel 1976, i giovani hanno cercato lavoro a valle, e in questa frazione, che spesso durante l’inverno resta isolata da frane e valanghe, sono rimasti gli anziani. Oggi, 70 anni dopo la partenza della regina, sono ancora le donne a far parlare di Sant’Anna. Non sono regine, ma sono altrettanto protagoniste. Sono donne con storie diverse, tutte però innamorate di questo luogo. Ci hanno creduto così tanto da investirci tutto, il lavoro e la vita. Sono Michela e Marcella Formento, due sorelle che si occupano rispettivamente della Casa Alpina, casa per ferie per gruppi, e della Casa Regina, residence per famiglie con ristorante e bar; Cinzia con le due figlie, che da questa primavera hanno preso in gestione il bar alimentari; Monica, che ha ereditato dal padre il bed and breakfast Ciavurna del ribota, proprio quello con la scritta dedicata alla regina, e altre due Cinzia (sono tre a portare lo stesso nome in questo progetto), rispettivamente proprietaria della locanda Balma Meris e gestrice del piccolo campeggio.


La prima è stata Michela

«La prima ad arrivare qui è stata Michela: lei ha lavorato a lungo per il Parco delle Alpi Marittime, poi nel 2013 le è scaduto il contratto e, contemporaneamente, la provincia di Cuneo aveva deciso di chiudere la colonia qui in paese. Così ha deciso di provarci lei – racconta la sorella Marcella, che l’ha seguita nell’avventura l’anno successivo –. C’era questo albergo già ristrutturato ma chiuso da 25 anni. Michela aveva già capito che c’era domanda di alloggi da parte di alcune fami- glie, e io ero in una fase della vita in cui avevo bisogno di dare una svolta, di fare un lavoro in cui potessi decidere io cosa proporre alle persone, e non qualcosa imposto da altri». Così le due sorelle hanno costruito delle proposte di turismo outdoor, si sono attrezzate anche per la stagione invernale e hanno stretto rapporti con gli altri operatori turistici della Valle. Qui, ci racconta mentre serve le merende al bar, ha messo in campo la sua persona, chi è davvero, non solo le sue competenze o i suoi studi. A Sant’Anna l’hanno visto e capito, anche gli abitanti sono disposti ad aiutarle e collaborare: «Quando organizziamo qualcosa ci sono sempre, anche se a volte costa fatica uscire di casa la sera, o fanno i salti mortali anche se hanno altri impegni». Insomma, il progetto funziona perché ci credono tutti. E tutti fanno rete. «Intanto lavoriamo bene tra di noi. Posso dirlo con sicurezza: non ci sono gelosie, non c’è concorrenza. Quando c’è lavoro, ce n’è per tutti, e d’inverno… è dura, quindi è inutile farsi le scarpe. Non è apparenza: vogliamo che i turisti dicano “che bella gente c’è in questa valle!” e che trovino lo stesso clima di accoglienza, dall’affittacamere al negozio, dal bar alla locanda». Insieme hanno scelto di valorizzare i prodotti del territorio: i fornitori sono tutti della zona, dal caseificio di Entracque alla macelleria di Valdieri, e arrivano al massimo fino a Cuneo per la frutta e la verdura. Cinzia Chiambretto ad esempio, per l’acquisto della carne che usa nel ristorante della sua locanda alpina Balma Meris, si affida al marito che fa l’agronomo e conosce direttamente gli allevatori, oltre a consigliarla su quali vini inserire nella carta. Loro due hanno comperato questo edificio storico, ex rifugio del Cai e prima ancora la storica scuola del paese, nel 2009. L’hanno dato in gestione due volte fino a quando, lo scorso ottobre, Cinzia ha deciso di farsene carico lei stessa, occupandosi di tutto, dai clienti alla pulizia delle camere fino alla cucina del ristorante. «Lavoravo in uno studio contabile, ma ho sempre avuto la passione per il turismo, per la montagna e il settore dell’accoglienza. Così ho deciso di provarci. Ho seguito corsi di cucina, di pasticceria, persino di comunicazione per imparare a raccontare questa nostra esperienza». Una passione che cerca di trasmettere anche ai più giovani, perché quest’estate, su sua richiesta, arriveranno da Bra alcuni studenti per l’esperienza dell’alternanza scuola-lavoro.


Convinta dalle figlie

Chi invece ha praticamente appena finito la scuola e ha convinto la madre a lanciarsi in una nuova avventura sono Arianna e Federica, le due figlie di Cinzia Damiano, che da aprile ha preso in gestione il piccolo alimentari del paese I bateur, insieme al locale Ecomuseo della Segale, prodotto che in questa valle serviva per fare di tutto, dal pane ai tetti delle case. Altre tre donne non originarie di Sant’Anna ma innamorate di questo posto. «Da ragazza sono venuta la prima volta per lavorare d’estate proprio in questa bottega, che era anche il forno della frazione, e ho conosciuto quello che sarebbe diventato mio marito. Le bambine sono sempre state legate a questo luogo, fin da piccole battevano la segale insieme ai nonni, e quando in primavera è uscito il bando del Comune, mi hanno convinto a partecipare». Sono un bel team, tutte e tre, mentre passano tra il frigo dei prodotti freschi e il bancone del bar, con una chiacchiera e una battuta in dialetto per tutti. Anche i figli di Cinzia Re, che gestisce per conto del Comune il Centro Alpino, in pratica un piccolo, spartano campeggio sulle rive del torrente Gesso, fanno la loro parte. In due stanno tagliando il prato, mentre la maggiore dà un occhio al fratellino. Cinzia e il marito hanno preso in gestione l’area da pochi anni, che invece – ci dice – «è vecchiotta e ha bisogno di ristrutturazioni. Stiamo iniziando i lavori: c’è un nuovo casotto in cui a breve apriremo un chiosco pizzeria, e poi dovremo procedere con il rifacimento delle porte e altre manutenzioni». Le spese? A metà con l’ente Parco delle Alpi Marittime che supporta molto chi sta tentando di ridare vita alle piccole comunità. «Anche in questo caso, devo dire che riusciamo a fare tante cose grazie al sostegno fondamentale del Parco e delle amministrazioni comunali. Se Sant’Anna è tornata a essere così vivace ed ha qualche speranza per il futuro , è perché si lavora tutti insieme».

 
 

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

* Copy This Password *

* Type Or Paste Password Here *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>