Scarp Luglio
Opera San Francesco con gli ultimi

Sono 2 mila i pasti che ogni giorno l’Opera garantisce in corso Concordia: circa mille a mezzogiorno e mille la sera. Poi ci sono i 21 appartamenti tra housing sociale e housing first per persone che vogliono lasciare la strada. E poi le docce e gli “involtini”, fatti con un asciugamano e un cambio intimo disponibili per i senzatetto.

di Maria Teresa Santaguida

La cosa bella di Fra Marcello è che dice cose anche molto dure senza perdere il sorriso. Alle sue idee, puntuali seguono parole precise quando spiega che la carità nel 2019 è prima di tutto organizzazione, regia, lavoro. La carità, quella fatta bene, «non ruba e non spara»: per questo è stata presa di mira dalla politica. «Vogliono toglierci il 5 per mille e vogliono i bilanci pubblici? Perché sanno che se abbiamo risparmiato lo abbiamo fatto per qualcosa di più grande. Sanno che qualsiasi cosa succeda noi non spareremo, non reagiremo, continueremo a lavorare» denuncia. Da poco più di un mese, Fra Marcello Longhi è il nuovo presidente dell’Opera San Francesco, a Milano: una responsabilità che gli è caduta sulle spalle all’improvviso. Però è successo, e qualcuno dall’alto e anche dal basso, gli ha chiesto di sobbarcarsi questo ruolo. Quando la malattia di padre Maurizio Annoni, che ha retto la baracca per 18 anni, è precipitata serviva una guida nuova, subito. Nel momento di passaggio però non c’è stato il tempo di prendere o lasciare consegne, né di osservare prima di doverli gestire, tutti i settori di una struttura che conta 51 dipendenti e oltre mille volontari. E in cui la parte più difficile (ma anche più sfidante) è forse proprio la gestione del personale.


Oltre 2 mila pasti al giorno

Sono 2 mila i pasti che ogni giorno l’Opera garantisce in corso Concordia: circa mille a mezzogiorno e mille la sera. Poi ci sono i 21 appartamenti tra housing sociale e housing first per persone che vogliono lasciare la strada. E poi le docce e gli “involtini”, fatti con un asciugamano e un cambio intimo disponibili per i senzatetto una volta al mese: «Pensiamo ai bisogni di base di queste persone mentre chi dovrebbe occuparsene è impegnato a fare altro…», dice Fra Marcello. La carità e le regole servono anche qui e il presidente non manca di sottolinearle: «Chi è violento o ubriaco non entra. E tutto è segnato su una tessera che l’ospite è obbligato a portare con sé». In quel chip c’è la storia del senzatetto o della persona che chiede aiuto, ma anche gli strumenti per provare ad entrare in relazione con lui o lei (le donne sono il 6%) e aiutarlo a cambiare vita: «Gli irriducibili sono davvero pochi, forse un 15%. Gli altri sono coloro a cui la vita si è sgretolata tra le mani come una fetta biscottata – spiega –. Di scarpe ne diamo un paio a stagione, se le perdi o le vendi non ne avrai altre». Se mostri buona volontà vieni affidato alle persone che hanno competenza: due assistenti sociali, due educatori professionali, gli avvocati volontari che aiutano chi ha problemi con la giustizia e uno sportello lavoro che in collaborazione con la Regione prova a incrociare domanda e offerta di chi arriva qui con bisogni meno basilari, ma non meno importanti di quelli degli altri. «Io ho fatto il liceo classico – ammette Fra Marcello – di numeri non so nulla, mentre padre Maurizio era un ingegnere, lui diceva “solo l’amore ha ragione”, ma sapeva che qualsiasi risposta d’amore deve avere una struttura concreta, come il cemento, che infatti in inglese si dice concrete». Con troppa modestia, forse, descrive questo suo ruolo, ora che è presidente dell’Opera San Francesco e che da coloro a cui dovrebbe dare direttive impara a sua volta qualche regola: «I nostri poveri continuo a chiamarli ospiti, anche se mi stanno educando a dire utente…» , dice storcendo un po’ il naso. «I poveri hanno bisogno di qualcuno che ci metta la testa. Che ci spenda la vita». E che ci spenda i soldi, perché la carità è una cosa molto concreta: «Viviamo soprattutto di donazioni. Qualche giorno fa è arrivata una grossa cifra da una donna di Firenze che non ci ha mai visto, ma a cui un senzatetto aveva raccontato che solo da noi si era sentito considerato uomo e non scarto».


La crisi si sente

Ma la crisi ha i suoi effetti già oggi: nel centro di piazzale Velasquez, una piccola mensa distribuisce 300 pasti al giorno, soprattutto a famiglie; il poliambulatorio con medici di ogni specialità offre visite gratuite, la farmacia solidale che raccoglieva i farmaci non scaduti ha dimezzato le entrate di medicinali. «Anche per la salute si spende sempre meno e le eccedenze che poi la gente dona calano». È quindi importante gettare le basi oggi per sostenersi anche in futuro: l’Opera San Francesco lo sta facendo acquisendo un nuovo immobile in una zona centrale della città per costruire un centro diurno e uno spazio di mutuo aiuto con gli “emotivi anonimi”, spazio in cui si condividono i propri stati interiori alterati, per chi non è in grado – come spesso accade per i senzatetto – di gestire le proprie emozioni.

 
 

 

Un commento a Scarp Luglio
Opera San Francesco con gli ultimi

  1. alvaro nava scrive:

    Mi chiamo alvaro nava e sono un volontario dell’Opera da circa 8 anni presto servizio all’accoglienza e desidero commentare l’articolo a firma Maria Teresa Santaguida.

    Dalla lettura dell’articolo ho edotto un’intervista effettuata fra Marcello, Presidente dell’Opera.

    L’articolo non riporta nessuna intervista ma contiene dei virgolettati.

    Ho appreso che ci sono le docce e gli “involtini” per i senzatetto. Nel 2018 sono stati erogati 34.890 “involtini”, consegnati a tutti gli Ospiti di Opera.

    Il Badge ha una banda magnetica e non un chip, vedi il bilancio sempre presentato ogni anno con la consulenza del prof. Grumo.

    In sintesi e senza entrare in nessun altro merito ho considerato che questo articolo e’ adatto a quotidiani come ‘Il Giornale’, ‘Libero’ e ‘La Verita’ e non a SCARPDETENIS.

    Alvaro nava

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