Scarp Luglio
Mutuo aiuto ai senza dimora in biblioteca

I partecipanti al gruppo formato alla Sormani hanno capito che non sono lì per cercare casa e lavoro, ma per ritrovare serenità, pensare a se stessi e alle proprie possibilità. I senza dimora del gruppo di auto mutuo aiuto si ritrovano ogni 15 giorni e in questi primi mesi di attività le cose stanno andando molto bene.

di Generoso Simeone

Le biblioteche di Milano sono luoghi storicamente frequentati da persone senza dimora. D’inverno trovano il caldo, d’estate stanno al fresco. Ci sono i libri, per passare un po’ di tempo leggendo, e ci sono i giornali, per tenersi informati. Ma soprattutto c’è internet: «Per cercare lavoro», come spiega Morisho, un uomo di 43 anni, originario della Repubblica Democratico del Congo, arrivato in Italia nel ’98 come studente universitario. «Vado tutti i giorni in biblioteca – continua –, è l’unico punto da cui posso collegarmi al web e consultare gli annunci». Morisho è una persona colta e parla un ottimo italiano, ma è disoccupato da quasi un anno. Prima era impiegato nel settore marketing e ricerche di mercato. «Ma poi – spiega – hanno spostato le postazioni in Albania e Bulgaria e noi siamo rimasti a casa. Non potendo più pagare l’affitto sono finito prima nei dormitori e ora per strada». Dall’inizio dell’anno Morisho fa parte del gruppo di auto mutuo aiuto per senza dimora che frequentano la Sormani, la biblioteca comunale centrale di Milano ospitata a Palazzo Sormani, edificio di grande valore storico e architettonico, a due passi dal Duomo di Milano. «Un giorno in biblioteca ho trovato un volantino – racconta – dove ci invitavano a partecipare a un incontro nel quale si sarebbe parlato di ricerca di lavoro».


Progetto per gli homeless

L’annuncio era stato messoda gli assistenti sociali del comune di Milano del Centro di aiuto della stazione Centrale. Silvia Fiore è una di loro. «Noi ci occupiamo di senza dimora e dei loro bisogni – racconta –. Da tempo pensavamo di promuovere un’iniziativa che li rendesse protagonisti della propria vita, qualcosa di diverso dalla mera ricerca di un lavoro. Pensavamo a un progetto che riuscisse a tirare fuori le loro potenzialità, a uscire dalla dinamica della richiesta e dell’assistenzialismo, a valorizzare le loro competenze, a riprendere in mano la loro vita rendendosi motori di un cambiamento. Per questo abbiamo lanciato un gruppo di auto mutuo aiuto». I gruppi di auto mutuo aiuto sono uno strumento che permette alle persone che hanno lo stesso tipo di problema di riunirsi, discutere, confrontarsi, al fine di trovarele risorse e le soluzioni per affrontare insieme le difficoltà comuni. A Milano è presente l’associazione Amalo, che promuove e organizza i gruppi di auto mutuo aiuto con facilitatori. «Siamo stati contattati – dice Amos Totis, presidente di Amalo – dagli assistenti sociali del Comune per far partire un gruppo di auto mutuo aiuto per i senza dimora che frequentano la Sormani. Lì c’era l’esigenza, espressa anche dagli stessi bibliotecari, di creare un’opportunità per coinvolgere le persone. Abbiamo quindi formato gli assistenti sociali e il gruppo è partito. Le sedute funzionano con un facilitatore che è il garante dell’incontro e fa funzionare la comunicazione. Al primo appuntamento, in cui abbiamo spiegato cosa avremmo fatto, si sono affacciati in venti, poi hanno continuato in una decina, che tra l’altro è il numero ideale per lavorare al meglio. Tutti i partecipanti hanno capito che non sono lì per cercare casa e lavoro, ma per ritrovare serenità, pensare a se stessi e alle proprie possibilità». I senza dimora del gruppo di aiuto mutuo auto si ritrovano ogni 15 giorni e in questi primi mesi di attività le cose stanno andando bene. «Pensiamo anche – precisa Silvia Fiore – che si tratta di un’esperienza unica nel suo genere. È la prima volta che in Italia si forma un gruppo di auto mutuo aiuto per persone senza dimora che frequentano le biblioteche. E consideriamo anche che si tratta di un’iniziativa a costo zero perché la biblioteca dove facciamo gli incontri è comunale. Ogni seduta dura un’ora e mezza, ognuno ha il proprio spazio per esprimersi e i riscontri sono positivi. Ora l’idea è portare il progetto anche in altre biblioteche».


Sempre presente

Morisho è sempre stato presente a tutti gli incontri. «Le prime volte – racconta –non capivamo bene cosa stessimo facendo. E anche adesso non saprei dire cosa siamo. Nelle prime sedute parlavamo un po’ di tutto, ma soprattutto dei nostri problemi, la casa, il lavoro, i documenti. Poi ci siamo messi a pensare di voler fare dei progetti insieme. Ne stiamo ancora discutendo, ma quello che sta emergendo è che vogliamo essere utili a quelli come noi. Ad esempio, non tutti sanno che possono farsi la doccia tutti i giorni in strutture diverse. Ecco, noi potremmo essere quelli che vanno a spiegare che ci si può lavare un giorno dai frati di San Francesco e l’altro nelle docce comunali».