Scarp Luglio
Amore senza tetto

Fin dai primi tempi che ho deciso di sposarmi mi hanno sempre fatto una serie di domande che ritengo per nulla importanti: “Dove andrete
ad abitare?”. “Ma avete lavoro”. “Non potevate andare avanti come avete fatto fino adesso?” “Che vi sposate a fare?” Beh, ma cosa ne so io di quello che faremo da qui in vanti. L’unica cosa che so è che ci si sposa per amore, non certo per trovare una sistemazione.

di Salvatore Couchoud

L’amore trionfa sempre. Anche per strada, prova ne sono i fiori d’arancio comparsi a Como, dalle parti di via Sirtori. Con i tempi che corrono, preso atto del calo drammatico delle unioni matrimoniali che interessa la provincia lariana come il resto del Paese, la notizia sarebbe di per sé degna di nota, e segnerebbe senza dubbio un dato in contro- tendenza rispetto allo standard a cui ci siamo da tempo abituati.
Non si tratta tuttavia dell’unica anomalia, se così si può dire, dal momento che a Como via Sirtori è nota per essere sede del dormitorio per senza dimora gestito da Caritas insieme alla Croce Rossa e alla Rete degli enti e dei servizi per la grave marginalità. La notizia fa già risuonare nelle orecchie un campanellino sommesso e, allo stesso tempo stimolante e suadente, che diventa un autentico spiegamento di campane a festa quando si scoprono le identità degli sposi novelli. Lui è Alessandro Cilieri, 53 anni, lei è Silvia Vullo, diciassette primavere in meno, poetessa per diletto e per necessità di dare libero sfogo a emozioni e sensazioni. Alessandro e Silvia sono due homeless che si sono conosciuti anni fa sotto i portici del- la chiesa del Crocifisso in viale Varese, e che da allora non si sono più separati, nemmeno nelle fasi meno gestibili che fatalmente affiorano nella relazione di coppia.


Convolati a nozze

Il 20 maggio scorso Alessandro e Silvia sono finalmente convolati a nozze, alla presenza della loro famiglia allargata composta dagli ospiti del dormitorio di via Sirtori e dei tanti volontari che vi operano. Una cerimonia conclusa senza potersi scambiare gli anelli nuziali «perché i negozi erano chiusi per l’emergenza sanitaria», poco più che un dettaglio, per gente allenata a ben altre rinunce e a sacrifici a volte anche gratuiti e del tutto evitabili.
La terza e ultima anomalia della storia che ha coinvolto Alessandro e Silvia è che il loro gesto ha assunto proporzioni da fenomeno mediatico, facendo praticamente il giro d’Italia, facendoli diventare delle star da copertina e destando un clamore sul quale sono stati i primi a riderci sopra.
Scartata dunque l’ipotesi che il loro sia stato un matrimonio d’interesse, quale molla è scattata per indurli a unire le loro vite?
La risposta la fornisce Silvia, e lo fa nel modo più candido e disarmante: «Fin dai primi tempi che ho deciso di sposarmi – raccontra – mi hanno sempre fatto una serie di domande che ritengo per
nulla importanti: “Dove andrete ad abitare?”. “Ma avete un lavoro?”. “Non potevate andare avanti come avete fatto fino adesso?”. “Che vi sposate a fare?”. Beh, ma cosa ne so io di quello che faremo d’ora in poi. L’unica cosa che so e che ci si sposa per amore, non certo per trovare una sistemazione sicura. Noi stiamo bene insieme e questa è la cosa importante».
Semplice come l’uovo di Colombo, non è vero? E come in tutti i matrimoni che si rispettino, non mancano i sogni e i progetti per il futuro, al di là della sconsolante crudezza dell’attuale condizione di disagio che la coppia sta vivendo. «A nessuno piace vivere per strada o in un dormitorio, per quanto confortevole possa essere la struttura e attenti gli operatori – racconta Alessandro –. La nostra idea è quella di trovare un piccolo appartamento in cui poterci trasferire: non voglio che Silvia debba continuare a vivere per strada».


Il sogno di una casa

Un sogno piccolino e tenero. Siamo lontanissimi dalle atmosfere ovattate di Beautiful, ma la poesia del vincolo sentimentale rimane la stessa. A proposito di poesia, proprio Silvia ha voluto mettere nero su bianco i sentimenti contrastanti che ha vissuto all’indomani dell’annuncio delle sue nozze con Alessandro. Tanta gioia e felicità, ma anche un po’ di sconforto per le domande a volte impertinenti a cui è stata sottoposta. «Poco mi importa se qualcuno trovera la mia poesia grezza o disadorna – dice ancora Silvia –, credo sia importate focalizzare l’attenzione sul contenuto del testo. Ho voluto raccontare qualcosa sul mondo dei senza dimora e sulla dimensione del tutto innaturale di chi è costretto a vivere per la strada». La sostanza e le idee di Silvia sono più importanti della forma, anche se le rime ci sono tutte e al posto giusto, e lo stile non importerà molto se continuerà a collo- care l’amore e i valori veri, come si diceva una volta, più in alto di tutto il resto.
Perché l’amore, come ha commentato in margine alla vicenda il direttore della Caritas di Como, Roberto Bernasconi, «sa andare oltre ogni fatica». Lo dimostra la bella e strana storia di Alessandro e Silvia.

 
 

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

* Copy This Password *

* Type Or Paste Password Here *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>