Scarp Giugno
Vivere in camper per scelta o per necessità

Riccardo aveva 29 anni quando il sisma dell’Aquila distrusse quasi tutto quello che aveva. Quasi, perché gli restava il camper e un lavoro che poteva svolgere solo con un computer. «Per fortuna non avevo perso tutto, potevo contare su una rendita di 500 euro al mese, che non mi avrebbe permesso di pagare un affitto, ma di mantenere il camper sì»

di Marta Zanella

In America, dove il fenomeno esiste da decenni, si stima che siano oltre 15 milioni le persone che vivono nelle caravan in parcheggi dedicati. In Europa, e in Italia in particolare, si tratta invece di qualcosa di molto più recente, e forse anche per questo non esistono dati. La sensazione è che però siano in rapido aumento e che molti lo facciano per “una scelta di vita”, che sia temporanea o definitiva. Loro si chiamano full timers e in pratica sono persone che hanno scelto di vivere in un camper. Le storie sono tante, anche molto diverse, ma tutti sembrano avere in comune una cosa: a un certo punto è successo qualcosa che ha fatto loro capire che quella vita di routine, con una casa, un mutuo, non era quella che volevano inseguire. Di solito il punto di rottura è una separazione, o la perdita del lavoro. Episodi che solitamente abbattono e spesso portano alla precarietà economica e a crisi personali. Ma in queste storie c’è un elemento in più che ha dato l’occasione di far girare le cose in modo diverso, una sorta di ancora di salvezza, economica ma soprattutto psicologica. Cristiano Fabris, in camper, ci vive da quattro anni. Oggi ne ha 46, e anche lui racconta che c’è stato un momento «in cui si è rotto qualcosa. All’epoca vivevo a Torino e avevo un compagno che abitava in provincia di Milano. Dopo un periodo avanti e indietro, decidemmo di andare a convivere. Mollai il mio lavoro a Torino, la mia casa e mi trasferii da lui. Ma non andò bene, perché dopo pochi giorni lui mi disse che si era sbagliato, e che era meglio lasciarsi – racconta Cristiano con grande spirito di ironia –. Mi sono ritrovato all’improvviso senza un lavoro, senza una casa e senza la metà di me stesso. In quel momento ho capito che la vita che avevo vissuto in quel momento era stata un teatro, ero stato in equilibrio tra la tredicesima e il mutuo perché mi avevano detto che la vita funzionava così. E invece ho cambiato il modo di vedere le persone, le mie priorità, il modo di vivere». Invece di ritornare in una casa sua, Cristiano decise di trasferirsi nel suo camper. Da quattro anni non punta più la sveglia al mattino, si sveglia con il sole e parte, su e giù per l’Italia, per lavorare. Scrive per alcune testate giornalistiche occupandosi prevalentemente di turismo itinerante, recensisce campeggi, scrive di itinerari in bici o in moto, con il camper o con la tenda. Ma gli capita anche di occuparsi di spettacolo e di cronaca nera. Da alcuni mesi ha aperto anche un canale youtube in cui parla, ovviamente, di vita in camper. «Il mio camper è stato l’investimento migliore della mia vita: mi ha permesso di inventarmi una nuova vita e trovare altre persone trasparenti di cui ora scelgo di circondarmi. Ero in debito di felicità».


Riccardo in fuga dal sisma

Riccardo aveva 29 anni quando il sisma dell’Aquila distrusse quasi tutto quello che aveva. Quasi, perché gli restava il camper e un lavoro che poteva svolgere solo con un computer. «Per fortuna non avevo perso tutto, potevo contare su una rendita di 500 euro al mese, che non mi avrebbe permesso di pagare un affitto, ma di mantenere il camper sì». Si è trasferito lì con la fidanzata e ha ricominciato. «Dopo svariati anni posso dire che gli elementi positivi superano di gran lunga i disagi. Certo, il camper obbliga a numerose rinunce e compromessi. Bisogna fare economia di acqua, energia elettrica, gas. Prestare attenzione a dove si sosta nella notte. E poi gli spazi ridotti: vivere in due o più persone in un ambiente unico di 12 metri quadri impone grande capacità di adattamento, tolleranza e collaborazione. Ma a fronte di queste problematiche, il camper offre ciò che una casa non potrà mai offrire: libertà assoluta di spostamento e radicale abbattimento del costo della vita». A scegliere la vita in camper sono in gran parte lavoratori del web, i cosiddetti “nomadi digitali”, o pensionati, che seguono precise direttive migratorie a seconda delle stagioni. Sono in molti, durante l’inverno, a spostarsi verso Spagna e Portogallo. Si scambiano consigli, itinerari, esperienze e informazioni attraverso i social network. Quando si incontrano fisicamente, spesso si erano già conosciuti on line.


La scelta di Fabrizio

La scelta di Fabrizio Ma c’è anche chi mantiene un lavoro fisso. Fabrizio vive nel suo camper da due anni e ogni giorno raggiunge il suo negozio a Ostia. «Da tempo mi sentivo insoddisfatto della mia vita, mi sembrava una fotocopia di tutte quelle che mi circondavano». Il suo punto di rottura è stata la separazione dalla moglie. Molti altri, nelle sue condizioni, si sarebbero trovati nella difficoltà di trovare e mantenersi un’altra casa. Lui, per fortuna, aveva il camper che aveva comprato per le ferie. «La fine del mio matrimonio mi ha dato l’occasione di poter riscrivermi il futuro e cestinare quel lungo protocollo passato. Non volevo più vivere in una scatola di mattoni come un’ape nell’alveare. Conoscevo due persone che vivevano in barca e la loro esperienza è stata fondamentale per prendere la mia decisione. Mi affascinava il poter decidere dove cenare, dove addormentarmi e dove svegliarmi – commenta ancora –. Credo che la nostra scelta di vita non sia un fenomeno nuovo. Esiste da sempre. Solo che oggi i nostri racconti sono amplificati da internet e dai social network, e vengono visti con un altro sguardo: uno stile di vita che fino a ieri era apostrofato in senso dispregiativo, oggi è visto come qualcosa di avventuroso, addirittura di invidiabile. Per me è una scelta di libertà. Ho festeggiato il mio 49esimo compleanno sul mio camper, ma in un certo senso è stato l’anno uno della mia nuova vita».

 
 

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

* Copy This Password *

* Type Or Paste Password Here *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>