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Torna la Molteni: aiuta ciclisti in difficoltà

Nel primo anno d’attività l’idea è di riuscire ad aiutare almeno due ex atleti, scelti da una commissione nominata dalla Fondazione, in base a segnalazioni di organizzazioni sportive e singoli.

di Alberto Rizzardi

Nello sport c’è la casacca, che rende riconoscibili gli atleti e li distingue dagli avversari. La maglia, testimone di imprese epiche, custode di storia e concretizzazione del senso d’appartenenza, capace spesso di valicare, grazie ai campioni che l’indossano, i confini del tifo e della conoscenza di quella particolare disciplina, diventando icona: da quella granata del Torino degli invincibili a quella giallo-viola dei Los Angeles Lakers di Magic Johnson, solo per citare due esempi. Nel ciclismo, dove i colori delle maglie indicano le diverse leadership, un binomio cromatico importante è il camoscio-blu della Molteni di Arcore: fondata dai fratelli Pietro e Renato Molteni, titolari dell’omonimo rinomato salumificio in Brianza, è stata il simbolo di un’epoca, capace, grazie al cannibale Eddy Merckx ma anche ad altri signori corridori come Rudy Altig, Michele Cancelli e Gianni Motta, di portare a casa in un ventennio scarso (dal 1958 al 1976) oltre seicento successi tra strada e pista, con quattro Giri d’Italia, tre Tour de France e cinque Milano-Sanremo. La notizia è che, a oltre quarant’anni dal ritiro dalle competizioni, la Molteni torna in sella: lo ha fatto, nel dettaglio, lo scorso ottobre alla Sei Giorni di Londra con due coppie di corridori, una delle quali, quella formata dai tedeschi Roger Kluge e Theo Reinhardt, presentatisi in Inghilterra da campioni del mondo in carica della specialità su pista, ha chiuso al terzo posto. Rivedere sul podio quei colori e quel mitico marchio è stato un romantico salto indietro nel tempo, ma lo sguardo è, tuttavia, rivolto al futuro: la Molteni non rinasce, infatti, come squadra corse, ma come Fondazione Ambrogio Molteni.


In nome del padre

L’obiettivo è aiutare ex ciclisti professionisti caduti in disgrazia e giovani talenti in difficoltà perché vittime di infortuni invalidanti, due fattispecie non così remote, purtroppo, in questo mondo. A promuovere l’iniziativa, patrocinata dalla Federazione ciclistica italiana e dalla Regione Lombardia, sono Mario e Pierangela Molteni in memoria del padre Ambrogio, scomparso nel 2005. Non solo sponsor ma vera anima di quello squadrone (fu lui, nel frattempo affiancatosi al padre, l’inventore della maglia camoscio blu ispirata ai colori dei camion che trasportavano i prodotti alimentari dell’azienda di famiglia). «Vogliamo restituire al ciclismo parte di quel successo che questo mondo ha dato al marchio – hanno spiegato i Molteni, presentando la Fondazione –. I campioni passano; la vita, tra alti e bassi, continua. Nello sport non è raro incontrare storie molto amare di atleti cui il destino ha voltato le spalle: vogliamo ricordare nostro padre impegnandoci ad attivare un circuito virtuoso che possa portare sollievo e riscrivere il destino dei protagonisti meno fortunati del ciclismo».


Gli ultimi saranno i primi

Nel primo anno d’attività l’idea è di riuscire ad aiutare almeno due ex atleti, preferibilmente un uomo e una donna, scelti da una commissione appositamente nominata dalla Fondazione sulla base di segnalazioni di organizzazioni sportive e singoli, sia in Italia che all’estero. La famiglia Molteni, che prosegue, con altri brand, l’attività di famiglia ed è rimasta, pur ad altri livelli, nel mondo del ciclismo, essendo le due ruote una passione che si tramanda di generazione in generazione, si è assunta l’impegno di sostenere la Fondazione, assicurandole sin da subito la piena operatività e garantendo la copertura economica del progetto a prescindere dal volume e dall’entità dei contributi e delle donazioni che arriveranno da soggetti terzi. L’intento, però, è rendere l’iniziativa il più possibile partecipata, perché, se in volata si va da soli, alla fine si rischia di essere ripresi dal gruppo, mentre, se si fa lavoro di squadra, si può puntare alla vittoria. In questo, la gloriosa maglia Molteni, ancora oggi richiestissima dai collezionisti di mezzo mondo, diventa il simbolo di un impegno comune per creare uno spirito di forte solidarietà tra tutti coloro che amano il ciclismo e tendere una mano a chi ha bisogno. Nella vita, come in una corsa, può capitare a tutti, anche ai grandi campioni, di cadere, di bucare, di avvertire una fatica che sembra non lasciare scampo: serve un buon gregario, che aiuti il compagno in difficoltà a rimettersi in sella e arrivare al traguardo. Magari in coda al gruppo, staccatissimo, ma gli ultimi – come recita lo slogan di evangelica memoria scelto dagli eredi Molteni – saranno i primi.

 
 

 

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