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Repair Café, riparare per aiutare la terra

Noi siamo itineranti – dice Anna Rita Guarducci del Repair Café di Perugia –. Quando siamo in una piazza o in un quartiere, arriva tantissima gente. Mensilmente i nostri repair man che, fra l’altro, sono persone che hanno bisogno di lavorare, smaltiscono tutte le riparazioni dei cittadini. Noi chiediamo solo un’offerta libera che diamo ai riparatori.

di Daniela Palumbo

Siamo nel 2009, in Olanda. La giornalista Martine Postma ha il secondo figlio. Si rende conto di quante cose del primogenito avrebbe potuto riusare e di quanti oggetti e vestiti avrebbero potuto essere utili ad altri. Se li avesse tenuti. Ma anche lei aveva in testa quel fastidioso giudizio senza appello: “Non vale la pena riparare, buttalo e ricompralo”. Martine non ci sta più e reagisce con un’idea. Nuova, semplice, ma che funziona. Il 18 ottobre di quell’anno, ad Amsterdam, Martine inaugura il primo Repair Café. Un luogo dove fa incontrare le persone che sanno riparare le cose con chi ha oggetti a un passo dalla discarica. Un successo. In Italia si contano attualmente 12 Repair Café dal Tirolo fino a Roma, quest’ultimo è stato il primo ad aprire le porte alle riparazioni nostrane. «Noi siamo itineranti – racconta Anna Rita Guarducci del Repair Café di Perugia – ma alla ricerca di una sede stabile. Quando siamo in una piazza o in un quartiere, arriva tantissima gente. Alla fine ci chiedono: dove possiamo trovarvi? Al Comune di Perugia abbiamo chiesto di poter gestire piccoli locali in quartieri diversi, a rotazione. Mensilmente i nostri repair man che, fra l’altro, sono persone che hanno bisogno di lavorare, potrebbero smaltire le riparazioni dei cittadini. Noi chiediamo solo un’offerta libera che diamo ai riparatori. Per ora nessuna risposta». Anna Rita è presidente dell’associazione Rifiuti Zero di Perugia. Insieme a Michele Giommino, che è nel direttivo, hanno subito pensato che un RC doveva nascere anche a Perugia. «Parlare delle buone pratiche con i rifiuti è difficile – dice Anna Rita – e non tutti i cittadini ti seguono. Invece l’idea di riparare gli oggetti ha funzionato. Abbiamo code interminabili nei nostri sit in di recupero». Per unire la mission di Rifiuti Zero con quella di Repair Café, Michele e Anna Rita, hanno cominciato un’altra battaglia. «Basta con l’obsolescenza programmata – spiega Giommini –: le aziende mettono a punto oggetti di uso domestico con un ciclo vitale prefissato, così da durare sempre meno. Abbiamo avviato una raccolta di firme contro l’usa e getta. Chiediamo al Parlamento italiano di farsi promotore presso l’Unione Europea di una legge che aumenti gli anni di garanzia legale sugli elettrodomestici e che incentivi la pratica della riparazione». (Info: (rifiutizeroumbria.blogspot.it/2018/02/la-obsolescenza-programmata-produce.html)


Rachele, pane e riparazioni

Rachele Grassi è commerciante da sempre. Ferramenteria, bricolage. Pochi anni fa decide con il marito di aprire un alimentari. «Per avere il contatto con le persone. Un sorriso, un buongiorno. Oggi il nostro negozio, il Buon Gustaio, è una sorta di zona franca dove si viene, ci si siede, si mangia una cosa semplice, si chiacchiera. Magari si acquista il pane e qualcos’altro prima di andare via». Un giorno Rachele legge di Repair Café e da lì si innamora del progetto. «Mi piace l’idea di fondo, un luogo dove si viene per riparare oggetti, ma anche per socializzare. Nel negozio abbiamo ricavato uno spazio dedicato». Nel giro di qualche mese Rachele e la sua famiglia hanno cercato uomini e donne che mettessero in condivisione (a fronte di un piccolo rimborso) la pratica della riparazione di oggetti diversi, deciso un calendario per le diverse tipologie riparatorie. E ora si parte. «Cominceremo con una macchina da cucire e una sarta. Un Repair al mese per ora. Certamente per noi è anche un modo di far affluire gente. Magari si affezionano al negozio e poi vengono qui a fare la spesa. La grande distribuzione ha aperto ad Arese e sta spopolando i piccoli negozi come il nostro. Il Repair è la nostra resistenza, chissà». Tutto è pronto al Buon Gustaio di Caronno Pertusella, sperando nel futuro.


Il primo è nato a Roma

Aggiustatutto è il primo Repair Café italiano. È nato nel 2006 in zona Conca d’Oro, nella capitale. Francesco Pelaia e due amici sono gli aggiustatutto. Organizzano serate a tema e video tutorial per insegnare a riparare. La loro è una vera e propria officina di riparazioni di elettrodomestici vari. Chiedono 25 euro l’ora per intervento, ma si paga solo se riescono a far rivivere l’oggetto. Lo scopo di volontariato e assistenza presente nello statuto di Repair Cafè si traduce nell’attività di formazione dei tre fondatori verso categorie svantaggiate, o a giovani soci in cerca di impiego ed a ultracinquantenni disoccupati. E’ nata anche la biblioteca degli attrezzi, con i ferri per le riparazioni a disposizione di tutti, in prestito.

(info@aggiustotutto.com)

 
 

 

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