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Mauro, che a Milano produce il miele

Mauro ha la sua azienda agricola, Apicoltura Veca in zona ovest a Milano, ma ha anche gli apiari urbani, sparsi per la città e l’hinterland, e quello didattico al Centro Nocetum, all’interno della Cascina Borgo San Giacomo, dove vengono organizzate lezioni e visite e in cui si tiene anche un corso pratico di apicoltura urbana dove s’impara a maneggiare le api.

di Alberto Rizzardi

Sapessi com’è strano far l’apicoltore a Milano si potrebbe dire, prendendo in prestito e modificando un po’ il brano che Memo Remigi e Alberto Testa regalarono a Ornella Vanoni nel 1965. «Senza fiori, senza verde» continuava, però, la canzone: a Milano, in realtà, oggi il verde c’è – addirittura è cresciuto negli ultimi anni – e nelle oasi che ancora (r)esistono vivono le api di Mauro Veca. «Io non ho terra – spiega – quindi vado da chi mi ospita: al momento gli alveari, più di cento, sono distribuiti tra Parco delle Cave, Parco delle Risaie, in una cascina del Distretto agricolo milanese, a Gudo Visconti e a Gaggiano nell’hinterland, impossibile sintetizzarli tutti. Sto cercando, però, di portare sempre più le api a Milano: il più centrale èa Cadorna, dove già da un paio d’anni faccio didattica grazie a Honey Factory, installazione dell’amico e designer milanese Francesco Faccin. Recentemente ho portato anche tre alveari in una scuola in zona Lambrate, sempre per la didattica». Eh sì, perché, accanto all’aspetto produttivo, c’è anche da sempre un marcato accento culturale nel lavoro di Mauro. Già, ma chi è Mauro? Oggi quarantasette anni, una laurea in Agraria, nel 1998, pochi giorni dopo la nascita del suo primo figlio, Elia, riceve una proposta di lavoro come tecnico nel settore apistico. Parte tutto da qui: niente tradizioni familiari alle spalle o un sogno coltivato fin da piccolo, piuttosto una fortunata coincidenza diventata ben presto una passione. Partendo da zero, Mauro crea la sua azienda agricola, Apicoltura Veca: il centro operativo e organizzativo, con il laboratorio per la produzione del miele, è in zona Ovest a Milano, ma ci sono anche gli apiari urbani, sparsi per la città e l’hinterland, e quello didattico al Centro Nocetum, all’interno della Cascina Borgo San Giacomo, dove vengono organizzate lezioni, visite ed eventi speciali. Annoiarsi? Impossibile: Mauro fa, infatti, anche consulenze in Italia e all’estero, partecipa a mercatini e farmer market e tiene pure un corso pratico di apicoltura urbana (l’edizione 2017 è iniziata a marzo e andrà avanti fino a novembre) dove s’impara a maneggiare le api, si segue tutto il ciclo di sviluppo.


Tutto complicato

Far l’apicoltore a Milano non è strano. È solo complicato. «Le api ancora oggi fanno paura a tantissimi – spiega Mauro – per cui o si trovano le condizioni per garantire la massima sicurezza perfarle stare in città onessuno si prende la responsabilità di ospitare degli alveari. Quando c’è uno sciame a Milano c’è il panico: arrivano Polizia locale, vigili del fuoco e si blocca tutto. È il sintomo di un’errata percezione e di una mancata conoscenza dell’insetto ape e dei suoi comportamenti. Le api non sono un pericolo, anzi: sono il modo per entrare in contatto con un mondo straordinario, peraltro molto democratico, dove le decisioni vengono prese dal basso. Le api sono portatrici di un grande messaggio educativo: sono formidabili “sentinelle” per l’ambiente e amiche degli agricoltori, perché con il loro lavoro contribuiscono a diffondere i pollini ea creare la fecondazione incrociata. Bisogna solo conoscerle e sapere come approcciarsi al loro mondo». Ecco allora l’importanza dell’aspetto didattico, dalle lezioni ai bambini ai corsi pratici: «La risposta finora è sempre stata molto positiva». Seconda grande criticità è lo stato di salute delle api, che da tempo desta non poche preoccupazioni a varie latitudini: gli impollinatori gialloneri sono messi seriamente a rischio dall’impatto della chimica nell’agricoltura intensiva, dalla scarsa biodiversità delle campagne, ma anche da patologie sempre nuove, oltre naturalmente ai cambiamenti climatici. «C’è un’alta mortalità invernale – spiega Mauro – e una scarsa produttività dei singoli alveari, con raccolti sempre più esigui negli ultimi anni». Altro ostacolo niente male da superare sono i pregiudizi che accompagnano un miele prodotto in una metropoli come Milano, che, nell’immaginario comune, è quella del cielo perennemente grigio e del traffico caotico. Sappiamo che non è così, non è solo così, ma tanto basta perché molti si chiedano perché acquistare un miele fatto a Milano, quando si può optare per uno che arriva dalle colline dell’Oltrepò Pavese o dalla Maremma.


A Milano un ottimo miele

«Tutti pensano che il miele di Milano sia inquinato: non è così e chi ha il coraggio di assaggiarlo rimane sbalordito dalla sua bontà. Io produco IlmielediElia, un omaggio a mio figlio, cui da qualche anno ho aggiunto il marchio MieleMilano – Il miele della tua città: è un millefiori, espressione della zona in cui vivono le api, caratterizzato dalla presenza di essenze botaniche ornamentali, che magari non si trovano più fuori città, ma che a Milano sono state introdotte negli anni per abbellire e colorare vie, piazze e parchi». Una Milano multietnica, insomma, anche da questo punto di vista. «Con il miele prodotto a Milano non rischiamo nulla – chiosa Mauro –. Con l’aria che respiriamo in città ogni giorno sì». Sapessi com’è buono il miele che viene fatto a Milano.

 
 

 

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