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La Terra salvata dai ragazzi

Molti dicono che la Svezia è un Paese piccolo e che le nostre azioni non hanno importanza. Ma se un gruppo di ragazzi può attirare l’attenzione di tutto il mondo non andando a scuola, provate a immaginare cosa potremmo fare se agiamo tutti insieme.

di Martin Röshammar

Greta Thunberg è rimasta seduta fuori dal Parlamento svedese ogni giorno, dal 20 agosto 2018 fino alle elezioni generali tenutesi in Svezia il 9 settembre. Stava là con il suo cartello “Sciopero la scuola per il clima”, per attirare l’attenzione sulla crisi climatica. Nello zaino aveva il suo pranzo e i libri di scuola, per non rimanere indietro con lo studio. «Ovviamente i miei genitori vogliono che vada a scuola ma comprendono anche quanto questa causa sia importante per me», ha dichiarato al giornale Stockholm Direkt, insieme al racconto di come aveva appreso della crisi climatica il primo anno di scuola. L’insegnante aveva parlato dell’Ora della Terra, un evento che chiedeva interventi urgenti sul clima tramite un gesto semplice ma concreto: spegnere le luci. Greta non se ne capacitava: se le persone potevano salvaguardare il clima, allora perché non facevano niente? Per Greta era diventato un dovere morale fare qualcosa. Era necessaria un’azione drastica, bisognava prendere delle decisioni, l’economia doveva essere spinta verso forme alternative che difendessero il clima. Il comportamento di Greta ha attirato sempre più l’attenzione e molti altri scioperanti si sono uniti a lei. Due giorni prima delle elezioni generali in Svezia, si è tenuto un mini festival a sostegno di Greta e della sua lotta. Artisti famosi si sono esibiti gratuitamente e l’atmosfera era solenne, come se tutti avessero capito che si trattava di qualcosa di straordinario. Con la sua felpa blu, i pantaloni leopardati, le scarpe da ginnastica e i capelli raccolti in due trecce, Greta ha accettato di salire sul palco e prendere in mano il microfono. Con una mano in tasca e un sorriso esitante ha letto il testo scritto di suo pugno ed inviato alla stampa.


L’appello di Greta

«Il climatologo Johan Rockström e alcuni altri colleghi – ha esordito Greta – hanno sostenuto che ci restano pochi anni per cambiare l’andamento delle emissioni se rispetteremo gli accordi di Parigi. Da quel momento è già passato del tempo ma la situazione è peggiorata e le emissioni continuano ad aumentare. L’impatto ecologico della Svezia è tra i dieci peggiori pro capite al mondo. Vuol dire che ogni anno uno svedese ruba 3,4 volte il fabbisogno annuale di risorse naturali alle generazioni future. Noi che siamo le generazioni future vogliamo che la Svezia smetta di farlo. Adesso». Greta ha poi ripetuto più volte che la sua non è un’azione politica, perché «il clima e la biosfera non hanno nulla a che fare con la politica e il nostro mondo vuoto. Il clima e la biosfera hanno a che fare solo con le nostre azioni. Questo è un grido di aiuto rivolto a tutti giornali che ancora non scrivono e non raccontano del clima come il problema assoluto della nostra epoca». Nell’estate del 2018, la Svezia era paralizzata da caldo e siccità. Le foreste bruciavano. Era l’allarme rosso che c’era qualcosa di veramente sbagliato. Ma anche in quel caso il clima non era una questione particolarmente presente nei dibattiti pre-elettorali. Ma nella calura della tarda estate a Nytorget a Stoccolma, Greta Thunberg continuò a rimproverare tutti quelli che, secondo lei, erano più spaventati dai cambiamenti necessari per prevenire la catastrofe climatica che dalla catastrofe stessa. «Molti affermano che la Svezia è un Paese piccolo e che le nostre azioni non hanno importanza. Ma se un gruppo di ragazzi può attirare l’attenzione di tutto il mondo non andando a scuola, provate a immaginare cosa potremmo fare se agiamo tutti insieme».


La stella luminosa

È difficile definire la Mynttorget di Stoccolma una piazza. È schiacciata tra il Palazzo del Parlamento e il Palazzo Reale, proprio al limite con la Città Vecchia. Dall’area circostante trasudano potere e politica, potere e cultura. L’Accademia Svedese e la Borsa non sono molto distanti. Ma a chi importa di governanti e ministri quando c’è Greta Thunberg? Il 15 marzo 2019 e la Mynttorget di Stoccolma non è aperta al traffico come al solito. È ancora presto, ma è già piena di gente. Tra poche ore la manifestazione e la marcia degli studenti arriverà qui, a Mynttorget. Ma Greta Thunberg, i suoi amici di Fridays for future Sweden e molti altri giovani sono qui. «Che cosa dobbiamo fare? Salvare il clima. Quando? Ora, ora, ora!», via agli slogan e i giornalisti di tutto il mondo che rincorrono Greta sperano di poterle parlare, ma lei ha concesso un’intervista solo alla televisione svedese e a nessun altro. Le persone vicine a Greta fanno quello che possono per concederle spazio per respirare. Adesso lei è Greta per il mondo intero, sia per coloro che la vedono come una speranza, sia per coloro che la considerano una minaccia, perché dissemina notizie false sul clima o perché è un esempio di immorale assenteismo da scuola. L’aria è pregna di pioggia e ogni passo di Greta è seguito da un pubblico che raccoglie bambini, giovani, ma anche giornalisti e fotografi. Accompagnata dai suoi più vicini sostenitori, Greta si dirige verso un caffè per avere un po’ di pace e tranquillità. Sembra una processione di pecore, con Greta e il suo cappello bianco e il piumino viola che ancora una volta attrae l’attenzione di tutti. In quella confusione ho incontrato un ragazzo che dice di voler urlare di gioia perché stanno facendo la differenza. Greta è la stella luminosa ma ci sono molti che stanno facendo un ottimo lavoro nelle retrovie. Andreas Magnusson, 15 anni, si è fatto tutta la strada dalla contea di Dalarna. «A scuola non ne parliamo abbastanza. Poi è arrivata Greta e ho capito che cosa dovevo fare. Lei significa davvero molto. Non saremmo così tanti qui oggi se lei non avesse iniziato». Andreas crede che Greta sia diventata così importante perché è giovane e senza alcuna paura. «Ma ce ne sono molti altri così – dice Andreas quasi urlando – non l’ho mai incontrata prima, ma abbiamo chattato un po’ sui social. Lei è molto gentile e ne sa davvero tanto. Mi da molto fastidio però che non possa muoversi liberamente. È una ragazzina, proprio come me, le devono permettere di avere anche una vita». I suoi genitori non sono come quelli di Greta. Andreas li descrive un po’ scettici. «Proprio come Greta sono arrabbiato con chi non sa nulla del clima. Abbiamo tutto il diritto di esserlo. Dovremmo prendercela con voi, i media e in gran parte con lo Stato e con il Governo. Non la state trattando come una crisi. A casa pensano che io sia stupido. Ma questa presa di coscienza ha cambiato la mia vita, completamente. Noi siamo solo ragazzini e dovremmo essere a scuola. Non dovremmo essere noi a fare tutto ciò».


Sciopero mondiale

In tutto il mondo i giovani studenti sono in sciopero. A Piazza Mynttorget si sentono discorsi pieni di speranza ma anche di rabbia. Piove sempre più forte e ora Greta indossa un lungo impermeabile giallo: «Stiamo affrontando una crisi esistenziale, la più grande crisi che l’umanità abbia mai vissuto, ignorata per decenni da coloro che ne sono al corrente. Non lo accetteremo, non lasceremo che succeda, è per questo che protestiamo. Siamo in sciopero perché teniamo al nostro futuro e continueremo». Isabelle Axelsson e Edward Gabrielsson, entrambi di 18 anni, si sono uniti alla protesta lo scorso novembre e ora fanno parte del gruppo che ha organizzato la manifestazione. Isabelle descrive Greta come il catalizzatore del movimento che era sul punto di disgregarsi. Greta parla sempre degli Accordi di Parigi. «Stabiliscono le azioni per evitare di raggiungere 1.5 gradi in più di riscaldamento – spiega Edward –. Se raggiungiamo i due gradi, c’è l’alto rischio di creare quello che viene chiamato effetto fuga. Fa sempre più caldo, i ghiacci si sciolgono aumentando il rischio di inondazioni, siccità e catastrofi naturali. La natura non può evitarlo e nemmeno noi. Non possiamo fermarci».

 
 

 

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