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La Masseria della mafia è tornata libera

La Lombardia è la terza regione in Italia per quantità di beni immobili sottratti alla mafia. Delle 1050 ville, case indipendenti, box e cantine, frutto di attività criminali, solo il 30% è riutilizzato a scopi sociali. Tra il sequestro del bene, la confisca e l’assegnazione definitiva passano anni. Nel frattempo l’immobile viene in genere deturpato e, quando l’iter giudiziario si conclude, è così deteriorato che l’ente assegnatario deve investire parecchio denaro per ripristinarlo.

di Francesco Chiavarini

A Cisliano, sulla strada provinciale per Milano, la villa hollywoodiana con annessa pizzeria del boss Francesco Valle oggi ospita in tre distinti appartamenti due padri separati rimasti senza casa e lavoro, due giovani madri sole con i loro figli, una famiglia sfrattata da una casa popolare. Tutti cittadini in difficoltà residenti nel piccolo comune, tranne la famiglia che invece viene dal quartiere milanese del Corvetto. Grazie alla determinazione di un sindaco, Luca Durè, e di un prete combattivo, don Massimo Mapelli, ai militanti di Libera, al lavoro e alla generosità di tanti volontari e cittadini in un solo anno è stato possibile ristrutturare e restituire alla comunità il covo di una delle famiglie di ‘ndrangheta più potenti e radicate nel sud Milano, stando ai processi ormai giunti a sentenza definitiva. Un caso raro. Una piccola grande vittoria della società civile contro la malavita organizzata. La storia comincia da lontano. I Valle arrivano da Reggio Calabria negli anni ’70 in seguito a una sanguinosa faida familiare. Si insediano prima a Vigevano e poi si trasferiscono a Cisliano dove costruiscono una fortuna coi prestiti ad usura praticati agli imprenditori e commercianti locali. La villa-pizzeria, la Masseria di Cisliano, è il quartier generale da cui gestiscono i traffici illeciti, anche se all’apparenza sembra soltanto un ristorante dal gusto un po’ kitsch. Nel giardino disseminato di telecamere, sistemi di allarme e sensori per tenere lontani gli intrusi, la famiglia incontra gli affiliati, organizza i summit, stabilisce le strategie per infiltrare le amministrazioni locali. Nella taverna-bunker, sotto la grande sala da pranzo, regola i conti con chi non paga: botte, intimidazioni, violenze raccontate nelle intercettazioni agli atti.


Un bene da salvare

Nel luglio 2010, nel corso del maxi blitz “Infinito” – la più grande operazione antimafia del passato recente nel Nord Italia – il clan viene arrestato. Finiscono in manette il patriarca Francesco Valle, allora 72enne, i due figli Angela e Fortunato, di 46 e 47 anni, e un’altra dozzina di parenti e soci in affari. Il pubblico ministero Ilda Boccassini dispone anche il sequestro della villa insieme ad un centinaio di altri beni, tra appartamenti, ristoranti, bar, conti correnti intestati a società riconducibili alla famiglia. Per quattro anni alla Masseria non si vede più nessuno. Poi, improvvisamente, non appena viene disposta dal Tribunale la confisca in via definitiva, si notano movimenti sospetti. Viene danneggiato l’impianto elettrico, ma i cavi tagliati non vengono portati via. Le tegole del tetto vengono sollevate e le infiltrazioni d’acqua fanno crollare la soletta. La cancellata in ferro viene divelta e spariscono le statuette in gesso della Madonna di Polsi, cui la famiglia era particolarmente devota. Una devastazione sistematica che fa pensare a qualcosa di più che non semplici atti vandalici.


Presidio per la legalità

Presidio per la legalità L’allora referente regionale di Libera, Davide Salluzzo, presenta al Tribunale di Milano la richiesta di sorveglianza e presidio del bene confiscato. Interviene anche il sindaco che chiede all’Agenzia nazionale dei beni sequestrati di assegnare la Masseria al Comune per preservarla dalla spoliazione. Intanto una perizia fatta da Libera stima attorno a 500 mila euro i danni provocati dai presunti vandali. «Senon fossimo intervenuti subito, non avremmo più avuto le risorse sufficienti per il recupero del bene, anche se alla fine dell’iter giudiziario ne avessimo ottenuto la gestione», racconta il primo cittadino Durè. Il 21 aprile2015 il sindaco convoca in piazza un consiglio comunale aperto alla cittadinanza e mette ai voti la decisione di dare vita ad un presidio permanente di tutela. L’assemblea civica vota per il sì all’unanimità e il 13 maggio 2015 alle ore 10, inizia il picchetto organizzato da Comune, Libera, la cooperativa Ies della Caritas Ambrosiana, dall’associazione “Una casa anche per te”. A turno i cittadini per un mese passano giorno e notte alla Masseria. L’amministratore giudiziario nominato dal Tribunale – caso unico nel Nord Italia – decide di concedere in comodato d’uso provvisorio la villa al Comune prima della confisca definitiva. Inizia così una straordinaria mobilitazione della società civile. «Non siamo mai stati soli: tanta gente comune ci ha dato una mano – racconta Elena Simeti una delle attiviste del presidio –. C’è chi è venuto a rimbiancare gli appartamenti, chi a rifare l’impianto elettrico. Tutto gratis. Gli unici soldi che sono girati qui sono stati quelli delle donazioni che abbiamo usato per coprire i costi del materiale».


Progetti ambiziosi

Tre appartamenti su quattro in questo modo sono stati recuperati. La villa che nel frattempo è stata ribattezzata Libera Masseria è diventata anche un luogo di educazione alla legalità e all’antimafia. E questa estate ad esempio ospiterà i campi di volontariato estivo per i giovani della Diocesi. Ma i progetti per il futuro sono ancora più ambiziosi. «Finora abbiamo dato una risposta ai bisogni sociali del territorio – spiega don Mapelli–-. Ma la Masseria deve anche tornare a dare lavoro. Solo così avremo finito la nostra opera e nessuno potrà pensare che dopotutto era meglio quando c’erano i Valle».