Scarp Giugno
In strada sempre più donne

Da qualche anno l’egemonia del sesso forte anche tra i sommersi mostra segni evidenti di cedimento. Agli angoli delle strade, tra le casupole di cartone allestite per la notte, a rovistare nei cestini, nei dormitori e alle mense trovi sempre più spesso donne. Una situazione che si sta aggravando di anno in anno. Colpa della crisi economica ma anche e soprattutto della fine del rapporto con coniuge o familiari. Molte di loro vivono una situazione molto più difficile dei colleghi maschi e cercano soluzioni alternative ai dormitori. Scarp ha raccolto le storie di alcune di loro che, seppur faticosamente, stanno cercando di risalire la china.

di Francesco Chiavarini

Gli ultimi della fila hanno costituito a lungo un universo quasi esclusivamente maschile. La barba lunga e incolta era il loro tratto caratteristico, un segno di appartenenza, tanto radicato da ispirare il nomignolo affettuoso più che spregiativo con il quale ancora li si identifica. Non è più così. Il mondo dei senza tetto non è più un club di soli uomini. Da qualche anno l’egemonia del sesso forte anche tra i sommersi, mostra segni evidenti di cedimento e non per effetto di un’ormai raggiunta parità tra i sessi. Agli angoli delle strade con il cappello in mano (che quasi sempre è in realtà un bicchiere di plastica), tra le casupole di cartone allestite per la notte, a rovistare nei cestini, nei dormitori e alle mense trovi sempre più spesso donne. Secondo la Federazione degli organismi che si occupano di senza dimora in Italia (fio.PSD) la situazione si sta aggravando di anno in anno. Un terzo dei soci della Federazione, rispondendo ai questionari diffusi nel corso di un’azione di monitoraggio in aprile, ha dichiarato di aver riscontrato un netto aumento della componente femminile tra gli utenti dei loro servizi. Il che fa supporre che occorrerà ritoccare al rialzo il conteggio effettuato dall’Istat che nell’ultimo rilevamento sulla popolazione dei senza tetto italiana risalente al 2014, fissava al 14,3% la quota rosa. Fio.PSD traccia anche un primo identikit: si tratta di donne con un’età media di circa 45 anni, che vivono la condizione di senza dimora mediamente da poco meno di 3 anni, più della metà (54%) è di nazionalità straniera. Più di un quarto (il 28%) ha un lavoro in media per 15 giorni al mese, da cui è possibile ricavare un guadagno di 330 euro.


Molte rotture familiari

Gli esperti della Federazione, cercando anche di risalire alle cause, in una nota pubblicata sul sito sottolineano che «gli eventi scatenanti legati alla condizione di senza dimora per le donne sono nella maggior parte dei casi riconducibili a rotture familiari, separazione dal partner e/o dai figli (70%), per quasi la metà alla perdita del lavoro stabile (49,7%), infine, per il 27,6% la condizione di senza dimora dipende dalla presenza di malattie croniche, forme di disabilità e/o di dipendenza da sostante e alcool». Secondo questa analisi, dunque, nei due terzi dei casi dietro un donna senza tetto, c’è la fine di un rapporto con un proprio familiare. Se questa interpretazione è corretta, bisognerebbe concludere che la maggiore presenza delle donne tra i clochard è una delle tante facce della crisi del modello tradizionale di famiglia. Occorrerebbe allora metterlo in relazione con il crescente numero di divorzi e separazioni, che sono state nel 2017 rispettivamente 52.335 e 89.303, più del 70% rispetto a 20 anni fa, con picchi maggiori nelle regioni meridionali (Campania e Sardegna) dove invece la tenuta delle unioni è sempre stata maggiore.


In crescita in tutta Europa

Qualunque sia la ragione, il fenomeno delle donne senza tetto non è solo italiano. Tutt’altro. In altri Paesi europei pare anche più grave. Secondo Feantsa (la Federazione europea degli organismi per senza dimora) in Francia tra gennaio 2016 e gennaio 2017 c’è stato un aumento del 22% delle donne che chiedono alloggi di emergenza; in Irlanda, nello stesso periodo, l’incremento è stato del 28%. Secondo la Federazione europea, il fenomeno delle donne senza fissa dimora è legato a esperienze di traumi infantili, violenza e violenza sessuale. La maggior parte degli studi sul tema, infatti, – osservano gli esperti di Feantsa – mette in luce la natura complessa del fenomeno tra le donne e la sovrapposizione con altri tipi di problemi, ad esempio quelli di salute mentale, di violenza domestica, oppure l’uso di droghe e altri traumi. L’esperienza degli operatori dei servizi per senza tetto fino ad ora ha sempre fatto giustizia del luogo comune che identificava le donne come il sesso debole. Un’analisi pià attenta dei dati, in realtà, non smentisce affatto questa visione. Le donne continuano a dimostrarsi più forti degli uomini nei confronti delle avversità. Dotate infatti in generale di una maggiore capacità di reazione alle avversità rispetto agli uomini, le donne che finiscono a mendicare inì strada sono anche i soggetti più difficili da recuperare. La loro maggiore resilienza, che fa giustizia del luogo comune che tradizionalmente le identificava con il sesso debole, fa anche sì che quando cadono, il precipizio in cui finiscono sia ancora più profondo e più difficile sia la risalita. Proprio su questo fronte, gli operatori lamentano da parte dei servizi sociali risposte ancora inadeguate. Secondo fio.PSD, le principali soluzioni passano dall’apertura di case famiglia dedicate a mamme con bambini, al potenziamento dei centri antiviolenza e all’individuazione di aree dedicate esclusivamente a donne nelle strutture di accoglienza per senza tetto che già esistono. Particolarmente caldeggiati, inoltre, sono i progetti di housing first, che hanno da tempo ribaltato l’approccio tradizionale, offrendo ai senza tetto prima un alloggio e solo successivamente l’assistenza. Proprio l’esempio degli altri Paesi europei dove questo metodo è stato sperimentato da più tempo dimostra che questa è la strada maestra. Fornire un luogo sicuro dove stare per poi intervenire sulla salute fisica e mentale della persona, sull’abuso di sostanze, l’istruzione e l’occupazione, funziona per circa l’80% delle persone senza dimora con esigenze complesse, quindi è particolarmente indicato per le donne, sostiene Feantsa.


Conoscere. Per risolvere

Nel caso delle donne senza dimora risultano poi efficaci gli Psychologically Informed Environments (PIEs) incentrati sui problemi emotivi e psicologici. Nel Regno Unito e in Irlanda, dove questa metodologia è stata adottata dai servizi pubblici, gli effetti sono stati positivi: il trattamento dei conflitti interiori ha facilitato l’intervento e agevolato la risoluzione dei casi. Ma la strada è ancora lunga. «Se vogliamo prevenire e non solo intervenire sul problema, abbiamo bisogno di una migliore comprensione del fenomeno – riconosce Freek Spinnewijn, direttore di Feantsa –. È indispensabi- le rompere questo cerchio di violenza, traumi, problemi di salute mentale che tante donne devono affrontare e che le porta a perdere la casa, relazioni, dignità».

 
 

 

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