Scarp Giugno
Ci vuole orecchio: Enzo Jannacci e i bambini

Una maestra, 27 bambini “monelli” e una passione smodata per Enzo Jannacci. Da qui e dall’ascolto delle canzoni del grande cantautore ne è nato un bellissimo lavoro. Sui testi, sulla musica e, soprattutto, su se stessi. Per crescere in armonia.

di Daniela Palumbo

E allora succede che una terza elementare si appassioni a Enzo Jannacci. Che ami alla follia No tu no! E che 27 bambini della scuola Primaria di Solbiate, guidati dal capitano Claudia Leoni, cantino da mattina a sera, a scuola, a casa, allo sport, con gli amici… Vengo anch’io? No tu no! E perché? Perché NO! Sarà che a quell’età è ancora più bello gridare grandi no e poterli cantare a squarciagola, sarà che la maestra & capitano Claudia è così trascinante nelsuo amore peril poeta Enzo, sarà che i video e le parole di Jannacci sono per tutte le generazioni. Ma i 27 monelli, come ama chiamarli Claudia, si sono innamorati di Enzo e gli hanno dedicato disegni e parole, di cui il medico e cantore, ne siamo certi, sarebbe fiero. «Io sono cresciuta conle canzoni di Enzo Jannacci – racconta la maestra –. Mio padre era un appassionato di musica italiana, musica d’autore, non solo canzonette. Veniva sempre con dischi nuovi, Sergio Endrigo, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci. E io ascoltavo, mi divertivo a sentire quelle buffe di Jannacci, le tristi di Endrigo, e poi le cantavo naturalmente. E crescevo con la musica di Enzo che era il mio preferito». Claudia, insieme alla maestra Eleonora Pizzolorusso, che adesso non è più a Solbiate, ogni anno propongono un progetto nuovo ai bambini.


L’importanza dell’ascolto

«L’anno scorso, in terza, il tormentone su cui abbiamo lavorato tutti insieme è stato l’ascolto – spiega Claudia –, naturalmente in senso lato, come ascolto dell’altro e ascolto di se stessi. Il titolo è stato: Ci vuole orecchio… tanto, anzi parecchio. Ma per parlare di astratto ai bambini bisogna partire dal concreto e allora ho pensato alle canzoni di Jannacci. Subito gli è piaciuto il ritornello: Vengo anch’io no tu no, è diventato un cult! Amatissimo. Da lì abbiamo cominciato a conoscere Enzo da vicino. La sua vita e le sue canzoni. Da questa esigenza è nato un canovaccio che ho scritto per i bambini dove parlo del nostro amico Enzo come di una persona che aveva un grande dono: saper ascoltare e osservare la realtà attorno a lui. Proprioper ricollegare Jannacci al tema del progetto, l’ascolto appunto». È nato dal “canovaccio” introduttivo il filo del tram. Eccolo: Milano è la città dei tram. È così grande Milano che per poter andare da est ad ovest devi aspettare il tram e lasciartiportare. Enzo è nato a Milano nel 1935. Allora i tram avevano un filo che li collegava alla rete e che dava loro l’energia per percorrere le strade. Enzo il tram lo prendeva insieme a quelli che aspettavano alla fermata. Studiava musica, il suo grande sogno, e intanto frequentava l’Università… Così i 27 monelli hanno cominciato a immaginarlo quel filo e quel bambino mingherlino che voleva suonare escriverele canzoni e anche diventare dottore. Se lo immaginavano in piedi dentro il tram che correva per la città, grazie al filo che era attaccato alla corrente, Enzo che guardava le persone, si incuriosiva della gente e ascoltava tutti con attenzione.Eh sì,sapeva ascoltare per davvero quell’Enzo lì. Da filo nasce filo. Poi sono arrivati i disegni dei bambini e le loro riflessioni. «Non abbiamo corretto nulla né dato indicazioni – dice Claudia – tutto è come loro lo hanno immaginato. Ognuno con la sua sensibilità e con la sua attenzione all’ascolto.Poi siamo andati a incontrare delle persone sorde, e lì i bambini sisono resicontodicosa vuol dire essereprivati dell’ascol- to, ma anche che si può ascoltare con il cuore e con gli occhi». Claudia Leoni è anche un’accanita lettrice di Scarp de’ tenis e presto i bambini saranno ospitati dalla nostra redazione, insieme ai nostri venditori che accoglierannole 27 piccole pesti per parlare ancora di ascolto. L’ascolto dell’altro, di chiè più fragile. Un filo che non si spezza.
Vi aspettiamo.