Scarp Febbraio
Uno, nessuno, cinquantamila

Sono cinquantamila le persone senza dimora che vivono in Italia secondo la ricerca realizzata da Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Fio.Psd, Istat e Caritas Italiana. Per loro, per la prima volta, sono stati fissati dei livelli minimi di assistenza da erogare. Questo il senso delle “Linee di indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione adulta in Italia”, documento che stabilisce criteri e progettualità per lo stanziamento delle risorse nel settore della homelessness. Uno su tutti l’housing first, casa subito a chi vive in strada.

di Generoso Simeone

«Un documento storico per una serie di motivi. Per la prima volta non è stato il Ministero a scriverlo, ma si è arrivati alla sua stesura grazie a un processo condiviso e articolato che ha coinvolto tutti gli attori protagonisti. Per la prima volta vengono fissati dei livelli minimi di assistenza da erogare a persone in stato di grave emarginazione. Per la prima volta si spinge a puntare su modelli innovativi». È soddisfatta Cristina Avonto, presidente Fio.Psd (Federazione italiana organizzazioni persone senza dimora) nel commentare le “Linee di indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione adulta in Italia”, il documento presentato da Fio.Psd, Ministero del lavoro e delle Politiche sociali e dalle 12 Città metropolitane che stabilisce criteri e progettualità per lo stanziamento delle risorse nel settore della homelessness. «Il lavoro è durato due anni – argomenta Avonto – e ci ha visti impegnati a incontrare tante realtà su tutto il territorio nazionale, a raccogliere le loro buone pratiche, a farne sintesi e a inserirle nel documento finale, che è stato sottoscritto anche dalla Conferenza stato-regioni. La conseguenza più importante è che, d’ora in poi, ogni ente pubblico che emanerà bandi o erogherà finanziamenti lo farà sulla base di queste Linee guida». A livello di contenuto l’aspetto più importante del documento è l’invito a sperimentare modelli innovativi. Su tutti, quello dell’housing first, che prevede l’accesso immediato dei senza dimora ad appartamenti indipendenti. «Se con questo sistema, a New York, sono riusciti a ridurre drasticamente il numero delle persone che dormono per strada, credo sia possibile applicarlo anche in Italia – dice Cristina Avonto –. Non dico di chiudere subito tutti i dormitori perché sarebbe da irresponsabili. I servizi tradizionali devono rimanere anche perché sono la risposta ai grandi numeri. Però dobbiamo far crescere modelli innovativi per concretizzare dei reali percorsi di uscita dalla povertà».

Via alla sperimentazione

La Fio.Psd, da febbraio 2014, ha avviato una sperimentazione del modello housing first. In 26 comuni di dieci regioni, per un totale di 90 appartamenti gestiti da 51 soggetti del privato sociale, 160 persone sono state tolte dalla strada e inserite in una casa. «I risultati ci sono e per questo si può e si deve seguire questa via – insiste Avonto –. Tenere le persone in dormitori e mense tampona un’emergenza, ma non permette di uscire dalla condizione di bisogno». La presidente Fio.psd evidenzia poi altri aspetti positivi delle Linee di indirizzo: «Finalmente viene data una linea uniforme sul tema della residenza e si spinge verso una reale integrazione tra sociale e sanitario dato che spesso c’è una preponderanza dell’uno a discapito dell’altro. Altro elemento da sottolineare è il riconoscimento della storia dei servizi sociali e di quanto di buono è stato fatto finora. Inoltre, viene dato risalto al lavoro delle unità di strada, cosa finora mai fatta». Nel 2016 la Fio.Psd sarà impegnata a diffondere le Linee guida. «Aiuteremo i nostri soci – dice Avonto – a leggerle e a interpretarle. Spiegheremo anche come progettare politiche innovative». Spazio anche per una critica. «Avremmo voluto – conclude Avonto – qualcosa di più sulle pratiche innovative. E manca del tutto la questione del reddito universalistico. Strumenti di social card non bastano, ma almeno abbiamo ottenuto che vengano erogati su tutto il territorio».