Scarp Febbraio
Un laboratorio per imparare a cambiare vita

Quando mi è stato proposto di occuparmi di persone senza dimora – racconta Paolo Frantone, responsabile dell’attività formativa – ho provato un attimo di perplessità, più che altro sul modo in cui avrei dovuto rapportarmi con loro, ma devo dire che l’intesa è stata ottima fin dal primo momento.

di Vito Sciacca

Attivo dallo scorso 2 dicembre, “Spazio Laboratorio” è un progetto di Caritas Torino che va ad affiancarsi al centro diurno “la Sosta” e ne costituisce una sorta di complemento. Si tratta di un laboratorio di falegnameria con annesso spazio espositivo situato a Torino in via S. Massimo 31/C. In esso vengono svolti corsi di lavorazione del legno e restauro, ma con modalità che lo differenziano da altre attività simili: il progetto, che attualmente coinvolge tre persone senza dimora e un professionista incaricato della formazione tecnica, ha la durata di 5 mesi nel corso dei quali i partecipanti percepiranno un compenso economico erogato per lavoro accessorio, ma prevede oltre alla parte didattica un ulteriore monte ore destinato allo sviluppo ed alla realizzazione di progetti personali degli utenti. In futuro è contemplata la possibilità di commercializzare i manufatti realizzati dai partecipanti, che fruiranno dei proventi delle vendite. Il vicedirettore della Caritas Diocesana, Carlo Nachtmann, che è stato uno degli ideatori del progetto e si è impegnato nella sua realizzazione, racconta le origini.

Uno spazio dedicato

«Dopo circa 6 mesi dall’apertura del centro diurno – spiega – era emerso da parte di alcuni frequentatori il desiderio di realizzare qualcosa con le proprie mani, per passare il tempo in maniera produttiva. Va detto che tra loro vi erano persone impoveritesi di recente che avevano un passato di lavoro e di conoscenze acquisite. In accordo con i volontari de “la Sosta” venne realizzato al suo interno un piccolo spazio destinato allo svolgimento di queste attività; purtroppo ben presto apparve chiaro che si trattava di una scelta inadeguata, carente sia dal punto di vista logistico che della sicurezza. Vista la situazione, in accordo con i volontari, è stato coinvolto anche l’assessore alle politiche sociali della città, che ha assicurato la disponibilità del suo ufficio». «Il passo successivo – prosegue il vicedirettore di Caritas Torino–, fu rivolgersi all’agenzia territoriale per la casa (Atc) che mise a disposizione i locali di via S. Massimo. In attesa della ristrutturazione, durata circa un anno, abbiamo affinato il progetto, tenendo ben presente il fine ultimo, che non sta tanto nella produzione di beni materiali quanto nel creare uno spazio di disponibilità in cui le persone possano ritrovare la propria dignità ed esprimersi creando qualcosa». Nell’ambito del piano “freddo 2015” il progetto ha ricevuto una favorevole accoglienza da parte del Comune, che ha contribuito al suo finanziamento; è inoltre prevista una compartecipazione da parte di Caritas italiana per l’anno 2016.

Una fucina di idee

Per Paolo Frantone, che si occupa dell’attività formativa, quest’esperienza è stata una sorpresa: «In passato mi sono occupato di formare maestranze in un’azienda nautica, successivamente ho insegnato falegnameria presso la scuola professionale San Carlo. Quando mi è stato proposto di occuparmi di persone senza dimora ho provato un attimo di perplessità, più che altro sul modo in cui avrei dovuto rapportarmi con loro, ma devo dire che l’intesa è stata ottima fin dal primo momento». Dopo la realizzazione di alcuni arredi natalizi, per il futuro all’interno del laboratorio si pensa di realizzare piccoli arredi e giocattoli scientifici, ma è una situazione in costante mutamento, in cui qualunque idea può prendere forma.