Scarp Febbraio
Rinascere, grazie a una radio

Daniele Franchi è il “padre” di questa banda strampalata, di disc jockey per caso. Ci ha messo il sotterraneo, che ha ristrutturato e messo in sicurezza, ci sta lavorando da due anni coprendo tutte le spese: «Gratuitamente abbiamo ricevuto e gratuitamente dobbiamo ridare».

di Angela De Rubeis

“Mercoledì 14 gennaio, visita ReginaWebRadio, dj con disagi, senza casa, senza lavoro ore 11, Cattolica, Rimini, via don Minzoni, 31. Portare fotografo!”. Questo leggo sulla mia agenda alla consultazione mattutina. L’appuntamento è per le 11 ma ci tengo ad arrivare in tempo, per individuare un indirizzo che conosco solo su carta. Alle 10.48 sono davanti alla via e al civico indicati sulla mia agenda, ma comincio a guardarmi intorno. C’è qualcosa che non va. Sono davanti ad una palazzina curata, in una traversa calma e assonnata dall’inverno della Riviera. «Una radio? Dov’è la radio, qui. Fammi ricontrollare l’agenda». Stefano Rossini, il fotografo, mi guarda incerto e fa spallucce, come a dire: “Sei tu quella con l’agenda”

Una radio “invisibile”
Indirizzo giusto, ultimo campanello in basso leggo “ReginaWebRadio”. Giro tutt’intorno alla casa, scalini verso un sotterraneo, ed eccoci: tre stanze e un piccolo corridoio con tenda che copre un altro ambiente. Siamo arrivati nella sede di ReginaWebRadio. Ci ho tenuto a raccontare questo ingresso strampalato non per eccesso di zelo nel farvi sapere cosa succede nel mio lavoro ma per darvi la cifra del leit motiv di questa realtà: introvabile, sotterranea, e solo dopo bellissima. Ad accoglierci Daniele Franchi il “padre” di questa banda di disc jockey per caso. Lui ci ha messo il sotterraneo, che ha ristrutturato e messo in sicurezza “perché era un cantina”, racconta. Lui ci sta lavorando da due anni, lui ha coperto – e continua a coprire – le spese vive di luce, riscaldamento, Siae, Scf, 10 mila brani musicali, assicurazione per le malattie da lavoro e altro ancora. Lui ci sta mettendo, ogni giorno, 6 ore della sua vita. Guadagno zero, ascolti 15-20 persone al giorno, pubblicità zero, ritorno economico nullo. Dopo un quarto d’ora d’intervista, dopo aver raccolto queste poche informazioni, presa da una certo pragmatismo (del quale mi vergognerò a fine mattinata) faccio quella che secondo me era la domanda delle domande: “Perché?”. Daniele mi guarda incerto e sgrana gli occhi: «Perché, cosa?». “Perché fai questa radio? Che ci guadagni?”. E qui ricevo il primo calcio tra i denti della giornata: «Perché gratuitamente abbiamo ricevuto e gratuitamente dobbiamo ridare».
Messaggio ecumenico del donare che non sconvolge chi, come me, frequenta gli ambienti legati alla Caritas ed alle parrocchie ma che diventa strano se messo in bocca ad un privato che si paga tutto da solo, che non riceve un soldo da nessuno e che nemmeno tenta di farsi un poco di pubblicità. E nemmeno un comunicato stampa piccolo, piccolo. Niente. Adesso che ho capito con chi ho a che fare posso cominciare la mia intervista.

 

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