Scarp Febbraio
La città dei Comitati, partecipare si può

Nei quartieri, circa 80 realtà esprimono le istanze dei cittadini. I temi cambiano: meno ansia di sicurezza, più voglia di qualità

di Daniela Palumbo

Comitati di quartiere a Milano: si cambia. L’inversione di tendenza è cominciata da un paio di anni, i sintomi di questa stagione nuova per la cittadinanza attiva li aveva riccamente documentati il sociologo Aldo Bonomi in una ricerca, datata 2011, dal titolo: Le domande inascoltate di Milano, apparsa sul Sole 24 Ore. A distanza di un paio di anni o poco più (il 2014 è appena iniziato…) le tendenze di cui parlava il sociologo si sono affermate, diventando vie maestre per i comitati cittadini: circa un’ottantina di soggetti urbani. «Avevo condotto una ricerca simile negli anni Ottanta, cercando di interpretare questo fenomeno sociale – spiega il sociologo, che ha fondato e dirige l’istituto di ricerca Consorzio Aaster –. Confrontando le attese, la composizione sociale dei comitati, le priorità, le modalità di azione dei gruppi, oggi possiamo tirare le somme e attestare le differenze sostanziali determinatesi in un ventennio di attività dei comitati. Anzitutto è cambiata l’agenda delle priorità. Negli anni Ottanta i comitati erano diffusi quasi esclusivamente sulle vie commerciali: erano i commercianti a promuoverli, a volte insieme ai residenti. Il loro progetto era legato a tre elementi: legge, regole e sicurezza. Ad animarli era la piccola borghesia milanese».

Oggi tutto è cambiato
Nell’agenda delle priorità dei comitati, le istanze securitarie permangono, ma non sono più la spinta principale. «Oggi altri temi (qualità della vita, ambiente, degrado dei quartieri) sono in cima all’attivismo dei comitati – prosegue Bonomi –. La domanda di sicurezza e ordine non è scomparsa, ma si declina all’interno del concetto di qualità della vita. Inquinamento ambientale, fumi tossici, movida esasperata, discariche abusive, poca attenzione delle istituzioni per il quartiere: su questi temi si incentrano oggi le richieste di ascolto dei cittadini, esigenze che hanno al centro la questione del rispetto delle regole e dell’esercizio dei controlli, di fatto latitanti». Anche sotto il piano della forma-comitato ci sono novità interessanti. «C’è un mutamento della composizione sociale – spiega Bonomi –, che valorizza le nuove professioni: i comitati spesso sono composti da soggetti appartenenti ai ceti medi terziari. Il centro si svuota, restano gli uffici, le persone vanno a popolare i quartieri di media periferia. Lì ritroviamo professionisti, avvocati, medici, giornalisti, ingegneri, le nuove figure del web, i giovani laureati. Spesso sono loro ad animare i comitati. Ma io non le chiamo neppure più periferie, sono ormai qualcosa di diverso. Prendiamo Quarto Oggiaro: è lo snodo fondamentale per l’accesso all’Expo. In relazione alle nuove funzioni che acquisisce, cambia la geografia urbana delle metropoli».

Voglie di vita tranquilla
Qualità della vita, traffico e ambiente, rispetto delle regole, degrado dei quartieri: le priorità sono diventate altre rispetto a qualche anno fa, quando le battaglie dei comitati erano tutte legate “all’invasione” degli stranieri, alla lotta contro l’abusivismo, alla richiesta di presidiare il territorio da parte delle forze dell’ordine. «La stagione dei rancorosi, come li chiamo io, sta tramontando. Oggi c’è la voglia di costruire momenti collettivi, di essere comunità, non ci si mobilita più contro l’immigrazione. C’è un clima diverso in questi raduni. C’è la voglia di essere comunità di cura, di essere operosi, di prendersi la responsabilità del territorio. È chiaro che tutta questa proliferazione e il nuovo attivismo sono indicatori sociopolitici importanti. Perché svelano la crisi profonda della dimensione di rappresentanza della politica. Il suo fallimento. La nuova giunta comunale tenta di rincorrere i temi che i comitati dei cittadini mettono nero su bianco: c’è un andare incontro e un cambiamento nel linguaggio, ma nelle risposte spesso rimane la lontananza. Tutta la politica ha un problema di dimensione partitica. Così com’è, fa fatica a essere un volano per i comitati». Magari i cittadini che operano nei comitati saranno i nuovi politici del futuro. Qualcuno lo spera. Ma Bonomi è scettico: «Sarei molto cauto su questo fronte. Di fatto ora ne svelano la crisi. È vero che alcuni temi dei comitati stanno dentro il Movimento 5 Stelle, o nel dibattito interno al Pd, ma in realtà vale per i comitati quello che si dice per la rete: quest’ultimo è un potente mezzo, ma da sola non basta a costruire rappresentanza politica, perché non sostituisce il territorio, la comunità, il viso a viso».