Scarp Febbraio
Gli studenti a scuola di accoglienza

La mostra è stata pensata come uno strumento culturale ed educativo, per le scuole e le comunità per cercare di fornire gli elementi necessari per comprendere il grande e sempre più attuale tema dell’immigrazione.

di di Stefania Marino

«Una faccina triste con una lacrima che scende, come un’emoticon che appare sullo smartphone, disegnata su di un foglio bianco e lasciata cadere in una scatola. È così che forse uno studente o forse un giovane migrante ha racchiuso il suo stato d’animo dopo aver visitato la mostra itinerante “Migranti, la sfida dell’incontro” ospitata nei locali Depositi e Derrate nella Corte Esterna della Certosa di San Lorenzo a Padula. Chissà cosa lo ha rattristato. La mostra, curata dal giornalista e scrittore Giorgio Paolucci, è stata realizzata in occasionedella XXXVII edizione del Meeting di Rimini con il patrocinio della Fondazione Migrantes. In Campania, ha fatto quattro tappe. Prima presso la Caritas di Avellino, poi a Padula nel Vallo di Diano e poi a Salerno per poi approdare a Senise in Basilicata. Un percorso espositivo di 27 pannelli legati tra loro dal fil rouge dell’immigrazione, con approfondimenti storici che narra di un’umanità in cammino a partire dai grecie poi dai romani fino ad arrivare agli inizi del secolo scorso quando “ i migrantieravamo noi” in riferimento agli italiani che partivano per le Americhe. E poi ancora lo sguardo sulle parole e igesti di Papa Francesco, le sue visite a Lampedusa e a Lesbo, l’esperienza dei corridoi umanitari e lo sguardo sui flussi migratori nel mondo, le rotte verso l’Europa, le politiche di accoglienza, i numeri sulle richieste di asilo. A Padula, la mostra, è stata promossa dalla Caritas diocesana di Teggiano-Policastro e dalle cooperative sociali L’Opera di un Altro, Tertium Millennium e Il Sentiero, realtà del privato sociale, fortemente impegnate dal 2011 nell’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati.


Un momento di incontro

Un evento che per la sua valenza sociale ha avuto anche il patrocinio morale della Città di Padula. L’inaugurazione, il 7 dicembre scorso, alla presenza di monsignor Antonio De Luca, Vescovo di Teggiano-Policastro, del direttore della Caritas diocesana Don Martino De Pasquale, dell’assessore alla cultura Filomena Chiappardo, è stata l’occasione per favorire appunto “ l’ incontro” tra alcuni minori stranieri non accompagnati e gli studenti dell’Istituto omnicomprensivo di Padula accompagnati dalla dirigente Liliana Ferzola. Insieme, passo dopo passo, si sono soffermati davanti alle immagini forti e reali degli uomini e delle donne tratti in salvo nel Mediterraneo, hanno ascoltato le testimonianze di quei rifugiati che in Italia hanno trovato la salvezza.


Uno strumento culturale

«La mostra – ha detto in quest’occasione don Vincenzo Federico – vuole essere uno strumento culturale, educativo, per le scuole e le comunità per fornire tutti gli elementi necessari per comprendere il grande e complesso e sempre più attuale tema dell’immigrazione». Quell’immigrazione vera e presente su questo lembo del territorio salernitano, nei centri di accoglienza straordinari, nelle comunità alloggio per minori, nelle strutture Sprar. E anche loro, i migranti, hanno varcato con gli operatori la soglia della Certosa di San Lorenzo. Per loro, fermi sulle immagini dei corpi tirati su dall’acqua, la mostra ha rappresentato una sorta di specchio in cui rivedere la propria storia e quella del proprio Paese. In sette giorni la mostra è stata visitata da oltre 500 persone, tra cui anche i volontari del servizio civile. La sera del 14, in chiusura, è stata la volta delle istituzioni. Presente il Prefetto di Salerno Salvatore Malfi e i sindaci di Padula, Montesano sulla Marcellana, Atena Lucana, Polla, Sassano, Sanza, Sicignano degli Alburni, Roscigno, qui dove l’accoglienza dei migranti è realtà e pratica quotidiana. Dopo Padula, la mostra ha fatto tappa all’Istituto tecnico nautico Giovanni XXIII di Salerno. «È stata un’esperienza ricca di valori umani – ha detto la dirigente Daniela Novi – nella quale gli alunni del nostro istituto si sono immersi con curiosità ed entusiasmo scoprendo e toccando con mano ciò di cui avevano percezione solo attraverso il filtro mediatico».