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Droghe: i ragazzi vanno ascoltati.

Tra gennaio 2019 e gennaio 2020 si sono verificati 235 decessi per droghe nel nostro Paese. Ciò che caratterizza oggi il mondo delle droghe in Italia ed Europa è il policonsumo: vecchie e nuove droghe usate in modo funzionale tra loro, con l’alcol come sostanza di base.

di Enrico Panero

Nell’ultimo anno sono stati lanciati allarmi sull’emergenza sociale del consumo di droghe, sul ritorno dell’eroina tra i giovani, la diffusione di nuove droghe tramite web e le loro conseguenze psichiatriche. Un quadro preoccupante, su cui non c’è però unanimità tra gli addetti ai lavori. Quali sono dunque i termini reali della questione? Secondo il sito GeOverdose.it, che monitora la mortalità acuta per droghe in Italia, tra gennaio 2019 e gennaio 2020 si sono verificati 235 decessi per droghe, l’età media è stata di 39,7 anni, 11 sono stati i decessi di ragazzi con meno di 20 anni di cui 5 minorenni; le vittime delle droghe erano maschi nell’80% dei casi e di nazionalità italiana nel 78%; il 63% delle morti è stato causato da eroina, il 18% da sostanza non determinata, il 5,5% da cocaina e le restanti da una serie di altre sostanze. Venezia e Firenze (25), Milano (21), Napoli (18), Roma e Verona (13) e Bologna (12) le aree maggiormente colpite. Osservando la serie storica delle morti per overdose in Italia negli ultimi decenni, si vedono mediamente oltre 1.000 morti l’anno negli anni Novanta (con un picco di quasi 1.600 nel 1996), poi diminuite gradualmente nel ventennio successivo con minime variazioni in controtendenza e da qualche anno attestatesi sotto le 300 all’anno, secondo le statistiche dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Emcdda).


Non c’è l’emergenza eroina

«Rispetto agli anni in cui c’era davvero l’eroina, oggi non si vede nulla di simile e se anche ci fosse stato un lieve incremento si parla di valori assoluti che non rappresentano un’emergenza. Si dice che è aumentato il numero di chi consuma eroina per più di una volta a settimana, ma l’eroina è un problema quando si consuma anche otto volte al giorno. Mi pare quasi che nei nostri ambienti ci sia la voglia di evocarla perché è l’unica cosa che sappiamo trattare», dice Lorenzo Camoletto, presidente del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca) Piemonte, motivando il suo pensiero. Dal drug checking, l’analisi delle sostanze, si osserva, attualmente, un’eroina particolarmente pura al dettaglio, anche al 50%, mentre negli anni dell’emergenza la sostanza era al 5-6%; i prezzi, poi, sono particolarmente bassi, fino a 2 euro a dose: «Se vale la regola dei mercati su domanda e offerta, qualità alta e prezzo basso indicano una domanda non certo elevata». A ulteriore conferma, spiega l’operatore del Gruppo Abele e rappresentante del Cnca, all’interno dei pochi drop in ancora attivi in Italia, cioè le strutture a bassa soglia per accogliere i consumatori problematici e ridurre i danni delle dipendenze, oggi si incontrano molti immigrati compromessi con l’alcol e poi quarantenni, cinquantenni e sessantenni, addirittura qualche settantenne, raramente dei ragazzini. Ma allora gli allarmi sul ritorno dell’eroina e la sua diffusione tra i giovanissimi da cosa dipendono? «Potrebbe essere un richiamo a non abbassare la guardia. Ma credo che i casi di morti per overdose a Milano negli ultimi mesi e prima in Toscana ed Emilia e anche a Torino dipendano soprattutto da cambiamenti del mercato, che avvengono periodicamente: cambiano i venditori al dettaglio e la qualità della sostanza, si tratta cioè di motivi più economici e tecnici che non sociali».


“Normali” policonsumatori

Ciò che caratterizza invece oggi il mondo delle droghe in Italia ed Europa è il policonsumo: vecchie e nuove droghe usate in modo funzionale tra loro, con l’alcol come sostanza di base. Il web, soprattutto la sua parte dark, è una nuova fonte di rifornimento ma minoritaria, secondo molti osservatori la rete è utilizzata più per conoscere le sostanze e i loro effetti e per condividere le informazioni tra i più giovani. L’équipe multidisciplinare del progetto pubblico-privato sociale piemontese Neutravel, unità mobile attiva nei luoghi del divertimento giovanile quali feste, rave e manifestazioni per fornire assistenza e informazioni in ottica di riduzione dei rischi derivanti dall’utilizzo di droghe, segnala un’età media di consumo problematico stabile da un decennio intorno ai 22-23 anni, da cui si deducono curve di consumo chiuse e la temporaneità dei consumi problematici. In generale, essere consumatori non differenzia troppo questi ragazzi dai coetanei rispetto a indicatori quali scuola, lavoro, famiglia, amici. Dunque, l’onda di marginalità provocata dalle sostanze negli anni Novanta oggi non si vede affatto. «Questo non vuol dire che non si debba essere attenti e che non ci siano dei rischi, soprattutto legati a nuove sostanze non testate e di cui è difficile prevedere gli effetti nel medio-lungo periodo, ma si tratta di una netta soluzione di continuità rispetto al passato» – osserva Camoletto.


Partire dalle persone

A Torino è attivo dal 2003 il servizio OndA1 (Operatori nuove droghe dell’Asl1), dedicato a giovani dai 14 ai 30 anni che fanno uso di sostanze psicoattive tranne che di eroina, di cui si occupano invece i SerD. Ogni anno OndA1 prende in carico mediamente 250 ragazzi, di cui circa 140 nuovi ingressi. «Negli anni l’età media si è abbassata da 24 a 19 anni e tendenzialmente abbiamo un 50% di minorenni: prevalentemente studenti senza situazioni psico-sociali gravi. Siamo cioè passati da ventenni consumatori soprattutto di cocaina e crack a ragazzi più giovani che fanno un poliabuso di sostanze – dice Andrea Bellini, operatore del servizio –. Non vediamo una situazione emergenziale rispetto al consumo, piuttosto una realtà in cui gli adulti sono sempre meno in grado di contenere e gestire adolescenti, il cui malessere di fondo porta a un consumo di sostanze di tipo farmacologico, per lenire stress e angosce. L’aumento del principio attivo di alcune sostanze può anche avere conseguenze a livello psichico, ma sono soprattutto la maggior fragilità psico-sociale e la fragile presenza genitoriale a creare sofferenze che portano all’uso di sostanze». Se è difficile distinguere tra causa ed effetto nel rapporto tra uso di sostanze e sofferenza psichica, è l’approccio generale ad essere inadeguato, sostiene Camoletto: «I ragazzi sono sempre meno e circondati da sempre più adulti, che li riempiono di pseudo protezioni salvo ascoltarli. Siamo ancora schiavi di un vecchio modo di pensare per cui l’allarme lo dà la sostanza, invece si dovrebbe partire dalle persone».

 
 

 

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